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1.1.24

Il romanzo che non doveva uscire

 Io avevo rinunciato, davvero.


L'ho messo su Wattpad affinché lo leggesse chi ci inciampava nella rete senza aspettative particolari e in effetti dalla scorsa primavera le visualizzazioni non sono state molte. Ho detto alle persone che lo aspettavano che lo avrebbero trovato lì ma in diversi casi ho riscontrato qualche difficoltà a interagire su una piattaforma da parte dei miei "fedelissimi" poco avvezzi al digitale.

Poi ho ceduto alla tentazione del Black Friday e ho usato le royalties mai richieste degli altri romanzi per pubblicare con uno sconto immenso sia in cartaceo che in digitale. Come d'abitudine ne ho ordinato qualche copia per le persone che solitamente vogliono dedica e autografo e attendo che esca l'ebook per iniziare a mettere almeno i link in giro come sempre.

Avevo rinunciato da tempo, consapevole che si tratta di un romanzo poco commerciale. Lo sapevo scrivendolo e lo hanno confermato le due diverse agenzie che l'hanno valutato. Ne ho già parlato più di una volta e non ho voglia di ripetere ancora. Il mondo dei libri non è semplice o lineare, non basta essere più bravi o più originali. Essendo un prodotto da vendere deve adattarsi al mercato e io al mercato non ho mai pensato più di tanto. A me piace raccontare storie, tutto qui. Mai pensato di farne una professione o di guadagnarci il pane. 

So che l'impressione è che io me la canti e me la suoni, ma ho fatto questa cosa solo perché qualcuno ci teneva a tenere in mano una copia "tangibile" del lavoro. Come ogni volta ne parlerò il minimo necessario e vedrò se continuare a scrivere o meno, finché mi divertirà e nel modo in cui mi divertirà. 

Ho una marea di progetti in sospeso, poca voglia di investire il mio tempo in un modo unico e soprattutto poco tempo. L'anno passato mi ha dato sempre più conferma che il tempo è in assoluto la cosa più preziosa che abbiamo e passarlo col magone o con tensione o ansia è un grande spreco. Ci sono mille cose  che dobbiamo affrontare quotidianamente, spesso controvoglia o per dovere. Il tempo che avanza è sacro.





Così, se avete qualche curiosità riguardo ad "Area 3-13" ora potete trovarlo anche in forma fisica e presto in versione digitale da scaricare sui vostri lettori. Come sempre se lo acquistate mi fa piacere una recensione o una condivisione. L'unica cosa che è fondamentale per un romanzo è essere letto, quindi visto. Siccome io ne posso parlare solo bene (pur conoscendo i suoi limiti) è l'unica cosa che potete fare se vi è piaciuto. Parlarne.

Questa "edizione" esce senza prefazioni, indici, sommari e soprattutto senza ringraziamenti, anche se avrei dovuto aggiungere alcune persone che mi hanno aiutata a capire che cos'era questo romanzo, visto che l'ho scritto tutto senza prendere un appunto e l'ho fatto mentre scrivevo altre storie. L'editing di Natascia Cortesi mi ha fatto comprendere che avevo scritto una storia che non aveva falle o stranezze, coi suoi colpi di scena, con le sue esagerazioni e con moltissime scene "cinematografiche" e decisamente oniriche. Le valutazioni di due professionisti del settore, le persone che hanno curiosato finora tra le righe di questa lunghissima storia, chi c'è stato pur non leggendola mai tutta. L'ho pubblicata com'era. Perché so che vuole essere letta e che dal mio punto di vista ne vale la pena, senza fronzoli.

E così, se vi desta un minimo di curiosità leggetela e parlatene se vi è piaciuta. Fatelo anche se non vi è piaciuta, che male non fa. 

10.5.23

Finalmente

 Da qualche giorno è completo su wattpad il mio romanzo "cruccio": Area 3-13.

Scriverlo è stato abbastanza facile, anche se nel frattempo ho scritto di tutto. 

L'idea di fondo, un'atmosfera intensa e tanta musica. Poi, ovviamente, tutto è cresciuto a dismisura e mi sono trovata con un malloppo che supera le trecento pagine e come sempre non ha un genere ben preciso. L'ho sempre visto come un "fumetto" d'azione un pochino pulp. Tra Blade e La Cosa, o Extreme Measures e Aliens - scontro finale. Un misto di cose che amo, come l'ambientazione indefinita e post apocalittica.

Oltre a non sapere dove andavo a parare, come sempre, a mano a mano che scrivevo mi rendevo conto di due cose:
1) era esattamente come volevo scriverlo,
2) era pieno di personaggi che volevano dire la loro e di sotto-storie che spuntavano da ogni dove e più andavo avanti peggio era,
3) era bello e lo è,
4) non sarebbe stato un romanzo appetibile.
Lo so, avevo detto due.

Appena terminato ho voluto chiedere un parere a una professionista, che ha letto e mi ha aiutata a correggere le pagine interminabili, trovando che comunque aveva un senso, una bella storia complessa e ben formulata, con qualche errore di forma. Così dopo l'editing ne ho stampate tre copie e le ho inviate a case editrici selezionate in precedenza. Ovviamente non ho mai avuto risposta, come immaginavo.
Dopo un primo momento di sconforto ho pensato di rivolgermi a un altro professionista del settore e alla sua agenzia per una scheda di lettura e sperando in una proposta di rappresentanza. Nella sua risposta lunga e articolata ho trovato le ragioni del suo rifiuto. Anche se il romanzo era ben scritto, con colpi di scena e un intreccio sensato, ma la sua agenzia cercava romanzi diversi. La mia storia sarebbe stata interessante se fosse stata ambientata in Italia.

Però non potevo farlo. Non era quello che avevo "visto" io.

Qualche anno dopo, dopo aver lasciato il manoscritto nella sua cartella, ho voluto provare a chiedere un terzo parere - un po' come dal medico - e anche questa volta sebbene fosse un romanzo ben fatto e "completo" ho incassato un rifiuto. Tutti motivi validi e comprensibili. Troppo lungo, troppi personaggi, troppa carne al fuoco e troppo sesso. Che è necessario alla storia ma non rientra nel genere di lavori che questa agenzia sceglie di rappresentare. Con un bellissimo scambio di mail, però, mi ha incoraggiata ad andare avanti e se non avessi trovato un editore avrei dovuto pubblicarla in self, perché meritava di uscire. Era inutile, secondo questa donna che stimo e seguo da anni, snaturare un lavoro così complesso, rivederlo a lungo per rientrare nei criteri richiesti per poi non avere ancora la certezza che a qualcuno potesse interessare.
I libri sono merce, sono soggetti a scelte di mercato, ai gusti dei lettori, alla coerenza con la propria linea editoriale e mille altre cose che non conosco ma che comprendo.

Ci ho pensato a lunghissimo, valutando il rischio di pubblicarlo come "Il gioco dei vampiri" per poi non venderne che qualche copia. Non ho la capacità di creare strategie di marketing e non ho tempo per fare i milioni di cose che servono, né la voglia di rompere le palle ad amici e conoscenti con post e pubblicità continue. Poi ho scelto Wattpad. 

Ho usato Wattpad per altri lavori - gli spin off e qualche racconto, più un romanzo sul nascere e qualche bozza - e mi piace il fatto di essere lì, scrivere le mie cose e lasciare che gli altri le scoprano. Con gli altri lavori - uno soprattutto - ha funzionato e il fatto di non dover obbligare qualcuno ad acquistare un romanzo così lungo e particolare mi è sembrato adeguato. 
Così vi ammorbo qui, come sempre.
In qualche modo cercherò di farvi entrare nel mio mondo, non ne sono certa ma sono sicura di ciò che ho scritto.
"Area 3-13" è una storia che vale la pena di leggere...

