Stiamo organizzando una presentazione-reading con accompagnamento musicale in una libreria in precollina a Torino, appena avrò data e ora, oltre al luogo, magari una pseudo-locandina, darò maggiori informazioni.
Spero sarà la prima di una serie di collaborazioni con un attore-regista davvero in gamba e una serie di amici musicisti a rotazione. Il libro è sempre la raccolta "Parole d'amore insano", in attesa di nuove pubblicazioni.
L'evento in questione è previsto per l'ultima settimana di giugno, in location molto carina.
A presto le novità!
Nelle ultime serate di meditazione mi è capitato di capire qualcosa (raro) che in qualche modo mi sfuggiva da tempo. No, in realtà non mi sfuggiva, del tutto.
Ho sempre saputo di essere una "maniaca del controllo", ragion per cui ho imparato fin da piccola a dominare le emozioni, a impedirmi di comportarmi in modo sconsiderato, a mascherare il mostro che è in me.
Quello che pensavo ci fosse dentro di me oltre a un lato creativo che già mi disturbava la mente. Fantasie, incubi, immagini di oggetti ancora non inventati. Insomma, ordinaria amministrazione infantile, credo.
Per anni ho avuto il "terrore" che qualcuno potesse controllami in qualche modo, che potesse impormi telepaticamente qualche azione. Ogni volta che un pensiero mi circolava in mente mi domandavo se fosse mio, se fosse vero, se non ci fosse qualcuno da qualche parte che mi usava come un burattino. Questo quando ero piccola, poi mi sono dimenticata di tutto presa dal desiderio di esprimere tutta quell'energia repressa che rischiava di distruggermi.
Più avanti, quando il sogno di ballare è naufragato per mano mia, mi sono trasformata in una persona normale, in qualche modo docile, sempre controllata (fatta eccezione per alcuni periodi).
Nella lotta tra aspetto creativo e aspetto mostruoso ho dato maggior peso al primo, con risultati altalenanti.
In questo anno appena passato sono molto cambiata. So che tutto in me sta cambiando e che diventerò ciò che sono. Solo che io ho ancora paura di diventare ciò che sono. Non mi sento pronta.
In certi momenti i miei stessi pensieri mi spaventano, sono immagini che vagano per la mia testa pochi istanti ma in quei pochi istanti mi chiedo chi si nasconde in me, oltre alla scrittrice ancora sconosciuta e alla pittrice dilettante.
E se questa persona che sto diventando fosse devastante come quei pensieri? Se mandasse all'aria tutto l'equilibrio che ho creato in questi anni? Se fosse così distruttiva da bilanciare la parte creativa che c'è in me, è davvero l'unico modo per lasciare esplodere anche la parte buona?
Perché un salto di qualità ci vuole, ma ho paura di ciò che comporterà.
Perché l'altra cosa che ho imparato è che bisogna essere disposti a morire per poter vincere davvero. Certo, in senso metaforico, ma...
Allora, il tascabile...
L'idea l'ho avuta millenni fa, ci ho fantasticato su una vita e l'ho scritto, inizialmente, intorno al 2000. Poi mi sono fermata, quando una delle due Maria Teresa cui ho voluto bene ha avuto l'ictus. Lei, che nel libro è Peg (simpatica tenutaria di bordello per militari), era sparita da un giorno all'altro dalla mia vita. A un certo punto il tascabile, che leggevano tutte le colleghe con ansia capitolo dopo capitolo, non mi piaceva più.
Lo trovavo ingenuo. Cosa che è, nella forma in cui l'ho mandato al torneo.
Perché ingenuo?
Troppo facile. Lineare, romantico, senza contraddizioni, con complotti svelati in fretta e troppe storie da seguire. Era anche sballato dal punto di vista dello svolgimento dei fatti: cominciava a metà. Però a questo ho posto rimedio in tempo. Benedetto copia e incolla...
Per darvi un'idea, sebbene vaga, è un misto tra "Il pianeta delle scimmie", "Wonder Woman", "Il gladiatore" e un miliardo di film e telefilm, ma sostanzialmente è una storia d'amore e di cambiamenti. Una storia di ritrovamenti, di ricerca della verità, post-atomica e post-femminista.
