21.10.12
20.10.12
Quelle volte
A volte le lacrime arrivano all'improvviso, solo a sentire una sequenza di parole.
Niente di esplosivo o romantico, niente di toccante o di emotivamente destabilizzante. Solo una frase che ti ricorda che tempo fa stavi raccontando di una tua intuizione a un'amica tramite sms, anche con una certa foga. Amica che ti risponde come se fossi un po' matta, perché proprio quell'intuizione non la recepisce, non riesce a seguirti. In un qualche modo una affermazione forte riguardo al rapporto tra vittime e carnefici. Niente di eccezionale, ripeto. Solo un'intuizione condivisa via sms.
Eppure, nel momento in cui senti ripetere lo stesso concetto durante una lezione del venerdì da qualcuno che di certo ne sa più di te... ecco...
Le lacrime arrivano. Sembra poca cosa, ma quel concetto lo avevi intuito almeno un mese prima che lui ne parlasse. Lui, il tuo maestro, che le cose le dice meglio e che riesce a esprimersi certo in modo che più persone comprendano il messaggio. Ti tocca, lo sai. Perché della tua vita si tratta. Non solo delle tue intuizioni, proprio della tua vita.
Niente di esplosivo o romantico, niente di toccante o di emotivamente destabilizzante. Solo una frase che ti ricorda che tempo fa stavi raccontando di una tua intuizione a un'amica tramite sms, anche con una certa foga. Amica che ti risponde come se fossi un po' matta, perché proprio quell'intuizione non la recepisce, non riesce a seguirti. In un qualche modo una affermazione forte riguardo al rapporto tra vittime e carnefici. Niente di eccezionale, ripeto. Solo un'intuizione condivisa via sms.
Eppure, nel momento in cui senti ripetere lo stesso concetto durante una lezione del venerdì da qualcuno che di certo ne sa più di te... ecco...
Le lacrime arrivano. Sembra poca cosa, ma quel concetto lo avevi intuito almeno un mese prima che lui ne parlasse. Lui, il tuo maestro, che le cose le dice meglio e che riesce a esprimersi certo in modo che più persone comprendano il messaggio. Ti tocca, lo sai. Perché della tua vita si tratta. Non solo delle tue intuizioni, proprio della tua vita.
14.10.12
Creazioni
Capita che qualcuno mi chieda un lavoro specifico, non spesso ma capita. Allora mi ci metto e creo uno sfondo
Poi procedo riempiendolo con la base su cui lavorare e ...
Procedo con il disegno richiesto, cercando di dare il giusto spazio a ogni elemento.
Ora qui mancano solo delle pelose e orribili zampacce. Vi farò sapere come va a finire questa storia aracnofobica che sto creando per la mia collega russa.
8.10.12
Equilibrio
Certe volte non riesco a dormire, spesso ultimamente.
Non è solo l'insonnia. Energia. Cose che mi si muovono accanto. E il bisogno di un sussurro di vita mi fa battere il cuore più forte. Come attacco d'ansia si muove il respiro. La quiete che non arriva ad accogliermi tra le sue braccia. E la paura di perdere l'equilibrio.
La paura di cedere all'emozione e all'infinito desiderio di essere speciale. Di non volermi vedere uguale agli altri, di sapere che qualcosa di diverso mi aspetta poco più in là...
E ancora il cuore in gola, ogni volta che mi sdraio e aspetto il sonno, e il respiro che si fa corto.
E gli occhi che non si vogliono chiudere.
Questa mia ricerca di un equilibrio, mi chiedo... a che è servita? Se ancora oggi tremo e scalpito. Se non mi basta respirare. Se non basta scrivere, dipingere. Se i progetti che quest'estate mi facevano lavorare sodo ora che non si muovono mi soffocano.
Non che tema per la loro immobilità, è che io non riesco a muovermi per paura di spezzare un equilibrio. Eppure l'energia che sta travolgendo il mio corpo non mi chiede altro che un passo. Uno solo verso il baratro. Verso l'ignoto.