Lo trovate qui, nel suo splendore: AREA 3-13 

16.1.23

Lo zodiaco contro

 Anni fa leggendo una interpretazione del mio tema di nascita ho imparato che la mia Luna in Toro mi avrebbe dato un guizzo artistico - forse in ambito musicale ma non per forza - che difficilmente si sarebbe tramutato in qualcosa di concreto.

Sì, in effetti ho passato una decina di anni della mia vita a studiare danza e qualche altro a studiare canto e recitazione e nessuna di queste cose ha mai dato i frutti sperati anche se per lungo tempo ho cercato di imparare il più possibile e - almeno per la danza - ho lottato con tutte le mie forze per poi mollare all'improvviso, non senza un valido motivo. O più di uno.

La danza non è stata l'unica cosa. Col tempo ho apprezzato pittura, disegno e fotografia imparando a cavarmela osservando il lavoro degli altri e cercando di imitarlo per poi farlo mio. Anche qui i miei risultati non sono sempre stati memorabili ma l'arte richiede tempo e col passare degli anni questo viene meno. Lavoro, famiglia, incombenze di ogni tipo prendono il sopravvento e il resto non può che essere qualcosa a cui dedicare attimi soltanto.

Poi c'è stata la scrittura.

Ho sempre scritto, fin da quando ho preso coscienza del mio amore per le storie. Certo, ci è voluto del tempo per imparare a farlo in modo utile e sono abbastanza sicura di non farlo così male. Sono bravina, miglioro, sono sicura che migliorerò ancora. Ma anche qui non ho avuto i risultati sperati e anche se come me - e meglio di me - ci sono decine di migliaia di autori che condividono la mia stessa frustrazione, mi rendo conto che è stato bello impegnarsi in questi anni ma non ho più voglia di investire ogni energia nel tentativo di farmi pubblicare "bene". L'ultimo romanzo che ho pubblicato con editore è "Addio a Bodhgaya" e a oggi - che è stato ripubblicato in una specie di self publishing alla chiusura della casa editrice. Ma è stato sette anni fa.



"Il gioco dei vampiri" l'ho pubblicato da me, per divertimento. Come mi ero divertita a scriverlo, così ho deciso di fare un esperimento senza investirci più del dovuto, perché non era il "mio genere" e non mi interessava essere conosciuta per aver scritto un romanzo hard. Il self non è una passeggiata ma lascia una libertà maggiore. Anche le poesie di "L'universo è amore e sangue" e i racconti sparsi di "Presenze" sono self e francamente non ho mai nemmeno controllato i resoconti delle vendite perché sapevo che sarebbero state quasi zero.




Il progetto serio, quello su cui avrei investito, però, non ha chances. Presentato a due agenzie non ha subito critiche pesanti ma nemmeno è risultato abbastanza interessante e ormai l'ho finito da una vita. L'ho scritto una vita fa. Per quanto mi renda conto della sua validità non avrei nessun motivo per mettermi di nuovo a lavorarci sopra per renderlo accettabile agli editori. Un romanzo "vecchio" scritto in modo "vecchio" perché ormai io sono altro. Quindi, da inizio anno trovate la prima parte di "Area 3-13" su Wattpad leggibile gratuitamente in attesa di caricare le altre due parti del romanzo.



Ne parlerò ancora, ne parlerò fino alla nausea perché ci credo ma siccome l'importante non è tanto riuscire a vendere poche centinaia di copie quanto farsi leggere dalle persone e condividere la propria storia sperando di emozionare o divertire o colpire qualcuno. Per questo scrivo, per raccontare. 

Il resto non è più importante.

Pubblicare non lo è, inseguire un destino non mio non lo è. Non riconoscere quando è il momento di accettare che una cosa non è per noi non fa che prolungare l'agonia.

Forse ho davvero quel guizzo artistico, lo so che non sono priva di questo "tocco" ma non sarò mai abbastanza determinata perché non ho quella fame. Allora basta ossessioni. 

Una volta scrivere mi rendeva felice, ma se smettesse di farlo cosa potrei scrivere se non "cose morte"?  

20.10.22

Tanto non lo pubblica nessuno

«Tanto non te lo pubblica nessuno...» L'ultimo commento.

Non che non lo sapessi. È da quando l'ho finito che lo so. Perché è troppo lungo, pieno di personaggi, troppo onirico, strano, quasi un fumetto. Un romanzo caotico e diverso. Troppo tutto, come sempre, senza un genere o un'etichetta precisi.




Lo so da quando abbiamo fatto l'editing, Natascia Cortesi e io, e ho capito che bisogna fare i conti con il pubblico. Loro vogliono un posto specifico, un luogo riconoscibile e meticolosamente descritto, una data precisa altrimenti non riescono a collocarsi nella storia. Non vogliono "affidarsi", vogliono certezze e io non ne ho. "Area 3-13" non aveva né un luogo né un tempo, è sempre stato sospeso in uno spazio che era solo suo. Apolide e universalmente possibile. Poteva essere qualsiasi città, in questo presente o in un futuro ma con determinati paesaggi senza i quali non sarebbe mai stato scritto come l'ho visto. Perché io l'ho visto, tutto, scena per scena a partire dal primo sogno. Perché da lì arriva, da un sogno. Per questo è così complesso. Non aveva una collocazione, per me bastava ma l'ho corretto. Che non sia mai, deve diventare un prodotto. Deve essere accattivante e fruibile, lasciare nella comfort zone il lettore.

Lo so perché nonostante tutto ha ancora troppe pagine e troppe voci. Non ho potuto sopirle. E mi sono chiesta se fosse giusto farlo, visto che la storia è anche loro. Ogni personaggio che vi compare c'è per un motivo ed è necessario che si esprima per capire come mai è finito lì. Perché ognuno ha la sua storia, le sue debolezze e per questo non si può pensare che sia un soggetto inutile.

Lo so perché lo hanno letto due agenti abbastanza importanti e sebbene abbiano rifiutato di rappresentarlo - per i suddetti motivi anche, ma ciascuno per un motivo suo e personale senza mai dirmi che ho scritto una ciofeca, cosa che credo avrebbero fatto se lo fosse stata - hanno invece ammesso che era un lavoro ben fatto per vari motivi, perfettibile sicuramente ma non adatto a loro. E sono certa che sulla loro professionalità nessuno possa dire nulla, per cui eccomi qui.

«Tanto non te lo pubblica nessuno...»

Dovrei scrivere di ciò che conosco, come suggeriscono i saggi e le scuole di scrittura.

Beh, io conosco le storie e conosco i sogni. Conosco i mostri, soprattutto quelli che fanno di tutto per sembrare normali, per attirarti vicino e succhiarti via la vita. Conosco la sensazione di non essere al proprio posto da nessuna parte, il desiderio di seguire la propria natura e la preoccupazione che questa cosa faccia soffrire - o morire - qualcuno. Conosco le trappole della vita, alcune almeno. Conosco la ricerca della verità e so che a volte saperla non cambia le cose. Conosco l'impotenza, l'essere intrappolati in un mondo in cui non decidi nulla e fai la tua parte come richiesto per poi decidere di fare di testa tua e affrontare le conseguenze, ma vivere. So che tra quanti si ritengono normali ci sono migliaia di mostri.
So che nessun mostro è mostro al cento per cento e che ognuno di noi ha in sé bene e male, che a volte non è facile riconoscerlo e che si sbaglia strada tante volte ma il nostro cuore sa dove vogliamo stare.
Ed è di questo che parla il mio romanzo. Lo fa con toni cupi e con atmosfere da fine del mondo perché l'idea mi è arrivata in sogno ed è come se quel sogno avesse continuato a tormentarmi anche da sveglia finché non l'ho scritto. Non ero nemmeno sicura di farcela, a dirla tutta. Non avevo una trama o un finale, o un'idea anche solo vaga di cosa stessi facendo, solo immagini.

