Avevamo mangiato in cucina, anche se era la vigilia di Natale.
La casa al secondo piano di Via Collegno era accogliente, forse solo poco luminosa. Eravamo arrivate da Milano, mamma e io, per passare il Natale in famiglia. All'epoca, io avevo cinque anni circa, vivevamo lì. Con noi uno zio e un pacco enorme.
Sapevo che la nonna M.T. aveva preparato l'albero in salotto, per questo non ci si poteva andare. Babbo Natale, Gesù Bambino e tutta l'allegra combriccola che porta i doni ( ma allora ero piccola per pormi certi problemi e mi bastava accettare quel che mi veniva detto) dovevano lavorare soli e tranquilli. Pena l'assenza di regali.
La cucina dava sul cortile, le piastrelle ai muri, un tavolo di quelli allungabili, un frigorifero con la maniglia enorme. Le sedie classiche di metallo e robaccia di un blu improbabile. Abbiamo cenato, con calma. Non c'era fretta. Non quella sera. I nonni, la bis nonna M.L. e noi due.
Al momento giusto la nonna M.T. mi ha dato il permesso di andare in salotto. Dovevo fare piano, unica condizione.
La porta doppia coi vetri smerigliati l'ho aperta con una lentezza incredibile. Ho acceso la luce, anche se arrivavo a malapena all'interruttore. Il grosso lampadario a gocce di cristallo si è illuminato con un pop! Al di là dell'isola dei divani e dell'angolo della tv vedevo l'albero. Accanto al bow window, alto e perfettamente decorato. Brillante nella sua semplicità.
Ho camminato, come in trance, osservando l'albero e aspettando da un momento all'altro di vedere i regali nascosti da uno dei divani. Nessun rumore proveniva dalla strada e nemmeno dalla cucina. Ma non ci facevo caso, affatto.
Sotto all'albero, sdraiato tra i rami più bassi, c'era un leone di peluche lungo un metro. Non era in un pacco, era lì, libero e per me. Enorme. Più lungo di me.
Ricordo di essermi emozionata tanto da non riuscire ad avvicinarmi. Tutta la famiglia (materna) stava lì a guardarmi, divertita. E io con occhi sognanti che vivevo un momento bellissimo della mia vita.
Il leone ce l'ho ancora. Ha il banalissimo nome Leo, è spelacchiato e spiaccicato dai lavaggi e dai mille traslochi. E dal fatto che ho dormito con lui per anni, anche da ragazzina.
Questo forse è il Natale passato che amo di più.
30.11.09
26.11.09
Cose cinesi
Il ramo cinese è ramingo.
La fiamma cinese è fiamminga.
La mazza cinese è Mazinga...
La guardia cinese è guardinga!
La fiamma cinese è fiamminga.
La mazza cinese è Mazinga...
La guardia cinese è guardinga!
23.11.09
Per favore non mordermi sul collo
Ovvero, la mia passione per i vampiri ha degli oscuri motivi.
La figura del vampiro è quella che ho più amato tra i mostri, i cattivacci di turno. Da una parte il discorso è semplice, se penso che ho sempre avuto una strana curiosità riguardo alla morte. Il primo lavoro che ricordo di aver voluto fare da bimba era... l'anatomopatologo, o il coroner, o qualsiasi cosa facesse Quincy in tv. Volevo investigare la morte. Capire il mistero che contiene e che cosa è davvero la vita, alla fine.
Quindi l'idea di un morto che vive, se ne va in giro e ben poche cose possono eliminarlo mi ha sempre fatto un certo effetto. Meglio dello zombie, che è più terra terra, il vampiro ha quel tanto di aristocratico e di colto pur avendo una natura poco socievole. Chi meglio di lui può sfruttare il tempo, eterno, in modo costruttivo. Che so, imparare a suonare, a ballare, a parlare tutte le lingue possibili. Leggere ogni libro esistente, vedere ogni film, ascoltare qualsiasi disco...