E io quel passo ho paura di farlo. Come sempre. Il primo passo. Terribile. Verso il futuro.
Non è solo l'insonnia. Energia. Cose che mi si muovono accanto. E il bisogno di un sussurro di vita mi fa battere il cuore più forte. Come attacco d'ansia si muove il respiro. La quiete che non arriva ad accogliermi tra le sue braccia. E la paura di perdere l'equilibrio.
La paura di cedere all'emozione e all'infinito desiderio di essere speciale. Di non volermi vedere uguale agli altri, di sapere che qualcosa di diverso mi aspetta poco più in là...
E ancora il cuore in gola, ogni volta che mi sdraio e aspetto il sonno, e il respiro che si fa corto.
E gli occhi che non si vogliono chiudere.
Questa mia ricerca di un equilibrio, mi chiedo... a che è servita? Se ancora oggi tremo e scalpito. Se non mi basta respirare. Se non basta scrivere, dipingere. Se i progetti che quest'estate mi facevano lavorare sodo ora che non si muovono mi soffocano.
Non che tema per la loro immobilità, è che io non riesco a muovermi per paura di spezzare un equilibrio. Eppure l'energia che sta travolgendo il mio corpo non mi chiede altro che un passo. Uno solo verso il baratro. Verso l'ignoto.
E io quel passo ho paura di farlo. Come sempre. Il primo passo. Terribile. Verso il futuro.
6.10.12
Un niente
Un gesto solito, l'indifferenza colpisce nel segno. Quando non esisti c'è libertà, in fondo.
E alla lunga ti abitui al vuoto che c'è al tuo posto. Lo riconosci come vero. Gli dai il tuo nome e lo fai vivere al posto tuo. Un modo diverso di vivere, invisibile e perennemente altrove. Diventa questo.
Non del tutto spiacevole, se si guarda bene.
Se si dimentica di esistere davvero si inventano mondi. E si comincia a desiderare di vederli davvero, di poterli vivere.
Di riempirli di oggetti propri, di dare loro colori e sapori che da invisibile non senti più.
E ti chiedi se sanguineresti in quei mondi come hai smesso di sanguinare qui. Se potresti sentire il tuo stesso corpo fremere di piacere, se i cibi saprebbero di buono o sarebbero insipidi come quelli che qui trovi gradevoli.
Che strano come un solo gesto possa farti cambiare un mondo. Basta poco. Un niente. Anzi, la mancanza di un tutto. La differenza tra la vita e la morte, forse.
E alla lunga ti abitui al vuoto che c'è al tuo posto. Lo riconosci come vero. Gli dai il tuo nome e lo fai vivere al posto tuo. Un modo diverso di vivere, invisibile e perennemente altrove. Diventa questo.
Non del tutto spiacevole, se si guarda bene.
Se si dimentica di esistere davvero si inventano mondi. E si comincia a desiderare di vederli davvero, di poterli vivere.
Di riempirli di oggetti propri, di dare loro colori e sapori che da invisibile non senti più.
E ti chiedi se sanguineresti in quei mondi come hai smesso di sanguinare qui. Se potresti sentire il tuo stesso corpo fremere di piacere, se i cibi saprebbero di buono o sarebbero insipidi come quelli che qui trovi gradevoli.
Che strano come un solo gesto possa farti cambiare un mondo. Basta poco. Un niente. Anzi, la mancanza di un tutto. La differenza tra la vita e la morte, forse.
4.10.12
Sussurri
I sospiri sopiti riemergono,
violenti e reali,
nel gemito d'amore.
Come sentimenti
un tempo nascosti
diventano infine reali.
Nuovi desideri,
la visione di corpi,
e svariati colori sulla pelle.
E una tazza calda
che sfiora
labbra rosse.
Piedi nudi camminano
tra polvere e veli
mentre fuori arde il sole.
La tenda spostata
rivela l'arte
e uccide la morte.
Sorrisi e sussurri,
il giorno
che segue la notte.
violenti e reali,
nel gemito d'amore.
Come sentimenti
un tempo nascosti
diventano infine reali.
