Mi sono resa conto che molti amici non sanno chi sono.
Alcune persone mi hanno frequentata per anni, altre per poco tempo, altre ancora solo in certi ambiti. Non sanno tutto di me, probabilmente non lo sapranno mai.
Parte da un quiz su Facebook, che ha visto i pochi partecipanti arrivare solo al 50% delle risposte giuste al mio riguardo. E non c'era niente di impegnativo. O forse è proprio perché non era impegnativo che hanno sbagliato?
Perché poi chi se ne frega di chi è il mio regista preferito. O l'attore, o il libro.
Nessuno può essere conosciuto in base a criteri come quelli. E nemmeno sapere quale sia il mio colore preferito, o il cibo, o la mia paura più grande. O altro.
La mia vita non è sempre legata ai fatti che l'hanno segnata. Cioè, lo è nel limite in cui i fatti hanno implicato una scelta piuttosto che un'altra, o simili. Ma non ho solo fatti, qui dentro.
Certe volte mi sento come se avessi vissuto più vite (e non è detto che non sia vero, in senso più ampio), anche la mia psico era d'accordo. Che ne ho viste talmente tante che non posso dire di avere avuto una vita vuota, ma nemmeno tranquilla. E ancora non lo è.
Non credo che possa esserlo.
Ne avrei bisogno.
C'è una parte di me che non si fida di nessuno, nemmeno delle persone più care e vicine. Di solito sono proprio quelle che riescono a ferirti di più, che lo vogliano o meno.
Una parte di me vorrebbe rinunciare a tutto. Dare via cose, abiti, dischi, fumetti, libri, tutto ciò che mi tiene legata a questo mondo. Una parte di me vorrebbe essere aria. O spirito.
Una parte di me ancora soffre di mancanza d'amore (proprio, altrui, generico, specifico), una non vuole legami. Una fatica a uscire di casa, una sarebbe a suo agio in mezzo a mille persone. Una vorrebbe comunicare, l'altra si rifiuta di prendere posizioni. Perché sostanzialmente non ne ha.
Mio marito dice che non ne prendo mai, solo perché forse non sto a ribadirle ogni momento o non discuto se qualcuno pensa diversamente da me.
Sono atea, ma sarebbe meglio panteista. Vedo il divino tutto intorno a me e non sento la spiritualità dove la sentono gli altri. Detesto i simboli (e le formule matematiche) perché non li capisco, non riesco a vederci dei significati dentro. Odio le formalità, preferisco la scortesia o la maleducazione a una frase di circostanza. Non me ne frega niente dei regali. Raramente chiedo qualcosa e se lo faccio lo faccio una volta sola. Amo le sensazioni e i sentimenti, tutti. Se non c'è feeling con qualcuno preferisco non perderci del tempo. Amo l'indipendenza e mi soffoca l'idea di perderla.
So che si sopravvive a tutto, per esperienza. Ho avuto paura per tanto tempo, ma ora non sono più quella di una volta.
Le vite girano. Difficile focalizzarne una e dire: io so chi è quella persona. Sfaccettature, sovrastrutture, menzogne che ci abituano a dire, altre che ci aiutano a vivere, bugie necessarie per sopravvivere a certi momenti.
Stranamente piaccio a più persone del previsto. Mi prendono come sono, con l'aspetto del giorno, con tutto quello che non sanno di me. Rispetto a ciò che ero un tempo. Con quello che non sono più e con quello che sarò domani ci faranno i conti a tempo debito.
Io, nel frattempo, convivo coi miei fantasmi e rido insieme a loro di ciò che non è stato. E di ciò che, invece, mi ha resa ciò che sono.
7.11.09
5.11.09
N.B:
Io non scrivo poesie.
Sembra, ma non è vero. Fateci attenzione e aspettatevi qualsiasi cosa da me...
Sembra, ma non è vero. Fateci attenzione e aspettatevi qualsiasi cosa da me...