Poi vive di notte. Già questo aggiunge cento punti nella classifica. Il momento del divertimento, del non-lavoro, dei sogni, del sottile limite tra possibile e impossibile.
Si nutre di sangue, non ha che da uscire e ne trova. Non come i ristoranti chiusi alle 22. Un po' di sangue si trova sempre. E non ha bisogno di andare in bagno. Altra cosa da cento punti.
Tendenzialmente pare che il vampiro sia sexy. O ce lo dipingono così. Affascinante, intrigante, con un certo savoir fare... E questo connubio tra sesso e sangue a me è sempre piaciuto. Lo trovo romantico: perdersi nell'amplesso, lasciarsi andare, eliminarsi, annullarsi in un atto sublime.
Il vampiro non invecchia. Altri cento punti, se non di più. Non ha da preoccuparsi per le rughe, per la cellulite, i capelli che diventano bianchi.
Ultimo ma non di minore importanza c'è il fatto che, in quasi ogni tradizione sul pianeta, il vampiro non procrea.
Si diverte, mangia, dorme, resta giovane e bello, non ha da mettere la testa a posto e ha un sacco di tempo.
Il vampiro è l'essere perfetto. Almeno per me, che non sono particolarmente attratta dalla vita diurna, dal lavoro e dalle responsabilità, dalla vecchiaia e dalla maternità, dal cibo (in certi casi) e vorrei vivere di hobby e avventure alla luce lunare.
La figura del vampiro è quella che ho più amato tra i mostri, i cattivacci di turno. Da una parte il discorso è semplice, se penso che ho sempre avuto una strana curiosità riguardo alla morte. Il primo lavoro che ricordo di aver voluto fare da bimba era... l'anatomopatologo, o il coroner, o qualsiasi cosa facesse Quincy in tv. Volevo investigare la morte. Capire il mistero che contiene e che cosa è davvero la vita, alla fine.
Quindi l'idea di un morto che vive, se ne va in giro e ben poche cose possono eliminarlo mi ha sempre fatto un certo effetto. Meglio dello zombie, che è più terra terra, il vampiro ha quel tanto di aristocratico e di colto pur avendo una natura poco socievole. Chi meglio di lui può sfruttare il tempo, eterno, in modo costruttivo. Che so, imparare a suonare, a ballare, a parlare tutte le lingue possibili. Leggere ogni libro esistente, vedere ogni film, ascoltare qualsiasi disco...
Poi vive di notte. Già questo aggiunge cento punti nella classifica. Il momento del divertimento, del non-lavoro, dei sogni, del sottile limite tra possibile e impossibile.
Si nutre di sangue, non ha che da uscire e ne trova. Non come i ristoranti chiusi alle 22. Un po' di sangue si trova sempre. E non ha bisogno di andare in bagno. Altra cosa da cento punti.
Tendenzialmente pare che il vampiro sia sexy. O ce lo dipingono così. Affascinante, intrigante, con un certo savoir fare... E questo connubio tra sesso e sangue a me è sempre piaciuto. Lo trovo romantico: perdersi nell'amplesso, lasciarsi andare, eliminarsi, annullarsi in un atto sublime.
Il vampiro non invecchia. Altri cento punti, se non di più. Non ha da preoccuparsi per le rughe, per la cellulite, i capelli che diventano bianchi.
Ultimo ma non di minore importanza c'è il fatto che, in quasi ogni tradizione sul pianeta, il vampiro non procrea.
Si diverte, mangia, dorme, resta giovane e bello, non ha da mettere la testa a posto e ha un sacco di tempo.
Il vampiro è l'essere perfetto. Almeno per me, che non sono particolarmente attratta dalla vita diurna, dal lavoro e dalle responsabilità, dalla vecchiaia e dalla maternità, dal cibo (in certi casi) e vorrei vivere di hobby e avventure alla luce lunare.
18.11.09
Differenze
Il bambino biondo si sporge dal suo posto sulla panca della chiesa e, riferendosi al vampiro Bill che sta parlando della guerra di Secessione, dice a sua madre:
"Mamma, hai visto come è bianco?"