Nuovi desideri,
la visione di corpi,
e svariati colori sulla pelle.
E una tazza calda
che sfiora
labbra rosse.
Piedi nudi camminano
tra polvere e veli
mentre fuori arde il sole.
La tenda spostata
rivela l'arte
e uccide la morte.
Sorrisi e sussurri,
il giorno
che segue la notte.
1.10.12
Sole, cuore, amore...
Che la vita è strana...
Da qualche tempo non riesco a scrivere di mostri. Non li sogno, non ci penso e non mi viene nulla quando mi piazzo lì con la tastiera. Dita immobili o veramente impacciate. E dire che il romanzo ora noto come J&J (ma che avrà altro titolo) a me piace molto e non solo a me. Ma non ce la faccio.
E nemmeno a modificare il tascabile, cosa che faccio con lentezza visto che non sono abituata a riscrivere nulla - mai fatto nemmeno un tema in brutta in tutta la carriera scolastica.
Non posso dire di essere contenta, mi sembra di non riuscire mai a concludere molto.
Ma ho preparato il romanzo - quello solito - per il Premio Calvino, ho lavorato un poco qua e un poco là, ho inziato a dipingere in modo leggermente diverso, e ho inaspettatamente iniziato una storia nuova completamente diversa dal mio solito. Una storia dolorosa e intensa (non me lo dico da sola, giuro), ma una storia d'amore. Non che non ci sia amore nelle storie che scrivo, c'è sempre. Ma di solito è un amore più cattivo, aggressivo, a volte confuso.
Invece qui no. Una storia delicata. Come non mi è mai passato per la testa di scrivere. E la sento, e le parole vengono da sole, senza sforzo alcuno, come è giusto che sia. Come mi succede quando qualcosa funziona. Come è successo per le prime 300 pagine di J&J e del tascabile, come è successo per i 212mila caratteri (130 pagine circa) del romanzo in partenza per il Calvino.
E mi sento più delicata io, in un certo senso. E ho voglia di cantare, tanto che giovedì sarò a una lezione di prova per riprendere il lavoro alle corde vocali dopo anni. Non so dove mi porterà, credo da nessuna parte, ma mi divertirò una volta tanto.
E non so che altro dire se non che mi sento orribilmente bene.
Da qualche tempo non riesco a scrivere di mostri. Non li sogno, non ci penso e non mi viene nulla quando mi piazzo lì con la tastiera. Dita immobili o veramente impacciate. E dire che il romanzo ora noto come J&J (ma che avrà altro titolo) a me piace molto e non solo a me. Ma non ce la faccio.
E nemmeno a modificare il tascabile, cosa che faccio con lentezza visto che non sono abituata a riscrivere nulla - mai fatto nemmeno un tema in brutta in tutta la carriera scolastica.
Non posso dire di essere contenta, mi sembra di non riuscire mai a concludere molto.
Ma ho preparato il romanzo - quello solito - per il Premio Calvino, ho lavorato un poco qua e un poco là, ho inziato a dipingere in modo leggermente diverso, e ho inaspettatamente iniziato una storia nuova completamente diversa dal mio solito. Una storia dolorosa e intensa (non me lo dico da sola, giuro), ma una storia d'amore. Non che non ci sia amore nelle storie che scrivo, c'è sempre. Ma di solito è un amore più cattivo, aggressivo, a volte confuso.
Invece qui no. Una storia delicata. Come non mi è mai passato per la testa di scrivere. E la sento, e le parole vengono da sole, senza sforzo alcuno, come è giusto che sia. Come mi succede quando qualcosa funziona. Come è successo per le prime 300 pagine di J&J e del tascabile, come è successo per i 212mila caratteri (130 pagine circa) del romanzo in partenza per il Calvino.
E mi sento più delicata io, in un certo senso. E ho voglia di cantare, tanto che giovedì sarò a una lezione di prova per riprendere il lavoro alle corde vocali dopo anni. Non so dove mi porterà, credo da nessuna parte, ma mi divertirò una volta tanto.
E non so che altro dire se non che mi sento orribilmente bene.
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