E ora? Sarà mia cura pubblicarlo da me. In ebook per i più, in qualche copia cartacea contata per i pochi affezionati come sempre. Non appena avrò trovato una copertina ed avrò il tempo di buttarlo in un formato adeguato. Non posso lasciarlo dov'è.

Scrivere ancora? Certo. Ma senza cambiare rotta. Non importa se non mi pubblicherà nessuno. Non voglio inseguire chimere, la vita è troppo breve e io faccio l'operaia per vivere.  



26.7.22

Scusate l'assenza

 Sono un leone ma non sopporto il caldo, colpa della cattività.

Non nel frattempo ho una testa (una delle due) che produco cose a raffica e faccio fatica a starmi dietro da sola.

Quindi...


L'ho fatto un'altra volta. Ho divagato, non ho scritto un nuovo capitolo del romanzo a cui sto lavorando ma ho prodotto un piccolo spin off de "il gioco dei vampiri" dedicato a Wendy

Come per il precedente "Lucio" ❤️ è disponibile gratuitamente su Wattpad e mi piacerebbe sapere che lo apprezzate... 

23.6.22

Wendy (attenzione contiene spoiler: alla fine lei muore)

 


Scrivere la storia di Wendy è stato bello.





Lo so che per alcuni che hanno avuto il piacere di leggere "Il gioco dei vampiri" questo romanzo non è che una lunga sequela di ammucchiate magari col pregio di non essere scritto male. Ho esagerato, lo so. Era divertente e l'ho fatto, anche perché inizialmente non avevo intenzione di pubblicarlo. Che poi guai, se scrivi un erotico - o un porno - sei segnata a vita. Eppure l'ho fatto.

Ho iniziato per gioco. Volevo vedere fino a che punto potevo spingermi, fino a che punto potevo divertirmi con i miei personaggi. Li ho amati tutti, fin dal primo episodio.

Scrivere di Wendy mi ha liberata. Mi ha fatta sentire potente e senza limiti. Dopo questo penso potrò scrivere qualsiasi cosa ma non più con tutto questo sesso, non così. A parte il fatto che ho già scritto un altro romanzo in cui di sesso ce n'è parecchio ma non è come questo. Forse prima o poi lo saprete.

Non credo che lei mi somigli. Io non sono brava a portare a termine le mie missioni, prima di ogni altra cosa; inizio e vado avanti per un po' ma poi non arrivo alla fine (tranne che in alcuni casi con la scrittura, ma non la vivo tanto come missione), mi piace dare le pennellate più ampie ma mi annoio con i dettagli. Non sono e non sarei mai in grado di essere una cacciatrice.

Al di là del disegno generale, però, rileggendo "Il gioco dei vampiri" mi sono resa conto che c'era una traccia più profonda che riguarda il percorso spirituale. Alla fine è come se nel romanzo Wendy stesse facendo la sua rivoluzione personale. Certo, non si sa da dove sia arrivata e cosa facesse prima di incontrare il monaco. Il suo primo maestro in questa vita particolare. Non sappiamo perché lui abbia scelto lei e perché Wendy abbia deciso di abbandonare la sua vecchia vita per imparare a uccidere i vampiri, perché abbia scelto una setta, perché abbia accettato le regole e gli esercizi che quel tipo di vita imponeva. Non ci è dato di sapere perché lei consideri "mostri" i vampiri, né se ci sia stato un episodio particolare nella sua vita che l'abbia avvicinata a loro.

Di sicuro un percorso come il suo le è costato sacrifici e rinunce. Rischi calcolati ma pur sempre rischi.

Poi è arrivato Michael, che l'ha portata su un percorso ancora più insidioso, guidandola passo passo attraverso vere e proprie iniziazioni. Non senza dolore e non senza un profondo turbamento, cosa che accompagna qualsiasi vera transizione spirituale. Il non sapere dove si va e che cosa aspetta al fondo del percorso, il timore di non riconoscersi più, di non piacersi. Tutto ciò che Wendy fa sotto il controllo di Michael la rende diversa da ciò che si aspettava di essere, da ciò che pensava come assodato nella sua vita. Anche innamorarsi di lui e poi di un altro vampiro, Lucio, così diverso da tutti gli altri. Come se tutto fosse previsto dal suo nuovo maestro Michael. 

Per poi capire che la sua vita prima di Michael era stata un'illusione. Che quella lotta contro "il male" era una finta e che era stata una pedina in un gioco più grande di lei tra vampiri anziani. Una lotta per il potere vecchia di secoli condotta in modo magistrale dalla persona di cui più si fidava e che si era fatta mille scrupoli a "tradire". 

Per trovarsi priva di riferimenti e con la sensazione di non potersi più ritrovare perché anche Michael conduceva il suo gioco e il limite di quanto poteva imparare da lui era vicino. Aprirsi, lasciarsi andare, togliere ogni protezione per vivere davvero fino in fondo la sua vita. Wendy supera i suoi maestri, li "uccide" e rinasce. Rinasce libera, con un bagaglio che mai avrebbe pensato di poter conquistare. Libera di vivere come è la sua natura, senza più bisogno di un maestro. 

Scrivere di Wendy mi ha fatto riflettere su quanto a volte ci sia bisogno di fare esperienze magari non del tutto desiderate, di superare i propri limiti per conoscere sé stessi. Ancora una volta su quanto ciò che ci sembra normale, giusto e accettabile a volte sia l'opposto. Su quanto i nostri limiti ci trattengano dal diventare ciò che siamo. 

Ora, la questione non è il percorso di Wendy. Quello è un romanzo, una storia con cui passare qualche ora piccantina e via. La questione è che mentre scrivevo di lei e soprattutto mentre rileggevo la storia per dare il "visto si stampi" mi sono accorta di aver provato mille volte le cose che ha vissuto lei e di aver dovuto uccidere i miei maestri per andare oltre e rinascere. Mi sono resa conto di quanto stessi cambiando io e di quanto ho lasciato indietro.

Mi sono accorta che sì, forse il finale è ovvio ma che a volte le cose non possono che andare in quel modo lì. Mi sono accorta che "dopo" non si sarà più le stesse persone di prima ma persone nuove con nuove prospettive e nuovi bisogni, ma persone complete.


 

25.4.21

Uguale e diversa

 


In un paio di giorni, questa settimana, ho completato la stesura di "Lucio".

Si tratta dello spin-off de "Il gioco dei vampiri", romanzo che ho pubblicato l'anno scorso e che mi ha dato alcune soddisfazioni e qualche critica ma che ha rappresentato per me più di quanto immaginassi.

Mi è stato detto che era troppo hard, che avevo esagerato, che davvero rasentava il porno ma il divertimento provato a scrivere completamente libera da limiti è stato enorme e mi ha riportata alla scrittura come amavo farla.

In questi anni a leggere mille post su come si scrive, su cosa si deve scrivere, su come si costruisce una storia, su come si fa a crearsi un pubblico etc., devo dire che mi era passata la voglia. Ché, se tutto deve essere studiato e costruito non c'è più spazio per l'immaginazione e io quella ce l'ho a pacchi. Mi è sempre pesato il fatto di metterle dei limiti e sapere che non avrei avuto alcuno spazio in quel mondo senza saper costruire a tavolino qualcosa mi ha bloccata.