La mamma non alza la testa e sussurra:
"No, tesoro. Noi siamo bianchi, lui è morto."
True Blood, prima serie.
"Mamma, hai visto come è bianco?"
La mamma non alza la testa e sussurra:
"No, tesoro. Noi siamo bianchi, lui è morto."
True Blood, prima serie.
17.11.09
Idee
Sono quelle cose che mi capitano a volte.
Troppe idee in una volta sola, troppe cose da dire e nei sogni la tastiera del telefono si popola di strani simboli che mi impediscono di parlare.
Le idee mi assalgono nei momenti più impensati, o di notte non mi lasciano dormire. Ci penso e ci ripenso, poi a volte mi sembrano così stupide, altre volte basta un piccolo commento e mi sembra che anche questa volta io stia sbagliando mira.
No, non la sto sbagliando. Io non riesco a smettere di scrivere anche quando scrivo cazzate su un blog. Quando copio frasi dai libri, quando tutto mi sembra così chiaro.
Come una volta.
Sì, c'è stato un momento nella mia vita in cui il mondo e la vita mi sono apparsi chiari e limpidi. Un momento in cui tutto era comprensibile nella mia giovanissima mente. Non bello, non brutto, ma chiaro.
Così ora, anche se le cose sembrano avere un loro senso, ho solo voglia di sfuggire alla realtà. Di perdermi in un libro, in un film, in personaggi irreali, impalpabili. In situazioni finte ma a modo loro consolatorie. Faccio fatica a restare qui. Cerco di perdere i pensieri nei mondi che creo, mi allontano quasi da tutti. Quasi.
E mi emoziono con la musica nelle orecchie; stamattina Eddie Vedder mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Di felicità, perché amo la sua voce e mi piaceva quello che stava dicendo con la sua chitarra acustica a sottolineare il tutto. Di felicità perché ero fuori dal mondo anche mentre attraversavo la strada a Porta Susa, perché stavo pensando a un personaggio coi capelli rossi che sarà il padre di Dorotea e forse anche di Damiana. Lo vedevo chiaramente, mentre sorrideva e i suoi occhi azzurri si illuminavano di perfida simpatia.
O perché presto Jack cadrà nella trappola e scatenerà un casino, e le presenze dei fantasmi si concretizzano in pagine leggibili. Jack che mi visita di notte, i fantasmi che tornano alla mente ripensando alla mia vita.
O perché incontro persone per strada e non ho voglia di cambiare strada per evitarle. Perché sono persone che non mi fermano se non hanno niente da dirmi, si limitano a salutarmi e sorridere. Lasciano che io continui a perdermi nelle mie idee...
Troppe idee in una volta sola, troppe cose da dire e nei sogni la tastiera del telefono si popola di strani simboli che mi impediscono di parlare.
Le idee mi assalgono nei momenti più impensati, o di notte non mi lasciano dormire. Ci penso e ci ripenso, poi a volte mi sembrano così stupide, altre volte basta un piccolo commento e mi sembra che anche questa volta io stia sbagliando mira.
No, non la sto sbagliando. Io non riesco a smettere di scrivere anche quando scrivo cazzate su un blog. Quando copio frasi dai libri, quando tutto mi sembra così chiaro.
Come una volta.
Sì, c'è stato un momento nella mia vita in cui il mondo e la vita mi sono apparsi chiari e limpidi. Un momento in cui tutto era comprensibile nella mia giovanissima mente. Non bello, non brutto, ma chiaro.
Così ora, anche se le cose sembrano avere un loro senso, ho solo voglia di sfuggire alla realtà. Di perdermi in un libro, in un film, in personaggi irreali, impalpabili. In situazioni finte ma a modo loro consolatorie. Faccio fatica a restare qui. Cerco di perdere i pensieri nei mondi che creo, mi allontano quasi da tutti. Quasi.