Al torneo è andato con un breve prologo, che più che altro doveva spiegare il titolo (cambiato rispetto all'originale) e in parte il mondo in cui la storia si svolgeva. Sebbene il prologo fosse scritto con altro carattere (o font che dir si voglia) e venisse prima della scritta "Capitolo 1", i lettori l'hanno preso per l'inizio del romanzo. E va bene. Non ho scritto "prologo", certe cose a volte mi sfuggono.
Il primo lettore del torneo mi ha dato un buon giudizio, tenendo conto che anche secondo lei (perché era donna, sicuro) si trattava di una prima stesura.
Sostanzialmente una parte dei giudici ha capito che la storia c'era, anche se andava migliorata. Qualcuno ha dato suggerimenti su cosa leggere per approfondire il genere fantascientifico, qualcuno su cosa sembrava mancare nel testo.
Qualcuno non ha apprezzato decisamente la storia, ma non si può piacere a tutti, che abbiano o meno un modo simpatico di farcelo notare.
Il file giudicato era di circa 29 pagine, il romanzo completo - ridotto per motivi di limitazioni del regolamento - ne contava circa 287. Un piccolo 10% in cui, secondo alcuni, dovevo inserire praticamente tutta la storia.
Capire che una storia ha i suoi modi e le sue attese, i suoi tempi, i motivi per svolgersi in un certo modo, invece di essere spiegata per filo e per segno senza la minima suspance... sembra roba difficile.
Certo se avessi scritto tutto nelle prime 29 pagine sarebbe stato un po' difficile scrivere le altre 260...
Fatto sta che, in ogni caso, non mi sono abbattuta per nulla, anzi.
I giudizi (15 persone che lo hanno letto, loro malgrado) mi sono serviti per capire che:
1) la storia è mia e la scrivo come diavolo mi pare.
2) l'ambientazione é sì fantascientifica, ma il futuro non è una cosa lineare. Ci sono miliardi di futuri possibili, non c'è modo di esser certi che tra altri duemila anni esisteranno apparecchi simili a quelli che abbiamo, o più evoluti. Potrebbero esserci catastrofi tali per cui l'umanità deve ricominciare daccapo e costruire le sue case con pietre e legno insieme a materiali più innovativi, potrebbero non esistere più telefoni, computer, televisori, come li conosciamo noi. Nel mondo che io ho inventato sono io che decido quali apparecchiature ci sono e quanto sono fantascientifiche.
3) i personaggi sembrano "eccessivi"? Pazienza. Lo saranno anche di più, nella seconda stesura. Devono esserlo perché vivono in modo estremo, non sono personaggi patinati e sdolcinati, è gente che uccide, picchia, usa, tortura. Non possono essere finti.
4) ora la protagonista ha una bella cicatrice in pieno volto, vediamo.
5) dopo aver eliminato tutte le scene vagamente o esplicitamente erotiche per motivi di spazio le reinserirò.
6) tolgo il prologo. Cambio il titolo. Rimetto ai personaggi i loro nomi. Finisco di riscrivere come avevo in programma e vediamo come va...
e... giusto per essere chiara: non sono una sessantottina. Guardate un po' dove siamo. Tutta questa roba del sesso, droga e rock and roll, dell'amore libero e dei reggiseni bruciati non ci ha portati molto lontano.
Mi rendo conto che non ho più scritto, presa dalle mie preoccupazioni.
Il cane ricoverato mi dà ansia, mi manca la sua presenza costante e a volte ingombrante, ma dolce. Non importa anche se le tre gatte continuano a spartirsi parti del mio corpo da usare come cuscino e mi riempiono di fusa. Il cane di mia madre, la nostra piccola Tutankanen (ma di soprannomi ne ha a pacchi), ha saputo conquistarsi un suo spazio che ora risuona come una eco sgradevole.
Non sono passata alla seconda fase del torneo. Certo non mi importa ora come ora e non mi arrendo comunque perché so di saper scrivere.
