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19.1.23

Mentre il mondo intorno non si accorge che sto gridando

 Ti sto dicendo addio

con un inchino profondo,

e grazie. 

Di tutti i sogni, 

degli incubi 

e le ferite indecenti;

dei mille sorrisi, 

delle tante lacrime 

e le migliaia di parole. 

Sono senza dei, 

senza famiglia, 

senza patria;

senza cuore, 

senza testa 

ma sono umana. 

Ti sto dicendo addio 

mia ossessione, 

mia musa. 

E nonostante i tuoi sforzi 

per imbrigliarmi l'anima 

sono ancora libera. 

O di nuovo 

o non lo sono mai stata, 

nè lo sarò. 

Non ho pelle, 

non ho pace, 

non ho difese. 

Non un posto, 

nè un destino 

ma ancora respiro. 

Ti sto dicendo addio 

perché non è più vita 

ma una lenta e inesorabile 

piccola morte 

e io non ho più voglia

di soffrire. 

Nè voglia, 

nè forza, 

nè fiato;

non più un singolo

istante 

di questo... 



3.1.23

Su e giù

 


Sto facendo su e giù

con altri pensieri. 

Un panda sul pigiama,

torta sullo stomaco.

Prima non c'eri, 

non vale. Vattene via. 

Ho voglia di indossarti,

di portarti dentro, 

di mandarti al diavolo. 

Di essere perfida, 

di non essere io, 

di dimenticare,

di ricordare solo sorrisi. 

Colori abbastanza diluiti,

soffia per vedere.

Ho voglia di gridare,

di gridare.

Sono muta. 

27.4.21

Sottile

 Perfettamente confusa.



Sottile ritorna il pensiero, il legame, l'immagine della tua pelle. S'insinua. Non è, come non è mai stato, ma torna. L'idea di una possibilità, l'idea di poggiare la schiena alla tua e respirare su un prato.

Annebbiata, come ricordi in una vecchia pellicola. Non c'è. L'odore del tuo collo. Un gesto. Nessuno.

Ché quel che stringo mi soffoca. Quel che mi stringe mi mostra chi sono. Lo specchio, il rifugio nella carne, il dolore come d'aver perso la rotta. E i pensieri, e un amante perduto e quei ricordi lontani. Niente è stato vero, niente lo è troppo a lungo quando non sei, o non sai di essere.

Ho vissuto un sogno, più d'uno, in cui ero Regina di un castello lontano e il mio Re tornava dalla guerra con cavalieri e omaggi, e omaggio di cavalieri ma poi riandavo alla finestra e i cavalli s'allontanavano e io restavo avvolta e sola in un drappo colmo di tramonti. E lacrime, e ferite sul corpo che non si vedono.

I miei lacci recisi, ma la mente corre e non è a te che viene se deve venire. Va. Una maschera da indossare prima che qualcosa inizi davvero. La paura. Il bisogno. Quel disagio. Il desiderio di sparire, di non essere più, di non perdere il controllo. Il desiderio più forte, e gli occhi chiusi.

Domande, parole, la storia che prende un contorno oscuro. La mia vita che com'era è finita. La mia vita che non so più com'è. Ma grida.

Basta. Basta. Basta. Amami. Non farlo mai più. Non costringere il mio cuore a odiarti, non distruggere l'idea. Scioglimi.

Ed ecco, vedi, che in tutto questo non c'è il tuo nome ma mille altre cose e comunque allungo la mia mano per cercare la tua e sanguino perché non sei. Non sei, non sono, non c'è niente qui addosso. È solo tutto qua dentro e pieno di mille parole e sorrisi. Tra cent'anni sarai un filo nei miei capelli lunghi, tu resterai sottile. Sul mio corpo tutto senza esserci mai.

Amami. Non così, amami. Io sto guarendo le ferite che non sai d'avermi fatto, le ferite che mille dita affilate han fatto sanguinare prima che tu fossi in me. E ora, ora che so chi sono ho bisogno che tu sia. Ora che deliro e che non sei tu il fantasma cui mi rivolgo, ecco, vorrei carezzare le tue mani e non baciarti mai, vorrei incontrare i tuoi occhi e il tuo sorriso lontano ancora una volta prima di andare. 

Non voglio andare. Non esisto. Sono.