Come chi mi segue sa, non avevo intenzione di pubblicare "Il gioco dei vampiri" inizialmente. Sì, era un progetto di racconti erotici in serie, con gli stessi protagonisti ma da dosare un po' alla volta se ritenevo fosse il caso. Poi il mio editore ha ceduto e i nuovi proprietari hanno messo limiti diversi e alla fine hanno chiuso la casa editrice per favorire la loro attività principale, quindi per tutto il mio progetto non c'era stato spazio né luogo adatto. L'idea di mettere tutto insieme mi è venuta più tardi e in effetti mi rendo conto che il risultato è stato più piccante del previsto e che la maggior parte della storia è concentrata sul sesso - perché in ogni episodio ne avevo inserita una scena e ho continuato a farlo anche quando ho unito i pezzi - ma io che sono la mamma vedo la cosa in modo differente. Così ho fatto del self e ho pubblicato il romanzo tra un lockdown e l'altro. Non ho fatto grande pubblicità come al solito ma le mie copie le ho vendute e il romanzo è lì per chi lo vuole.


Un paio di persone che lo hanno letto, comunque, sono andate oltre alle scene piccanti e mi hanno confessato di aver amato Lucio in modo particolare, come era già successo con Vittorio ne "Gli attimi in cui Dio è musica". Per quest'ultimo, dietro consiglio del primo editore, avevo creato un racconto apposta che era gratuito su Amazon e piattaforme varie e che finché è stato gratuito ha avuto un gran numero di download, per essere. Ora non è più così e siccome la formula dello spin-off mi è sempre piaciuta ho pensato di fare lo stesso con Lucio, che da ora è disponibile su Wattpad. I mezzi cambiano, le opportunità pure. 

Diversamente dal romanzo, lo spin-off su Lucio non contiene grandi ammucchiate e sesso estremo. Racconta una parte della sua storia che non avevo affrontato nel romanzo e allo stesso tempo rende l'aspetto profondamente umano di Lucio, che umano non è.

Io sono molto affezionata a lui e avrei voluto scrivere e scrivere, e scrivere ancora di lui ma non è il momento e mi accontento di questo racconto di una dozzina di pagine. Se qualcuno di voi che state leggendo ci incappa, spero che ne approfitti per dargli un'opportunità. Lucio è speciale.


Nell'ultimo anno sono cambiata, come tutti.

Non so se sarei ancora in grado di scrivere un erotico, non come "Il gioco", però mi ha insegnato tanto sulla libertà, su cosa amo fare, su come dentro a qualsiasi storia ci siano tantissimi livelli da scoprire e questo influirà su come scriverò in futuro. Uno dei complimenti migliori, fatti da una persona che so essere molto critica è stato che il romanzo è "ben scritto". Era quello che volevo, perché so che i miei contenuti non sempre sono ben accolti - peccato, però è così - ma una volta che il romanzo è scritto bene pure il contenuto ha un valore in più.

Sono la stessa, sicuro, ma sono diversa dalla me dell'anno scorso. E ancora lo sarò.

28.9.20

I tre aspetti degli amori che scrivo...

 Attenzione, contiene spoiler che riguardano "Il gioco dei vampiri"

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Mi sono accorta che in due dei miei romanzi esiste uno schema particolare. Non era voluto in nessuno dei casi, l'inedito fanta-horror e "Il gioco dei vampiri" eppure in entrambi i romanzi la protagonista si ritrova in un ménage poco tradizionale che mi ha portata a riflettere sulla diversa natura sia dei personaggi che dei sentimenti che per loro nutrono le protagoniste.

Credo che in entrambi i casi le protagoniste incontrino aspetti dell'amore differenti che nei romanzi assumono l'identità di uomini diversi. Ho letto spesso storie in cui c'è una sorta di lotta tra due personaggi per conquistare la protagonista femminile, solitamente rappresentano passato/presente oppure bene/male per far propendere il lettore per quello dei due che sembra "migliore". Tutto, almeno nei romance, porta a un naturale lieto fine. Ora, visto che io non amo il classico lieto fine e nelle mie storie c'è comunque una forte componente sentimentale, in qualche modo ho sempre complicato le cose. Per prima cosa non c'è mai un personaggio completamente buono o cattivo, nonostante tutto. Almeno non i protagonisti principali della storia. 

In questi due romanzi, a differenza degli altri miei scritti finora terminati, non c'è un innamorato migliore dell'altro, non uno peggiore. Ci sono maschi tendenzialmente Alfa - per quanto io trovi assurda la definizione - ognuno con caratteristiche precise e molto diversi tra loro. In buona sostanza, però, posso distinguerli in tre diversi tipi d'amore (e ho detto di amore e non di amante per un buon motivo).

C'è l'amore viscerale o romantico in senso filosofico (Michael, nel caso de "Il gioco dei vampiri"), quello senza senso e tutto sensi che travolge e trascina via tutto ciò che trova. Sia qui che nell'inedito, questo personaggio coinvolge la protagonista e la costringe a vivere qualcosa cui non era preparata ma cui evidentemente era predestinata. Non è mai un rapporto sereno, ha un che di patologico ma serve da tramite per lo sviluppo sia della storia che del personaggio femminile. È in sostanza una guida, un maestro e un complice. Nell'inedito questo tipo di uomo ricopre il suo ruolo inconsapevolmente, essendo in pratica se stesso senza un secondo fine, cosa che invece Michael sembra avere - forse anche la consapevolezza di essere per Wendy sia dannazione che rivelazione - nell'utilizzare la donna amata per eliminare il nemico. Per quanto forte sia comunque il legame, alla fine è difficile che questo tipo di rapporto vada oltre la sua funzione.  

C'è un amore impossibile o romantico in senso più comune; quello perfetto alla Principe Azzurro per intenderci (e qui è il turno di Lucio, ne "Il gioco dei vampiri"), che avvolge e fa sognare la protagonista. La fa sentire amata e "perfetta" come nessuna. Nell'inedito la protagonista ne viene affascinata pian piano mentre per Wendy è un vero e proprio colpo di fulmine pur portando con sé i mille dubbi riguardo alla natura di Lucio e all'impossibilità di vivere un rapporto normale in una situazione tanto complessa come la loro. Stesso problema nell'inedito, in cui però la protagonista non si ferma a pensare alle conseguenze delle sue azioni, troppo presa dal suo percorso e dalla necessità di capire. Lucio è tutto ciò che Wendy vorrebbe in un mondo ideale. L'abbraccio rassicurante di qualcuno che la ama così com'è e per quello che è. 

L'ultimo è l'amore concreto, quello che c'è e che cresce con la storia. Un incontro casuale, un salvataggio, una specie di controparte maschile di ciò che è o vorrebbe essere la protagonista. Una presenza forte che non necessita della relazione in sé ma che viene coinvolto suo malgrado dagli eventi e sceglie nonostante le difficoltà e le differenze di intraprenderla. È, ne "Il gioco dei vampiri", il caso di Mirko - anche se la parola amore nel suo caso non viene mai pronunciata - che ha annusato il potenziale di Wendy ma non ha mai cercato di conquistarla, curioso di conoscerla ma non ossessionato da lei. Nell'inedito è un uomo che fatica ad accettare la protagonista e le sue stranezze ma che alla fine cede ai propri sentimenti, nonostante tutto. Certo è diverso da Mirko e non è ben definito il suo destino ma è quello che resta, dopotutto. 

Ognuno di questi tre "caratteri" ha sia aspetti positivi che negativi, può risultare interessante e piacevole pur non essendo quello destinato a rimanere. Forse ne "Il gioco dei vampiri" sono un po' più marcati, meglio delineati rispetto all'inedito - che tra l'altro ho terminato molto prima della storia di Wendy ma che non ha ancora visto la luce della pubblicazione - ma lo schema è lo stesso. 

Alla fine sono convinta che ognuno di noi incontri questi tre tipi di persone, tre amori diversi, ognuno con un suo valore e peso specifico nella propria storia personale. Per quanto forte ci appaia il legame viscerale, per quanto sia perfetto quello romantico, alla fine è quello concreto che resta. Ci vorrebbe un pizzico di ognuno dei tre per avere il compagno perfetto, immagino. Trovo interessante scoprire, comunque, somiglianze e differenze nelle storie che scrivo. È un bellissimo gioco introspettivo e non mi stanca mai. Così come lo faccio con i romanzi "seri" che leggo, amo riflettere sui miei. Un esercizio infinito...