Ho visto la famiglia al Salone e mi sono rilassata per un pomeriggio e una sera a cena in compagnia. Ho conosciuto un'altra partecipante del torneo e capito che adesso indosso perfettamente il corsetto viola che non osavo mettere per uscire.
Mi è stato chiesto perché non torno a prendere lezioni di canto e ci penso su, ma sono pigra e mi sa che non lo farò. Una mano per il romanzo forse arriverà, un passaggio saltato per l'altro romanzo magari ci sarà.
Intanto ho visto il mio ex professore di italiano delle superiori, i cui gemelli neonati hanno occupato le mie mattinate per qualche bellissimo mese ormai dodici anni fa, per caso, in pizzeria. Era contento di vedermi e io, per cambiare, mi sono dimenticata di dirgli che ho pubblicato le poesie (qualcosa l'aveva letto e gradito), ma poi mi sono data della stupida e gli ho sporto un bigliettino mentre ci salutavamo. Ero rossa come un peperone maturo, ma l'ho fatto.
Perché me lo merito.
Sembra ieri che ho deciso di mandare il tascabile al torneo e sabato saremo al Salone del Libro a vedere chi è passato e chi no al turno successivo.
Ho fatto il mio lavoro di lettrice, ho cercato di dare dei suggerimenti, qualcosa di utile. Non che abbia trovato lavori interessanti. Uno solo decisamente ben fatto su quindici file letti, uno proprio terribile e gli altri, chi più chi meno, nel limbo del ben scritto ma non coinvolgente. Ho avuto un file che mi ha messa in crisi, ma alla fine ce l'ho fatta lo stesso e un giudizio l'ha avuto anche lui.
Tocca aspettare sabato pomeriggio e capire se chi ha avuto il mio tascabile l'ha apprezzato o meno. Forse avrei dovuto classificarlo con un altro genere, dare una diversa indicazione su quale libro esistente potrebbe somigliargli, ma tutto sommato sono comunque contenta del mio lavoro. Anche se lo devo ancora sistemare, riscrivere alcune parti per l'ennesima volta, ripulire e rendere adulto. Anche se lo ritengo un romanzo tutto sommato ingenuo. Troppo semplice. Ma leggibile, carino.
Vedremo.
Intanto sono in contatto con alcuni altri partecipanti e come minimo andremo a cena fuori, tutti insieme. Perché arrivano da ogni dove e sembra una occasione per avere davanti persone che conosco solo tramite facebook e che non so "leggere" se non per quello che trasmettono sul web. Meglio la carne. Per una sera. Per una volta.
Per una nuova tappa in questo viaggio.
"Non
correggo mai nulla e non torno indietro a quello che ho scritto, tranne
alla fine dell’ultima pagina per vedere dove devo andare. Se vi
guardate indietro una volta, siete finiti. Come ho potuto scrivere
questo schifo? Come ho potuto usare “terribile” sei volte in una pagina?
E così via. Se si interrompe la scrittura di narrativa veloce con
troppa introspezione e auto-critica, sarete fortunati se scriverete 500
parole al giorno e sarete disgustati di esse. Seguendo la mia formula,
scriverete 2000 parole al giorno e non sarete disgustati fino a quando
il libro non è finito, che sarà nel giro di sei settimane."
Quando siete pronti cliccate per avviare il video e preparatevi a imaginare quel che segue, leggendolo piano, con la musica.
Immaginate il buio, la notte in una città enorme. Immaginate le scene rallentate, colori freddi perlopiù. Neri, grigi, blu e qualche tocco di colore più vivace. Neon, maniglie, una H dipinta sul tetto di un grattacielo. Un elicottero scuro si avvicina, resta sospeso sulla H, poi si posa delicatamente.
Uomini in uniforme scendono dall'elicottero. Sono in tenuta da combattimento nera, con armi pronte alla mano. Si sparpagliano sul tetto, entrano uno a uno dall'unica porta visibile. Scendono le scale attenti a coprirsi l'un l'altro.
Contemporaneamente una seconda squadra smonta da un paio di furgoni scuri nella strada sottostante. Stesso abbigliamento, stesse armi. Salgono le scale. Luce pallida che illumina ogni piano.