15.4.14

Petali

Velluto d'orchidea è la mia pelle,
colori sgargianti che indosso all'alba
per donarti il giorno.
Viola del pensiero che s'insinua
tra le ciglia lunghe del tuo sorriso
all'imbrunire.
Rosa di sabbia esposta agli elementi
mi disgrego;
perle che rotolano sul fondale.
Gelsomino che appassisce al sole
e all'abbandono
dopo una notte in cui l'amore vince.
Sboccio in tua presenza
e il capo chino al tuo cospetto;
m'inginocchio, vita,
se coi tuoi soli baci e insieme al tuo respiro,
fondendoci, ripeterai "per sempre"
recidendo con un colpo l'esile mio stelo.
Sono fiore di cristallo, petalo di ghiaccio,
posso frantumarmi
al tocco indelicato di una parola sola.
In mille pezzi, profumata e bella,
mi spezzerò d'incanto
alla menzogna dolce che vai dicendo...

Sortilegio

In questo luogo di confine
tra la terra e il cielo,
l'altro regno in cui sono sovrana,
in cui sono solo pensiero e sogno;
qui hai scelto di vivermi per sempre.
Nessuna pallida finzione di realtà,
giorni e notti confuse
in un continuum che non può esistere,
personaggio di una favola
le cui parole stentano
a rimanere impresse.
Questo il mio destino.
Il limbo delle cose non dette, 
solo desiderate,
che non si muovono verso il vero,
ma restano indelebili
ed eterne in ogni caso.
Quasi vive e immobili.
Statue di corpi immersi in liquidi pensieri,
sangue che pulsa all'unisono
all'altro capo del mondo.
Il battito d'ali che distruggerà ogni cosa,
ovunque.
Perché pensiero siamo,
e parole soltanto.
Ma vibriamo insieme
e solo questo può cambiare un mondo.
Insieme.
Un noi che si fa corpo
e che non teme la decadenza di ogni cosa.
Un noi che muta forma e sostanza,
che noi viviamo in questo o in altro posto.
Altrove,
dove una cupa sovrana attende la sua notte;
o dove, quando l'altrove scompare,
conosce posto e luogo e non domanda.
Ché le domande vogliono risposta
e le risposte non soddisfano il bisogno.
Ché il bisogno è solo esserci
e noi questo vogliamo,
noi questo facciamo, ma non siamo.
Il desiderio d'essere qualcosa
si perde nelle immagini d'un sogno.
Odori e sapori che s'inventano
per creder vero tutto,
ma cosa è la realtà non ci è dato di sapere.
Vivo, nell'aria che tu Vita mi concedi,
perdendomi nel sogno che tu esista,
reale, e che un giorno resti.
Un solo giorno senza notti,
come in sortilegio,
che sia per sempre.
Perché per sempre sveglia,
io possa vivere sognando.

6.4.14

Divino

Il respiro come il cuore è scomposto.
Sotto alle mani la pelle freme,
non c'è più mente, elettricità.
Suoni che la gola emette
incontrollati,
note di piacevole dolore.
Guerra dei sensi
incapaci di cogliere un tutto
si soffermano in aree confuse.
Brividi e caldi languori.
Notte infinita coperta di stelle
sovrasta desideri e sogni,
trasporta grida d'estasi
e vivi...
Immersa nel caldo,
oscuro mare del peccato,
il mio corpo muta,
divino,
forma e essenza,
pura energia.

21.1.14

Una domenica in biblioteca

Domenica mattina sveglia presto e via, alla volta di Trino Vercellese, dove l'associazione culturale Gruppo Senza Sede ha organizzato per me una presentazione di Parole d'amore insano.
La location scelta era la sala della Biblioteca Comunale, un luogo spettacolare, in cui una quindicina di temerari ha non solo assistito alla presentazione, ma anche posto domande che hanno fatto protrarre l'evento per oltre due ore.
Con l'accompagnamento musicale della fidatissima Ilaria Pisacane, con il suo flauto traverso e un bizzarro leggio fatto di libri impilati, e con l'intervista guidata da Cinzia, la lettura delle poesie e la successiva discussione mi hanno lasciato una eco di pensieri che probabilmente riorganizzerò col tempo.
L'importanza della qualità, ad esempio. La necessità dell'educare alla lettura, non solo della poesia, una certa nostalgia per un vecchio modo di intendere l'insegnamento delle materie umanistiche, l'auspicio di un ritorno a ritmi più umani - cosa che temo non sarà facile.
Insomma, forse sto invecchiando, ma il mandare a memoria le poesie credo che manchi. Credo manchi il tempo in generale per affrontare l'arte in modo corretto. E le riflessioni su cosa sia arte. Se si possano sostituire le canzoni alla poesia, se sia importante la forma o la creatività senza regole. Qualità o quantità, nuovi media o libri classici.
Su quanto si sia persa la concezione di fatica per ottenere un risultato, di quanto si sia superficiali e poco attenti alla propria vita e alle cose che abbiamo intorno.
Ho ovviamente trovato il modo di fare delle facce improponibili, mentre Cinzia parlava di quanto ci si sbagli considerando lo scrittore o l'intellettuale come una persona al di fuori del mondo, che vive delle sue parole e invece arrivo io e lavoro, cucino, dipingo, faccio cose comuni. Beh, forse s'è smarrita la dimensione del fare cultura, posto che io sia in grado anche solo di parlarne. Credo che l'intellettuale da salotto vada sostituito con un mini-intellettuale che però parla di cose semplici e non si riempie la bocca di paroloni e di citazioni colte per impressionare un pubblico.
Foto di gruppo con assessori e parte del gruppo, vendita di qualche piccola copia ai presenti con rito dell'autografo compreso (mi ci devo abituare, a firmare per intero) e via, verso un bar pasticceria dove abbiamo continuato a chiacchierare per altre due ore buone, terminando con un bel vassoio di pasticcini.
Insomma, poetesse incicciate e lanciate nella promozione. In attesa di cominciare la promozione del romanzo. Presto.