Predisposizioni
Oggi, ascoltando la radio, ho sentito Valeria Parrella affermare che non esiste un momento in cui una persona decide di fare la scrittrice. Pare sia una cosa che succede automaticamente, che la scrittura sia in qualche modo presente nella vita di chi è predestinato fin dall'infanzia.
Raccontava che alle elementari si scriveva delle poesie lei, per Natale, perché non le piacevano quelle che le insegnavano a scuola. Più avanti ha cominciato a scrivere i temi per le compagne durante i compiti i classe. Poi ha descritto come si sente quando può chiudersi nel suo studio e mettersi a scrivere.
Era come se stesse parlando di me.
Ho imparato a scrivere a 4 anni. Alle elementari ho scritto una specie di sceneggiato con gli dei dell'Olimpo come personaggi, portandoli in un mondo più moderno e mettendoli davanti alla tv o facendo loro affrontare le cose che quotidianamente vivevo io. Alle medie ho scritto un tema in versi, poi ho sempre scritto almeno due temi in ogni compito in classe. Uno per me, scritto direttamente in bella copia e uno o due per le vicine. Ho iniziato il primo romanzo a tredici anni (ma non l'ho mai finito, però non si può dire), non passa un giorno senza che io abbia buttato giù almeno qualche riga da qualche parte. Scrivo su fazzoletti di carta, sui biglietti del tram, su fogli sparsi, sul cellulare, su quaderni comprati appositamente, su questo blog e su altri 3 più o meno regolarmente. Scrivo anche di notte, certe volte, anche al buio per non svegliare mio marito. Poi devo decifrare il tutto alla luce del giorno. Però mi sveglio apposta.
Quando non riesco a produrre mi sento male. Intasata, prigioniera.
Scrivo cose assurde, cose vere, cose impossibili. Uso le parole per mandare messaggi, per liberare la mia anima, per placare le paure e la rabbia, la fame e la sete. Per raccontare tutte le mie sfaccettature, senza fermarmi davanti a nulla. non c'è pudore, non c'è il tentativo di compiacere qualcuno. Scrivo e basta. Come adesso.
Che io sia una scrittrice?
Raccontava che alle elementari si scriveva delle poesie lei, per Natale, perché non le piacevano quelle che le insegnavano a scuola. Più avanti ha cominciato a scrivere i temi per le compagne durante i compiti i classe. Poi ha descritto come si sente quando può chiudersi nel suo studio e mettersi a scrivere.
Era come se stesse parlando di me.
Ho imparato a scrivere a 4 anni. Alle elementari ho scritto una specie di sceneggiato con gli dei dell'Olimpo come personaggi, portandoli in un mondo più moderno e mettendoli davanti alla tv o facendo loro affrontare le cose che quotidianamente vivevo io. Alle medie ho scritto un tema in versi, poi ho sempre scritto almeno due temi in ogni compito in classe. Uno per me, scritto direttamente in bella copia e uno o due per le vicine. Ho iniziato il primo romanzo a tredici anni (ma non l'ho mai finito, però non si può dire), non passa un giorno senza che io abbia buttato giù almeno qualche riga da qualche parte. Scrivo su fazzoletti di carta, sui biglietti del tram, su fogli sparsi, sul cellulare, su quaderni comprati appositamente, su questo blog e su altri 3 più o meno regolarmente. Scrivo anche di notte, certe volte, anche al buio per non svegliare mio marito. Poi devo decifrare il tutto alla luce del giorno. Però mi sveglio apposta.
Quando non riesco a produrre mi sento male. Intasata, prigioniera.
Scrivo cose assurde, cose vere, cose impossibili. Uso le parole per mandare messaggi, per liberare la mia anima, per placare le paure e la rabbia, la fame e la sete. Per raccontare tutte le mie sfaccettature, senza fermarmi davanti a nulla. non c'è pudore, non c'è il tentativo di compiacere qualcuno. Scrivo e basta. Come adesso.
Che io sia una scrittrice?
3.11.09
Archetipi del male
"...
Il terzo e ultimo archetipo è il più raro.
Eppure è il più spesso nominato e il più temuto.