4.7.20

Ci ho messo un po'...

Non so se sia a causa di Mercurio retrogrado, ma l'ultimo periodo è stato segnato da ritardi, contrattempi e scocciature che mi hanno anche un po' tolto l'entusiasmo.
Durante la chiusura ho avuto tempo di fare l'editing e di preparare il mio ultimo divertissement per la pubblicazione. Dopo una serie di esperienze non del tutto positive e di considerazioni e meditazioni furibonde tra me e me, ho deciso che avrei pubblicato questa storia in self. Sì, è vero: non sono capace di farmi pubblicità e alla lunga può essere controproducente, ma cercare un editore è ogni volta estenuante e ogni volta qualcosa non mi rende soddisfatta di ciò che faccio.
Non è una questione di guadagni; alla fine se coi proventi dei libri ci faccio sì e no una pizza all'anno, non è che ci sia da immaginare chissà quali risvolti. Più che altro è che quello che scrivo non è mai solo quello che sembra e spesso non ha un genere ben definito, oppure ha un genere definito ma esula dai parametri di quel genere e non è pubblicabile, oppure è scritto appositamente per risultare un "fumettone" e non mi interessa se non è originale a sufficienza perché non cerco di fare Letteratura, a me preme di raccontare storie.



Quindi ho scritto la storia di Wendy.
Non so se la ricordate (o almeno se quelli che hanno acquistato il racconto "La caccia" anni fa se la ricordano), ma è una signorina che va a caccia di vampiri in postacci a luci rosse e che durante una delle sue missioni incontra tale Michael. Vampiro, cattivo, sexy, perverso.
Ecco, siccome avevo in mente di scriverne più episodi, poi il mio editore vecchio ha ceduto l'azienda ad altri e mi è un po' passata la voglia, a un certo punto ho ritirato il racconto e l'ho tenuto al caldo, coperto da un panno, finché non è cresciuto.
La mia pagnotta è diventata un romanzo che è sì erotico, ma come al solito è tante altre piccole cose e che mi è piaciuto moltissimo scrivere. A volte un po' esagerato, forse, ma pieno di sfaccettature e di introspezione (detto di un erotico in effetti suona strano).
Quindi ci ho lavorato e ora è un ebook carino, confezionato tutto da me. Aspetto di stringere il cartaceo in mano per dire se la sensazione è quella giusta, ma per me il lavoro vale la pena.
Ci ho messo un po' anche a dirlo, perché non so farmi pubblicità. Non ci riesco e probabilmente non ci riuscirò mai.
Però è qui. Io ve lo consiglio. Si chiama "Il gioco dei vampiri" ed è una cosa importante per me.
A voi il piacere. Tutto...

29.9.17

Rieccomi

Staccare per un po' mi ha aiutata.
A dire il vero sono ancora staccata ma da qui a fine anno ho molto da fare e pian piano sto riprendendo gli spazi che ho lasciato vuoti. In realtà, mentre meditavo sulla mia vita e sul mio corpo, (e sull'inutilità dei pulsanti per prenotare l'attraversamento stradale, anche) ho trasformato i racconti che avevo scritto qui e quelli che ho pubblicato nelle antologie, più qualcosa che avevo pronto in un libro che si chiama "Presenze", disponibile sia in cartaceo che in ebook a prezzi minimi, perché mi spiaceva avere lavori sparsi in giro quando la maggior parte dei racconti era nata, appunto, per essere una raccolta. Per le sinossi dei racconti c'è la pagina apposta qui sul blog.


Probabilmente, come accade spesso negli ultimi tempi, saranno in due a leggerli. Pazienza. Chi mi conosce sa che non faccio praticamente nulla per promuovermi e quel che faccio lo faccio male. Quindi ben mi sta.


Per il resto sto cercando di distrarmi con un progetto parallelo (e mi direte "parallelo a che?", e avete ragione ma io ho sempre un progetto parallelo a un progetto parallelo) che non mi porterà da nessuna parte e di ricostruire pezzi di me, cosa che immagino invece mi porterà a una vita migliore - la prossima.
E continuo con la mia dieta, anzi, ho appena ricominciato e al contempo deciso che dopo il prossimo giro smetto. Perché sto bene. Cioè, ho ancora quei chiletti in più che vorrei perdere ma non voglio che diventi un'ossessione o che mi privi di gioie troppo a lungo. Alla fine mangio sano, faccio sport e mi mantengo bene. Poi, appena avrò riordinato le idee, avrò altro da dire anche sul corpo, ulteriori riflessioni.
Diciamo che da marzo a questa parte mi sono resa conto di tante piccole cose che voglio cambiare e che sto lavorando per essere una versione di me stessa che non mi faccia troppo schifo.

Sì, lo so, esagero.
Però a volte, per paura, comodità o abitudine, ci si lascia avvolgere in uno strato di bambagia che protegge dagli scossoni della vita ma allo stesso tempo la appiattisce  ogni giorno di più. Quindi: o mi lasciavo morire così oppure mi davo una mossa. Ok, buona la seconda.

Non si trova un lavoro manco a pagare (ma se non hai un lavoro, con che paghi il lavoro che cerchi?), se hai un requisito non hai gli altri dodici, se ne hai dodici ti manca quello fondamentale. Visto che per me è possibile dimostrare dieci anni di meno ma sulla carta ho una certa età, visto che ho un diploma e non ho una laurea, visto che ho fatto mille esperienze - tranne quelle giuste, evidentemente - e il più delle volte le ho fatte in nero (o comunque non dimostrabili), visto che ho un lavoro part time... Non vado bene quasi per niente tranne forse fare le pulizie. O forse mi chiederebbero la laurea anche lì, chissà.

La pole va bene, quella sì. Ho due gare in programma e zero voglia di gareggiare, ma mi verrà. Alla fine mi diverte incontrare gli amici che seguo costantemente su Facebook e farci due risate tra un glitter e un tacco 20. Quindi mi alleno, come sempre, e medito cosa fare alle prossime (perché ad aprile e giugno del 2018 sono di nuovo lì) e, ancora, sull'utilità del premere il tasto di prenotazione ai semafori...
Chiamale, se vuoi, ossessioni.

24.8.16

Ero qui

Stavo sistemando alcune immagini su Canva per farmi pubblicità, per poter dire che ci ho provato.
Il sito offre una serie di possibilità e spunti, niente male. Poi il resto lo devi far tu. Come sempre.

Non ho fatto tutto quello che volevo, non ancora. Mi stanca abbastanza in fretta, perché i romanzi pubblicati sono storie terminate e tornarci su in continuazione mi deconcentra e annoia. Per quanto mi piacciano e sia felice di averli scritti e pubblicati, sono distanti da me.
Però credo che per un po' sia sufficiente. Manca "Gli attimi in cui Dio è musica", ma recupererò.
Ero qui e mi chiedevo quanto poi sia utile. Mi dicono di sì, io non ci credo molto, ci provo. Forse dovrei essere più convinta.
Le notizie al telegiornale non sono rassicuranti né piacevoli.
La posta non porta grandi novità, più che altro bollette e scocciature.

Sembra che io non riesca a liberarmi in fretta, ma prima o poi, non demordendo...

Poi ecco.
Ero qui e il mio editore ha appena comunicato che "molla" la casa editrice ai nuovi arrivati. Son segnali. Perché poi da quando non arrivati non è che le cose siano migliorate, quindi osservo e lascio che sia il tempo a fare ciò che deve. Per seguire il flusso. Non è che non me lo aspettassi. Quindi, come già era nell'aria da tempo, è ora di ricalibrare il tiro. E l'inquietudine riguardo allo scrivere di questi tempi era anche lei un segnale, le decisioni prese ultimamente credo siano arrivate sull'onda. In anticipo forse, ma in linea. Fine di un'era - piccola.