20.11.13

Assenza

I giorni piangono le tue ferite,
mio cuore.
Silenzio, come astro infuocato,
sorge nel nero del cielo
e attende.
Che sia destino, volontà,
che sia solo un sogno.
A lavare il sangue
le mani, la bocca,
solo acqua piovana.
Desolato
muore il Sole,
in assenza di te.

28.9.13

Vie

Che poi le vie han nomi tutti uguali, e le vite a volte anche. E i ricordi che si mescolano alle note, e le lacrime ai sorrisi. 
Capita di passare, a volte, in certi luoghi che ti han preso l'anima. E ci muori cento volte, ma ci torni ancora. Alzi lo sguardo e non incontri occhi, vorresti perle e ti rimane sabbia. Ma quella nebbia e quel che non sei più, quelle te le porti una vita addosso...

18.8.13

Mattina

Questa mattina
è un occhio di rettile,
sinistro e scrutatore.
Tre gatti, due neri e uno bianco
disposti a triangolo
che attendono.
Questa mattina
è parole e rifiuto,
memoria.
Sole che scalda,
ghiaccio che resta,
vuoto.

19.6.13

Silenzio

Le parole del silenzio,
vortici di vento,
non soffiano
dolci al mio orecchio.
Manca l'assenza d'aria
a sospendere il mondo,
manca la vita che turbina,
la carezza dei sensi.
Silenzio scompare
e lascia il posto al caos,
vento di tempesta,
scoperchia esistenze.
Non rossi tramonti,
ma quiete acque,
lento ondeggiare,
argini sospesi.
Questo cerco,
silenzio,
come ascolto del cuore.
Soltanto.

28.5.13

Sabbia

Alla luce della luna
il mio respiro si perde
nell'ovatta scura,
in altri respiri,
in fusa soffuse,
e cio' che sono
diviene immateriale.
Guarda, nel palmo
niente rimane
tranne la sabbia
di mari sconosciuti
che mai sfiorero'.
Mi fondo con l'aria,
rimango nel tuo respiro
il tempo che basta
per farti capire:
niente muore
sotto questa luna.

21.4.13

Scalini

Stanotte
ho aperto la porta e
sceso sette scalini bianchi,
e nel buio ho chiamato il tuo nome.
Non c'era altro che silenzio
e pace, e calma,
e dal buio nessuna risposta,
anche se non erano parole quelle che cercavo.
A piedi nudi, laggiù,
ho aspettato un sussurro,
un battito, uno solo.
Ma non era quello che cercavo.
Ho aperto il palmo
e lasciato cadere la speranza.
Io tornerò per quelle scale
scendendo a piedi nudi
scalini ruvidi e chiari
come il tuo cuore.
E lo farò finché non trovo
quello che sto cercando,
che il buio lo voglia o no.

12.3.13

Io dico

Io dico che ti amo e non so che diavolo dico. Lo dico da quando ho capito che al di là di ogni cosa ci sei tu. L'uomo delle parole e dei sorrisi strappati a bocche incapaci di ridere della vita.
Io dico che ti amo e ancora non so che voglia dire. So che ti appartengo al di là di ogni destino, di ogni tempo e luogo, so che siamo uno.
Dico che ti amo e ho paura e non ne ho, come di ogni incognita. Lo dico col sorriso, con parole assurde, con pentole dimenticate sul fuoco e colori di glicini e gerani in fiore. Vorrei fuggire in te, ma ciò che mi è dentro è già tuo, che si trattasse anche solo di viscere e stupidi organi pulsanti.
Dico che ti amo e vedo delfini, e vedo piccole e tonde madreperle nascoste.
Ti dico che ti amo e ti amerò, anche, qualsiasi cosa significhi.
Che sia una carezza, che sia pazzia, che sia semplicemente vita.
L'amore è un groviglio di spine i cui pochi e minuscoli fiori hanno un profumo sublime. A volte è necessario spingersi tra i rovi per annusarne uno, le mani sporche di sangue, ma vale sempre la pena anche se quel profumo non dura che un istante nella vita.
Squarci di luce e ombra inondano i pensieri scacciando il dolore.