E mi emoziono con la musica nelle orecchie; stamattina Eddie Vedder mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Di felicità, perché amo la sua voce e mi piaceva quello che stava dicendo con la sua chitarra acustica a sottolineare il tutto. Di felicità perché ero fuori dal mondo anche mentre attraversavo la strada a Porta Susa, perché stavo pensando a un personaggio coi capelli rossi che sarà il padre di Dorotea e forse anche di Damiana. Lo vedevo chiaramente, mentre sorrideva e i suoi occhi azzurri si illuminavano di perfida simpatia.
O perché presto Jack cadrà nella trappola e scatenerà un casino, e le presenze dei fantasmi si concretizzano in pagine leggibili. Jack che mi visita di notte, i fantasmi che tornano alla mente ripensando alla mia vita.
O perché incontro persone per strada e non ho voglia di cambiare strada per evitarle. Perché sono persone che non mi fermano se non hanno niente da dirmi, si limitano a salutarmi e sorridere. Lasciano che io continui a perdermi nelle mie idee...
12.11.09
Genialità
Sarò fissata, ma l'uomo che sta dietro a queste cose è un genio. Alan Ball, che già mi aveva fatta morire dal ridere con il pilot di Six Feet Under, ora mi diverte con True Blood. La classe non è acqua...
11.11.09
Il tempo delle medie 4 - imposizioni
Prima di iniziare le lezioni si pregava, tutte in piedi in aula nel nostro grembiulino azzurro col colletto bianco. Lo stesso prima di pranzo, in refettorio.
Messa una volta a settimana nella cappella della scuola e se possibile anche la domenica con la famiglia. Ogni settimana, inoltre, padre Renato veniva a confessarci.
Che poi, in una scuola femminile, che diavolo c'era da confessare? Che so, di non aver fatto i compiti? E che, lo devo dire a lui? Però toccava andare.
E s'inventava qualcosa ogni settimana.
Cattivi esempi a milioni. Ovvio. Più si reprime, più si ottiene un clima di ribellione sotterranea.
Così, in prima media abbiamo rischiato la sospensione. Non solo noi, tutte e tre le classi delle medie. Atti vandalici di vario genere che evito di scrivere, dei quali non s'è mai capito chi fosse l'autrice. E la madre superiora che ci dava delle schifose.
Non ho mai trovato un motivo valido per credere in quello in cui credevano loro.
Non sono servite le preghiere, le confessioni, le messe, le canzoni cantate col coro. Non era per me. Non lo è mai stato il catechismo, da cui scappavo ogni volta che non mi infilavano a forza nella casa della catechista (che adoravo, ma adoravo lei in quanto persona). Quando mi hanno chiesto se volevo fare la cresima ho risposto di no, ma me l'han fatta fare lo stesso.
Forse sarebbe stato meglio un esorcismo...
Messa una volta a settimana nella cappella della scuola e se possibile anche la domenica con la famiglia. Ogni settimana, inoltre, padre Renato veniva a confessarci.
Che poi, in una scuola femminile, che diavolo c'era da confessare? Che so, di non aver fatto i compiti? E che, lo devo dire a lui? Però toccava andare.
E s'inventava qualcosa ogni settimana.
Cattivi esempi a milioni. Ovvio. Più si reprime, più si ottiene un clima di ribellione sotterranea.
Così, in prima media abbiamo rischiato la sospensione. Non solo noi, tutte e tre le classi delle medie. Atti vandalici di vario genere che evito di scrivere, dei quali non s'è mai capito chi fosse l'autrice. E la madre superiora che ci dava delle schifose.
Non ho mai trovato un motivo valido per credere in quello in cui credevano loro.
Non sono servite le preghiere, le confessioni, le messe, le canzoni cantate col coro. Non era per me. Non lo è mai stato il catechismo, da cui scappavo ogni volta che non mi infilavano a forza nella casa della catechista (che adoravo, ma adoravo lei in quanto persona). Quando mi hanno chiesto se volevo fare la cresima ho risposto di no, ma me l'han fatta fare lo stesso.
Forse sarebbe stato meglio un esorcismo...
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