Le due squadre si incontrano allo stesso pianerottolo e lanciano fumogeni attraverso una porta prima di irrompere nel locale della festa. Scatta l'allarme antincendio. Viene dato il segnale. Gli uomini entrano.
Tutto è bianco.
Nella confusione si vede gente smettere di ballare, ci sono camerieri che lasciano cadere i loro vassoi e tavoli imbanditi sul fondo della sala. Uomini e donne si fermano spaventati.
La gente tossisce confusa e chiede aiuto agli uomini vestiti di nero che sembrano essere giunti apposta per salvarli. Uno ad uno vengono controllati e fatti uscire, mentre parte della squadra prosegue nei corridoi.
Il fumo sembra tinto d'ambra mentre gli uomini raggiungono il fondo di un corridoio.
Un uomo li dirige, correndo avanti con loro, mitraglietta alla mano. Ha i capelli corti e scuri ma si vede comunque che sono mossi, il viso ovale, la barba incolta e gli occhi verdi che scandagliano il corridoio.
Mentre la squadra entra nell'ultima sala il fumo si dirada lentamente.
Una massa di figure scure sta al centro della sala, apparentemente senza interesse per i nuovi venuti. Guardano tutti verso il centro della stanza, mentre tutto intorno a loro ci sono persone immobili. Chi sui divanetti, chi sul pavimento, alcuni riversi su di un tavolo da biliardo. Non propriamente privi di coscienza.
Lo sguardo del capo della squadra segue la scena così come la stanno vedendo i mostri davanti a loro.
Essi sono tutti egualmente calvi e pallidi, magri tanto da sembrare teschi. Indossano una specie di abito nero a metà tra il pigiama e l'uniforme. Hanno occhi animali, neri e privi di ciglia. Solo quello al centro sembra differente, quello che guardano tutti.
Ha una bella camicia aperta sul petto muscoloso, capelli neri folti e lunghi che gli incorniciano il volto, un colorito roseo e normalissimi occhi umani.
Tra le sue braccia tiene una vittima, dolcemente ma con fermezza.
Una ragazza con lunghi capelli castani si dimena per liberarsi dalla presa dell'uomo. Lotta mentre tutte le creature presenti cominciano a muoversi per scappare o per difendersi.
I soldati ingaggiano battaglia con i mostri.
Finalmente l'uomo al centro della sala alza gli occhi dalla donna che cerca di tenere con se e fa una smorfia. Perde la presa. Lei si libera e cade a terra scalciando. Si allontana come può, senza voltare le spalle all'uomo che la teneva. Usa le gambe per spingersi sul pavimento mentre le mani fanno presa sulla moquette dietro di lei. Non riesce a smettere di guardarlo. Non grida nemmeno. L'uomo praticamente svanisce nel caos.
Arrivata a una distanza accettabile da dove era caduta tenta di alzarsi, ma non ce la fa. Crolla a ogni tentativo.
Uno dei soldati la soccorre e le inietta una sostanza nel collo mentre attorno a loro alcuni uomini combattono con gli esseri che occupavano la stanza. La ragazza sviene e resta sul pavimento. Nessuno la calpesta.
Nè i soldati, nè i mostri.
Questi ultimi sono in fuga, rapidi. Quelli che non ci riescono cadono al suolo sotto i colpi degli uomini.
Dopo aver impartito gli ordini alla squadra, il loro comandante si inginocchia accanto alla ragazza e la sostiene con il braccio sinistro, ripone l'arma nella fondina e usa la mano libera per controllarle il battito. Poco dopo lei apre gli occhi e incrocia quelli di lui. Sono occhi limpidi, quelli di lei. Confusi e spaventati, ma limpidi. Non si parlano.
Lui la solleva lentamente e la porta fuori dalla stanza mentre alle loro spalle divampa l'incendio. Quello vero.
Se siete riusciti ad andare abbastanza piano, se avete osservato i dettagli pur senza conoscerli, se sentite l'odore del fumo che sale nella vostra stanza... Allora vedete quello che vedo io.