23.2.13

Sono lenta

Ho i miei tempi,
ho bisogno di muovermi piano.
E anche quando sento
che il tempo non c'è,
quando tutto preme
perché io mi muova,
anche allora vado piano.
E aspetto,
io aspetto,
e sopravvivo.
E sopravvivendo muoio.
E vivendo mi consumo,
amando io vivo,
trattenendo una mano
che si poggia sul seno.
La vita si schiude
la lenta primavera arriva,
e non respiro
in una strana attesa
di qualcosa che mi mangia
il tempo, ora che il tempo
è vivo e muove.
Cammina, ogni giorno,
e non m'aspetta
perché sono lenta
e aspetto il tempo.
Dammi una mano,
sto vivendo.

15.2.13

Luce

Ah, se fosse vero il sogno,
Starei tra le tue braccia,
Assorta
Mentre sul mare
Il sole cresce e colora
Il mondo.
Non negherei le lacrime
Al tuo sguardo
E bacerei le tue
Senza ritegno.
Ti regalerei perle
E pezzi di vetro
Per costruire un castello
Di quadri e cuori
E giocherei con te
Sotto la luna piena.
Giorno e notte
Insieme,
Buio e luce.
T'amerei, amore,
Come fosse l'ultimo giorno
Del mondo che ho creato per te.
Piu' della vita, amore
E' luce...

10.2.13

Desidero

Cammino,
nella notte scura di un giorno
mai ancora vissuto,
piangendo lacrime buie
in un lamento continuo.
Io,
sciocca e senza coraggio,
inciampo, cado al suolo,
mi ferisco le mani
e con questo sangue che cola
continuo a camminare
fino allo specchio d'acqua nera
e uso gli artigli che ho per mani
per strapparmi questo cuore marcio
dal petto inutile,
lo lancio nel vuoto
in pasto ai vermi
come gli compete.
Poi scendo
passo dopo passo
mi immergo.
Come manto di velluto
l'acqua mi cattura, mi copre.
Lascio andare il corpo,
mi abbandono
affinché mi inghiotta
mi divori
mi renda parte
dell'utero del mondo,
mi prenda la vita.
Inutile, come il mio cuore,
è il mio respiro.
Nulla, solo la notte,
solo il buio,
solo questo desidero.

30.10.12

Fiabe

Io, egoista,
mi specchio nell'acqua
di Narciso.
Bella del Reame,
cuore di cervo in mano,
uccido il cacciatore.
Vecchia megera prepotente,
insulsa piccola troia,
voglio il mio pasto.
Mostro.
Non sono altro che questo,
fantasma che cerca fantasmi.
Veleno nell'offerta della mela,
pungo la rana che mi porta,
scelgo di annegare.
Ripeto forse il mio destino,
forse morendo vivo,
forse vivendo muoio.
Racconto fiabe a me stessa,
cerco l'isola che non c'è,
sciolgo le ali al sole.
Un suicidio, la vita.
Quanto scontare per vivere,
quanto sognare invano.
Quanti i tramonti che ho perso
sulle acque agitate dei miei sonni,
senza pensiero alcuno.
Non srotolo il mio gomitolo
in un labirinto oscuro,
scelgo la morte. La vita fa male.
Costa troppo volare tra le stelle,
offro il mio cuore in pasto,
se davvero ne ho uno.

Lampi


Il tempo mi muore attorno,
come aria che si fa grigia e densa,
il mondo si rovescia,
la notte non mi è amica.
Battiti e rintocchi,
minuti, giorni, distanze.
Visioni di possibilità che svaniscono,
se solo si potesse stringere il pugno
senza che tutto sfugga. Tempo e sangue.
Quel sogno improvviso e bizzarro
così delicato e puro, naturale
come nulla è mai stato,
ferito, squarciato e lasciato
immobilizzato nell’oblio.
Fino a quando,
lampi di luce rossa,
gioia non provata ancora, sorriderò.

4.10.12

Sussurri

I sospiri sopiti riemergono,
violenti e reali,
nel gemito d'amore.
Come sentimenti
un tempo nascosti
diventano infine reali.
Nuovi desideri,
la visione di corpi,
e svariati colori sulla pelle.
E una tazza calda
che sfiora
labbra rosse.
Piedi nudi camminano
tra polvere e veli
mentre fuori arde il sole.
La tenda spostata
rivela l'arte
e uccide la morte.
Sorrisi e sussurri,
il giorno
che segue la notte.