E non a caso ho ricominciato a scrivere e a progettare, senza immaginare uno sbocco sicuro per le mie storie. Perché di opportunità ce ne sono decine, forse centinaia. Quali siano valide e sicure da fregature e delusioni è difficile da dire. Ovviamente. Si basa tutto sull'esperienza altrui, che però a volte è un criterio soggettivo e che magari vale per il rapporto di chi ci parla con il "suo" editore, cosa che non garantisce lo stesso rapporto a te. Tutto troppo vago per farsi un'idea in poco tempo.

Come anche erano vaghe le risposte ultimamente. Le vendite nulle, le royalties in ritardo (anche qui, da pagarsi una colazione abbondante, mica comprarsi un paio di pantaloni), le comunicazioni diradate. Oggi anche altre novità, che a me non son piaciute granché. E in ogni caso già non ero più così entusiasta. Quindi si ricomincia, come ogni volta.
Con il cinismo e la curiosità felina che mi contraddistinguono. Senza inutili entusiasmi, con il solito duro lavoro. Ora aspetto una risposta per "Area..." e comincio l'editing di "Tutto...", e intanto scrivo.
Altro. Sempre.
Ero qui...

Sono qui.

Domani chissà.

4.8.16

Giro di boa

Ci sono.
L'ultimo giorno dei miei 46 anni. Volente o nolente ho dovuto fare alcune considerazioni nel corso degli ultimi mesi e sono qui, ancora, a raccontare di me.
Grazie alla super-fanta-mega promozione della mia casa editrice, le versioni digitali di "Gli attimi in cui Dio è musica", "Addio a Bodhgaya" e "Sette stanze" sono in offerta per tutto agosto a € 0,99.



 Il che è già qualcosa, visto che ogni romanzo costa meno di un caffè e che in vacanza si legge più volentieri...
I racconti pubblicati, sempre con lo stesso editore, sono già a € 0,99 normalmente.

Vi consiglio di acquistare, se non lo avete già fatto, il racconto erotico/vampirico "La caccia". Ora vi spiego perché.
Per diversi motivi ho deciso di ritirarlo dal mercato, cosa che avverrà presto. Innanzitutto perché come racconto è già "fuori" da un paio d'anni e non ha più la visibilità di un tempo, soppiantato dalla miriade di uscite (di qualsiasi genere si tratti), poi perché il suo seguito era pronto da parecchio e per vari inconvenienti dovuti alla ristrutturazione/ampliamento della casa editrice, le collane di racconti non hanno avuto modo di uscire; nel frattempo c'è già in parte il terzo episodio e le idee per un quarto e quinto non mancano. Quindi ho pensato di riprendere tutto in mano ed eventualmente trasformare questi episodi in una storia unica. Dopo averla rifinita e corretta e ancora riletta.
Quindi... se ancora non l'avete fatto, prendetelo subito, che tra un po' sarà introvabile.

L'altro racconto, che resta una delle cose più belle che ho scritto, resterà lì. Non lasciatelo solo, sono sicura che potrebbe arrabbiarsi. Non per niente è una ghost story... "L'altra donna" vi aspetta.

Ho fatto un piccolo ordine di copie cartacee de "Addio a Bodhgaya" e "Sette stanze", non ho ancora programmato presentazioni e non voglio riempirmi la casa di libri. Alcuni amici ne hanno già prenotate un tot di copie, se dovesse interessarvi averle con dedica e al prezzo di copertina senza spese di spedizione potete contattarmi e ci metteremo d'accordo per spedizione e pagamento.

Ed ecco la parte succosa del post...
Siccome ho salvato dal macero qualche copia de "Gli attimi in cui Dio è musica" e non ho spazio in casa, ho deciso di fare una pazzia e di mandarne una copia a chi me la chiede con questa piccola richiesta: lo leggete, decidete quanto vi è piaciuto e pagate tramite Paypal di conseguenza. 
Diciamo che se vi è piaciuto zero io ci rimetto la spedizione e il prezzo del cartaceo da macero, se vi è piaciuto così così magari rientro delle spese e se vi è piaciuto davvero mi posso permettere cappuccio e brioche per un paio di giorni. Così, per fare un qualcosa di diverso.

Domani è il mio compleanno, ho deciso di non perdere troppo tempo dietro alla mia "Sindrome di Grisù il draghetto", di dedicarmi alle cose che mi piacciono e via così.

30.7.16

Offerte, non offerte e ulteriori news.

Eccomi qui, non che non abbia prodotto in vari modi diversi nel frattempo. Il fatto è che non sono particolarmente contenta e sto prendendo diverse decisioni.
Innanzitutto vi informo che sono usciti i cartacei sia di "Addio a Bodhgaya" che di "Sette stanze".

L'ho scoperto per caso, googlandomi, in entrambi i casi. Il che non mi è piaciuto. Anche il fatto che fossero dapprima su tutte le piattaforme sebbene su alcune non fossero dati come disponibili subito, e ora siano misteriosamente scomparsi. Tranne che su Youcanprint, che fornisce i cartacei del mio editore.
Comunque...

I cartacei sono usciti, ho fatto un piccolo ordine per rifornire gli amici che già me li chiedevano e informato i miei contatti di Facebook e Google Plus, e Twitter...
Non ho ancora organizzato presentazioni, quindi non conto di venderne tantissimi. Vedremo.

Per il resto, le versioni digitali di tutti i miei romanzi sono in offerta estiva a € 0,99 cadauno.
Chi non avesse ancora letto i miei lavori può approfittare ora. Un romanzo a meno di un caffè.

Non sono in offerta i due racconti, che già costano € 0,99 normalmente.

Non sono in offerta nemmeno i cartacei, a meno che non li richiediate a me personalmente.




Sto meditando su alcuni cambiamenti da apportare al mio modo di scrivere-propormi-vendere. Sul mio modo di pubblicare, anche. Appena ne vengo a capo di sicuro vi faccio sapere. Intanto vi ricordo che ci sono i miei racconti scaricabili gratuitamente qui sul blog. Non ne ho di nuovi, per il momento.

La mia pausa con la scrittura finirà, prima o poi. Le idee non mi mancano mai, ma l'urgenza del momento riguarda tutto il resto e non ho nessuna voglia di farmi abbattere proprio ora.

11.7.16

Non gioco più, me ne vado... (e mi porto via il pallone)

Tutte le volte che sento parlare del blocco dello scrittore mi spunta un sorriso, non credo mi sia mai successo. Sì, ovviamente ho avuto momenti in cui non avevo ben chiaro come procedere con un progetto ma ce n'era sempre un altro con cui andare avanti e troppe idee, a volte tante da non sapere da dove iniziare. Ho sempre amato scrivere, ho sempre scritto, da quando ho preso la prima penna in mano.
Amo raccontare storie, come amo leggerne. Amo inventarne, amo osservarle nel quotidiano e ripetermele come una bimba prima della nanna. Le storie che ho in mente spesso mi possiedono, mi perseguitano giorno e notte, ossessione di immagini che si ripetono nella mente e che di volta in volta si perfezionano. Tanto che quando scrivevo, perché non scrivo ogni giorno, venivano giù da sole.
Un tempo, almeno.
immagine presa dal web

Da quando ho pubblicato è cambiato tutto. Lentamente, fino a non farmi più felice. Fino a farmi decidere di smettere, se non mi ritrovo.
Finché scrivevo per me andava tutto bene. Per me e per chi aveva voglia di leggermi, pochi amici, senza grosse pretese. Se qualcuno aveva da suggerire correzioni, da fare qualche critica, l'ho sempre accolta con piacere e umiltà. Sognavo la pubblicazione, non la fama ma quel piccolo riconoscimento del mio lavoro.