Io so perché. Quello che io chiamo lo Psicopatico è colui che viene percepito come il più malvagio dei tre. Non c'è niente che ci spaventa più di quello che non capiamo. Cosa si nasconde dietro il comportamento dello Psicopatico, nessuno lo sa. Esistono delle teorie, ma nessuna risposta. Lo Psicopatico soffre di un'anomalia dello spirito. A volte può essere razionale, ma è impossibile dire quando e perché. Un giorno è pieno di empatia, il giorno dopo è emotivamente chiuso. E' imprevedibile.
Lo Psicopatico è la nonnina gentile che in segreto dà la caccia alle farfalle per ucciderle.
Lo Psicopatico è l'impiegato grigio e insignificante che la notte si rosicchia la zampa come un topo.
Lo Psicopatico é il serial killer di cui leggiamo sui giornali, é colui che ci insegue nei nostri incubi.
Neanche lo Psicopatico é malvagio.
Lo Psicopatico è malato. "
Teddy L'Orso
(Tim Davys - Amberville, pagina 93)
Il terzo e ultimo archetipo è il più raro.
Eppure è il più spesso nominato e il più temuto.
Io so perché. Quello che io chiamo lo Psicopatico è colui che viene percepito come il più malvagio dei tre. Non c'è niente che ci spaventa più di quello che non capiamo. Cosa si nasconde dietro il comportamento dello Psicopatico, nessuno lo sa. Esistono delle teorie, ma nessuna risposta. Lo Psicopatico soffre di un'anomalia dello spirito. A volte può essere razionale, ma è impossibile dire quando e perché. Un giorno è pieno di empatia, il giorno dopo è emotivamente chiuso. E' imprevedibile.
Lo Psicopatico è la nonnina gentile che in segreto dà la caccia alle farfalle per ucciderle.
Lo Psicopatico è l'impiegato grigio e insignificante che la notte si rosicchia la zampa come un topo.
Lo Psicopatico é il serial killer di cui leggiamo sui giornali, é colui che ci insegue nei nostri incubi.
Neanche lo Psicopatico é malvagio.
Lo Psicopatico è malato. "
Teddy L'Orso
(Tim Davys - Amberville, pagina 93)
2.11.09
Aracnofollia
Il mio rapporto con i ragni è cambiato.
Non che io ci tenessi, in qualche modo. Non che ne avessi paura, mi facevano solo venire strani pruriti, un po' come quando si parla di pidocchi. Mi facevano un po' schifo, insomma. Gli insetti di cui ho paura sono di solito quelli che pungono e finora dai ragni non ho mai avuto problemi. Ma se potevo li evitavo.
Devo dire che anche loro non è che morissero dalla voglia di incontrarmi. Sono grossa e umana, il che non fa di me l'amica del cuore del ragno.
Da qualche anno a questa parte, invece, me li ritrovo ovunque.
Alla fermata del tram, ad esempio, una sera mi sentivo sfiorare una guancia. Ho pensato che fosse un capello, invece era un ragno. Corpo piccolo e lunghissime zampe magre. L'ho fatto scendere, magari non prorpio gentilmente, ma l'ho lasciato vivo.
O in cucina, un'altra volta. Un minuscolo ragnetto mi correva incontro mentre tentavo di affettare cipolle per il soffritto. non c'era verso di mandarlo via.
O al lavoro. Se c'è un ragno viene nel mio angolo. Non in quello della collega. Lui viene da me. E io cerco di non spiaccicarlo, perché alla fine mi spiace. Anche in campagna, o nei locali all'aperto, io prendo il ragnetto in mano e lo poso da qualche parte dove non sia alla mercé di chiunque.
Poi continuo a grattarmi quando vedo qualcosa con più di 4 zampe, non è che il prurito sia sparito. L'abbondanza di arti mi turba, così come l'abbondanza di dita in una mano o in un piede (cosa particolarmente frequente in India), mentre l'assenza di arti non mi provoca alcuna reazione. Serpenti, vermi, lumache non mi fanno impressione.