Ci ho messo cinque anni a pubblicare il primo romanzo, dopo aver venduto un centinaio o forse più della mia raccolta di poesie. Non era il primo romanzo cui lavoravo, ma era il più personale. Poco commerciale, più un diario - o come lo definisco un "album fotografico" - senza grossi colpi di scena e con un suo svolgimento lento e monotono come i giorni che passano in una vita che non si ama contrapposta a un sogno in cui si desidera vivere. "Gli attimi in cui Dio è musica", a cui qualcuno attribuisce una profondità che altri non vedono, mi ha dato delle soddisfazioni.
C'è che pubblicare, soprattutto con un piccolo editore, ti porta a dover vendere in prima persona il tuo prodotto. Che va bene se non hai niente da fare ma se hai già un lavoro, una casa, una vita e altre cose da scrivere è un lavoro in più che finisce per farsi pesante. Poi ci sono gli altri, quelli con cui hai a che fare soprattutto sulle pagine social. Quelli che sfornano vendite, recensioni, pubblicità a oltranza, posti in classifica e milioni di fan. Tu magari manco ci pensi alla classifica, ma sentirti ricordare che esiste ogni due minuti prima o poi ti fa andare a vedere. E i report di vendita anche, se prima non te ne preoccupi affatto a un certo punto vai a guardare. E ti chiedi come fare per aumentare la visibilità, ma non è cosa tua e lo sai, non è quello che sai fare. Non solo, se lo fanno gli altri ti infastidisce e per principio non fai agli altri quello che non vuoi per te. Quindi ti dici ok, non spammo, non chiedo recensioni a destra e manca, non massacro gli amici con continui post su Facebook sul mio libro - tanto quelli che lo volevano comprare lo hanno già fatto e probabilmente hanno acquistato sia il cartaceo che l'ebook.

Alla seconda, terza, quarta e quinta pubblicazione mi rendo conto che faccio troppa fatica. Che non è questo che mi piace, che per soddisfare le aspettative devo diventare qualcuno che non sono e che non voglio essere. Terminato anche il romanzo che ho amato di più, al pensiero di ricominciare la trafila per non pubblicarlo come gli altri e non riuscire a venderlo ho cominciato a chiedermi se mi avrebbe reso felice. Non lo so.
So che aprire un file per continuare una storia già iniziata o terminarne una che è a buon punto, o iniziarne una nuova mi fa sbuffare al pensiero. Non ho più voglia, non vale la pena. Non così.

Io le mie storie le conosco e posso "rileggerle" nella mia mente ogni volta che voglio; anche quelle che non ho mai scritto, quelle che sono tra i progetti. Come se avessi una serie di tomi a disposizione, solo che non sono scritti. Ci sono talmente tanti libri che certo nessuno sentirà la mancanza dei miei romanzi o racconti. Ci sono talmente tanti aspiranti scrittori che sgomitano che non si farà caso alla mia mancanza.
Non è un gioco per me.
Probabilmente non lo è mai stato. In fondo a me piace sognare, non ho dimestichezza con la realtà.
Non ho nessuna voglia di unirmi al gruppo, di motivi per essere insoddisfatta ne ho già a sufficienza. Preferisco fare qualcosa che mi renda felice. 

12.6.16

Speciale Sette Stanze - parte 2

Speravate che me ne fossi dimenticata, vero? Invece no. Insisto.

Siccome sono contenta per l'arrivo del cartaceo, non posso non ricordare quando la pubblicazione non era nemmeno prevista. Perché in un "ambiente" in cui le attese sono infinite - e ti permettono di scrivere e scrivere romanzi tra una pubblicazione e l'altra - a volte ti tornano in mente le risposte e le soddisfazioni che ti arrivano da ogni lavoro.

Ormai lo sapete, in "Sette stanze" c'è un tizio che vomita e c'è una giovane cameriera. Si tratta di un romanzo sentimentale e introspettivo, si tratta di una vita da ricostruire, come una casa, una stanza per volta.

Qui di seguito gli ultimi otto giudizi ricevuti per le prime 24 pagine di "Sette stanze" nell'edizione 2014 di IoScrittore...




Giudizio n°8 - Voto 7

Il personaggio principale mi ha colpito molto. Anton è un protagonista forte, a tratti anche cinico e burbero ma, si puo' leggermente intravedere in queste poche pagine, una sfumatura dolce e sensibile. Dietro ad un uomo tutto ad un pezzo, vi si nasconde un' anima fragile dal passato complicato e difficile. Questa storia pecca forse di originalità, considerato che, spesso veniamo a conoscenza di persone che, dopo un passato triste o complicato e oscuro, provano a migliorarsi e a pentirsi. Anton a parere mio, cambierà sicuramente, dopo aver svelato tutti i suoi scheletri nell'armadio, grazie all'amore che scoprirà avere per la ragazza che incontrerà. Ti consiglierei, considerato che, prende molto e coinvolge abbastanza, di rivedere la sinossi. E' a tratti, un pò ripetitiva: sottolinei tanto il lato oscuro del passato di Anton. Rivedilo e sistemalo per bene.

Certe volte mi spiazza l'essere giudicata da aspiranti scrittori con un italiano "creativo". Perché poi di questi voti c'è chi tiene conto e non controlla che a giudicare un mio scritto, anche dal punto di vista grammaticale, ci sia qualcuno che non si esprime granché bene. Comunque: devo riscrivere la sinossi (che non ho conservato) il romanzo non si sa. Poco originale, ma considero che ne ha lette solo ventiquattro pagine e non sa il come...


Giudizio n° 9 - Voto 7

Buona impostazione del racconto: coinvolgente. L'incipit termina lasciando nel lettore la gustosa curiosità di come possa evolvere il romanzo. Il protagonista "Anton Eastman" ,scimmiottato dal personaggio "Edward Lewis" interpretato da Richard Gere nel film "Pretty Woman", cinico e spietato uomo d'affari della City londinese, rientra in quel classico che tanto piace al pubblico femminile del bello ,ricco e potente che nell'immaginario collettivo ha tutto; invece nel bel Anton qualcosa di grosso viene a turbarlo fino al punto di distruggere perfino la sua stessa esistenza....... Scorrevole lo stile dello scritto, semplice di facile apprendimento. Buon uso del virgolettato e grammaticamente corretto. Trovo ripetitivo gli "era" e gli "aveva". La frase: odorato di profumo di bucato aleggiava per casa, la trovo in contraddizione nella descrizione fatta della stessa come luogo chiuso, buio, polveroso, inabitato; poi riferito alla governante Maria nella frase: ne aveva fatte negli anni, credo sia da intendere: ne aveva viste negli anni. Avrei, infine, dato un nome alla città di mare dove si svolgono i fatti, forse l'autore lo mette nel proseguio del romanzo. 

A parte la difficile scimmiottatura da parte di Richard Gere (visto come "sta scritto" nel commento), il piacere dell'essere di facile apprendimento pur essendo pieno di verbi è inenarrabile. Al di là di tutto, la casa è disabitata e una persona passa due volte a settimana più per abitudine che per fare pulizia, cosa che comunque fa come chiunque abbia a cuore un luogo. Qualche volta si lavano i teli che coprono i mobili, qualche volta si tolgono le ragnatele. La signora Maria è lì da quando Anton era piccolo... E, nella frase "ne aveva fatte, negli anni" il soggetto era "telefonate", sottinteso lì, ma scritto bello evidente nella frase precedente. A volte basta leggere. Sì, la città non era essenziale, non all'inizio. Infatti la si scopre dopo e continua a non essere fondamentale.