Mi chiedo solo quale sia il motivo per cui ora i ragni mi vengano addosso con tanto piacere, mentre prima mi evitavano. Magari è perché ho cambiato profumo?
Non che io ci tenessi, in qualche modo. Non che ne avessi paura, mi facevano solo venire strani pruriti, un po' come quando si parla di pidocchi. Mi facevano un po' schifo, insomma. Gli insetti di cui ho paura sono di solito quelli che pungono e finora dai ragni non ho mai avuto problemi. Ma se potevo li evitavo.
Devo dire che anche loro non è che morissero dalla voglia di incontrarmi. Sono grossa e umana, il che non fa di me l'amica del cuore del ragno.
Da qualche anno a questa parte, invece, me li ritrovo ovunque.
Alla fermata del tram, ad esempio, una sera mi sentivo sfiorare una guancia. Ho pensato che fosse un capello, invece era un ragno. Corpo piccolo e lunghissime zampe magre. L'ho fatto scendere, magari non prorpio gentilmente, ma l'ho lasciato vivo.
O in cucina, un'altra volta. Un minuscolo ragnetto mi correva incontro mentre tentavo di affettare cipolle per il soffritto. non c'era verso di mandarlo via.
O al lavoro. Se c'è un ragno viene nel mio angolo. Non in quello della collega. Lui viene da me. E io cerco di non spiaccicarlo, perché alla fine mi spiace. Anche in campagna, o nei locali all'aperto, io prendo il ragnetto in mano e lo poso da qualche parte dove non sia alla mercé di chiunque.
Poi continuo a grattarmi quando vedo qualcosa con più di 4 zampe, non è che il prurito sia sparito. L'abbondanza di arti mi turba, così come l'abbondanza di dita in una mano o in un piede (cosa particolarmente frequente in India), mentre l'assenza di arti non mi provoca alcuna reazione. Serpenti, vermi, lumache non mi fanno impressione.
Mi chiedo solo quale sia il motivo per cui ora i ragni mi vengano addosso con tanto piacere, mentre prima mi evitavano. Magari è perché ho cambiato profumo?
28.10.09
Mai, ormai
In gioventù e durante la breve esperienza di ballerina non sono mai uscita con un calciatore.
Ne ho frequentati un certo numero fin da quando andavo alle medie, ero spesso alla sede del Torino e ho conosciuto un numero imprecisato di giocatori. Bravi e meno bravi. Tanto per me era tutto uguale. Mai importato del calcio.
Ricordo di aver conosciuto il portiere Terraneo che forse facevo ancora la quinta elementare. Un uomo coi baffoni e la voce sottile. Gentilissimo o dolce, non saprei. (Comunque all'epoca ero troppo piccola per approfittarne e gli uomini più grandi non mi son mai piaciuti granché)
Poi son cresciuta, qualche volta abbiamo pranzato in sede con alcuni di loro di cui non ricordo nulla. E ancora intorno ai 15 anni ho ballato con Junior a una festa, mentre mammà e company mi guardavano divertiti. Sempre a quell'età più o meno, facevo da candela alla mia amica che usciva con Osio. Ho conosciuto Comi, stavolta al bar. Ho scherzato per un anno con Morucci e Borroni, della primavera, con Sordo e Bolognesi qualche volta.
L'unico calciatore che mi sia mai piaciuto era un giovane soprannominato "l'inglese", che stava sempre per i fatti suoi e non è rimasto molto a Torino. Era il tipo un po' dark e un po' new wave che mi piaceva. In più era fidanzato e fedele. Cosa che mi ha precluso qualsiasi possibilità.
Andavo con le amiche a vedere gli allenamenti al Filadelfia quando Marchegiani parava nella primavera. Loro ne avevano un motivo, almeno una su tre aveva lì un fidanzato. Io no.
Diciamo che non mi sono mai piaciuti gli uomini sudati, motivo per cui anche le mie relazioni con i ballerini sono state scarse.
Poi ho semplicemente smesso di frequentare quel giro. Smesso di ballare, smesso di sorridere, di divertirmi, di vivere con passione. Questo capita quando ci si fidanza con uno psicopatico.
Non so se mi manca il fatto del calciatore. Non credo. Comunque oramai non posso che prendere atto che sono stata una mosca bianca una volta di più.
Ne ho frequentati un certo numero fin da quando andavo alle medie, ero spesso alla sede del Torino e ho conosciuto un numero imprecisato di giocatori. Bravi e meno bravi. Tanto per me era tutto uguale. Mai importato del calcio.
Ricordo di aver conosciuto il portiere Terraneo che forse facevo ancora la quinta elementare. Un uomo coi baffoni e la voce sottile. Gentilissimo o dolce, non saprei. (Comunque all'epoca ero troppo piccola per approfittarne e gli uomini più grandi non mi son mai piaciuti granché)
Poi son cresciuta, qualche volta abbiamo pranzato in sede con alcuni di loro di cui non ricordo nulla. E ancora intorno ai 15 anni ho ballato con Junior a una festa, mentre mammà e company mi guardavano divertiti. Sempre a quell'età più o meno, facevo da candela alla mia amica che usciva con Osio. Ho conosciuto Comi, stavolta al bar. Ho scherzato per un anno con Morucci e Borroni, della primavera, con Sordo e Bolognesi qualche volta.
L'unico calciatore che mi sia mai piaciuto era un giovane soprannominato "l'inglese", che stava sempre per i fatti suoi e non è rimasto molto a Torino. Era il tipo un po' dark e un po' new wave che mi piaceva. In più era fidanzato e fedele. Cosa che mi ha precluso qualsiasi possibilità.
Andavo con le amiche a vedere gli allenamenti al Filadelfia quando Marchegiani parava nella primavera. Loro ne avevano un motivo, almeno una su tre aveva lì un fidanzato. Io no.
Diciamo che non mi sono mai piaciuti gli uomini sudati, motivo per cui anche le mie relazioni con i ballerini sono state scarse.
Poi ho semplicemente smesso di frequentare quel giro. Smesso di ballare, smesso di sorridere, di divertirmi, di vivere con passione. Questo capita quando ci si fidanza con uno psicopatico.
Non so se mi manca il fatto del calciatore. Non credo. Comunque oramai non posso che prendere atto che sono stata una mosca bianca una volta di più.
24.10.09
Il tempo delle medie 3 - posizioni
Per qualche mese, sul mio banco e su quello della mia amica e vicina Flora ha campeggiato una di quelle targhe a sbarra che di solito si vedono negli uffici sulle scrivanie con su la qualifica del proprietario.
Sulla mia c'era scritto: "Avvocato delle cause perse", mentre Flora era l'avvocato delle cause vinte.
Si capisce anche da poche cose l'evoluzione di una persona. Per me bastava leggere la mia qualifica. Ho sempre amato i perdenti, gli sfigati, i sofferenti, quelli che fanno fatica a tirare avanti.
Quelli che hanno un po' di poesia nella loro vita.
Sono il tipo che si batte contro i mulini a vento. Piena di fantasia riesco a vedere un nemico vero anche dove non c'è. Mi merito il soprannome (che tra l'altro è autoaffibbiato) di Don Cosciotte e già che sono multipla sono anche Santa Panza.
Tutte le mie scelte sono sempre state fatte da questa prospettiva...
Sulla mia c'era scritto: "Avvocato delle cause perse", mentre Flora era l'avvocato delle cause vinte.
Si capisce anche da poche cose l'evoluzione di una persona. Per me bastava leggere la mia qualifica. Ho sempre amato i perdenti, gli sfigati, i sofferenti, quelli che fanno fatica a tirare avanti.
Quelli che hanno un po' di poesia nella loro vita.
Sono il tipo che si batte contro i mulini a vento. Piena di fantasia riesco a vedere un nemico vero anche dove non c'è. Mi merito il soprannome (che tra l'altro è autoaffibbiato) di Don Cosciotte e già che sono multipla sono anche Santa Panza.
Tutte le mie scelte sono sempre state fatte da questa prospettiva...
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