Giudizio n° 10 - Voto 6,33

Anton non mi cattura piuttosto m'infastidisce!! E' un personaggio spento, forse ha qualcosa da nascondere. Scappa dal suo futuro ritrovando rifugio in un passato che aveva snobbato....Ma che dire...fai casini e scappi... oppure ti sei rotto i coglioni di vivere da riccone e sfruttare il mondo e adesso che lo hai fatto vuoi tornare nella vecchia casa di mamma.. .. Ma che personaggio è? Comunque arriva...qualcosa arriva e si comincia a delineare...anche perché se ne parlo in maniera infastidita significa che qualcosa è arrivato. C'è poca originalità nella storia.

Colpito. Anton non deve essere simpatico e non lo è. Nemmeno dopo è proprio il massimo. Non ho mai pensato che la storia in sé fosse originale. Lo sono in qualche modo i personaggi, la storia che c'è sotto e che nell'incipit non si può vedere. 


Giudizio n° 11 - Voto 4

Scritto sospeso - non compare mai il nome del luogo - e pervaso da imprecisioni - il protagonista entra in acqua al mattino e ne esce al tramonto (?) - che riconfermano continuamente la sensazione di inconsistenza. A questo si uniscono toni altisonanti ("Impotente, distrutto, solo") e melodrammatici (come nel paragone tra protagonista e bicchiere, "opachi e sopravvissuti"). In opposizione, un eccesso descrittivo e un uso abbondante di espressioni precostituite e immagini note, gettano trama e protagonista in rigidi cliché che collidono con le inesattezze che rendono lo scritto fluttuante (che lavoro fa il protagonista?). Nel complesso, è un lavoro ancora poco armonico. 

Aridaje con il nome del luogo. Ma se fosse New York, o Bali, o Tunisi? Cosa cambierebbe nel "sentire" del protagonista? Melodrammatico, altisonante, descrittivo. Sono colpevole. Ma non c'è un rigido cliché, in realtà. E il lavoro del protagonista si scopre nel resto del romanzo, come la città, come il suo oscuro segreto, come i segreti dei suoi genitori e della signora Maria... Per quel che riguarda poi il protagonista che entra in acqua al mattino e ne esce al tramonto, bastava leggere. In quel punto Anton si sveglia a casa di sua madre che il sole è già alto in cielo (ergo non è in spiaggia), percorre a piedi e senza fretta i dodici chilometri che lo separano dal mare (a passo regolare sarebbero 12x12,5 minuti a Km, quindi circa due ore e mezza), resta a lungo su un muretto a guardare il mare poi si immerge sperando di riuscire a lasciarsi andare quel tanto da annegare ma non ce la fa. Non è che va a divertirsi, è confuso, disperato e stanco. Quando si rende conto che non si lascerà morire in quel modo esce dall'acqua e il sole sta scendendo. Mi pare che, non essendo estate, si possa fare. Comunque ok.


Giudizio n° 12 - Voto 6,67

C'è un'aria molto tetra in questa storia, in fondo è l'aria che tira tutte le volte che ci ritroviamo a fare i conti con una coscienza che ha bisogno di rimettere a posto dei tasselli prima di tornare a brillare della luce di cui è fatta. Un uomo duro che inizia a far entrare luce dentro se stesso dalle crepe che proprio lui ha prodotto. Storie che hanno molto da comunicare, sia a chi ha già intrapreso un percorso di auto consapevolezza che a chi non se ne lascia sfiorare; le parole lette non possiamo dimenticarle, archiviarle si.

Un enorme boh? Almeno dal punto di vista letterario. Poi, per il resto, avrò comunicato qualcosa?


Giudizio n° 13 - Voto 6,33

La scrittura ha un buon ritmo e buoni spunti, tuttavia spesso fanno capolino alcuni luoghi comuni tanto nella descrizione dei personaggi quanto nello stile espositivo. 

Pulito, chiaro, corretto. Almeno utile a migliorare il romanzo.


Giudizio n° 14 - Voto 2,33

Che noia tutti questi personaggi che si svegliano una mattina, aprono la finestra, hanno un brivido di angoscia e fumando una sigaretta guardano al futuro immediato di una giornata che cambierà loro la vita! Tutti così adesso gli incipit? Già visto e già letto in almeno cinque incipit, questo testo ha anche lo svantaggio di non essere scritto in maniera coerente. Prima il flash sul protagonista (o personaggio principale) poi in cinque righe la storia passata (e infodump come se non ci fosse un domani). Quindi di nuovo il senso di smarrimento e infine la spiegazione di quando era iniziato il tutto (tutto? tutto cosa?) Il testo è scritto in maniera disorganica, come se l'autore volesse scrivere qualcosa ma non sapesse né bene cosa né, soprattutto, a quale aspetto di questa "cosa" dare maggiore importanza e coerenza. Dispiace molto ma testo negativo su tutta la linea. Si fatica in maniera incredibile ad arrivare alla terza pagina. 

Ok, qui non so da dove iniziare. Il protagonista - o personaggio principale che dir si voglia - non si sveglia una mattina e apre la finestra. Certo, una mattina si rende conto che l'ha fatta grossa (e non si sa cosa fino a ben più avanti) una volta di troppo e scappa. Senza prospettive e senza un minimo di amor proprio. Ma certo dopo aver letto ben cinque incipit diversi con lo stesso protagonista non si può andare oltre la terza pagina. Disorganico? Introspezione, il protagonista ha una vita a pezzi e non sa se farla finita o meno. Ovvio che un minimo di spiegazioni vanno date nell'immediato, credo. Altrimenti come la spieghi la disperazione? Non la spieghi? Poi come con la storia della città (come se i romanzi dovessero iniziare con "Torino, esterno giorno") se la spieghi è perché l'hai accennata, se non lo fai è perché non ne parli. E tutto, il tutto cosa, è iniziato almeno quaranta anni prima. Costruzione, distruzione e ricostruzione di un uomo. Ma certo non sta tutto nelle prime tre pagine che hai letto...


Giudizio n° 15 - Voto 6,67

Il linguaggio utilizzato è semplice, ma riesce lo stesso a tenere alta l'attenzione del lettore. Bisognerebbe ripulire l'incipit dalle ripetizioni (es. "mare grigio-azzurro" / il mare che "respira"), dai luoghi comuni e dalle frasi fatte (es. "...qualcosa gli si era rotto dentro" / "era scappato da Londra e dal lavoro in un lampo"), e incongruenze di fatti e immagini (la casa "polverosa e scura" cozza con quella della donna delle pulizie che la pulisce due volte a settimana e per di più senza che nessuno la sporchi visto che è disabitata!). Il malessere del personaggio principale si coglie tutto ma, a mio avviso, le retate in bagno per vomitare l'alcol ingerito sono eccessive. Nel complesso è un incipit più che sufficiente, suscita la voglia di proseguire la lettura.

Sono più che sicura che questo giudizio lo abbia scritto un uomo: una donna sa che anche una casa disabitata si sporca in un attimo e che può benissimo essere polverosa e scura anche se passi due volte a settimana a dare un'occhiata. L'ho già detto nella puntata precedente, credo. Le ripetizioni, quando c'erano, le ho sistemate e le frasi fatte qualche volta ho scelto di lasciarle lì. Scelte di scrittrice da sottoscala, probabilmente. Ma l'incipit comunque suscita la voglia di proseguire... 


Ok, abbiamo finito. Io mi sono divertita a rispondere, senza alcuna incazzatura. Beh, forse per il 2,33. Non per altro ma perché non è un voto da dare a chi ha almeno la capacità di usare un italiano corretto. Io stessa, partecipando, ho letto degli strafalcioni mostruosi ma credo di non aver mai dato meno di 4. Alla fine ho sempre cercato di motivare ogni voto con riferimenti a frasi e passaggi. Certo no perché altri incipit erano simili. Probabilmente il mio prossimo romanzo inizierà con "era una notte buia e tempestosa" (cit.)