Nel bestiario del telegiornale di ieri si è fatta notare una notizia fondamentale: in Australia un pitone di 5 metri ha pranzato col cagnetto di una famiglia, dopo aver studiato a lungo un piano infallibile.
Ora, che i pitoni mangino piccoli animali mi sembra ovvio. Che i chihuahua siano esserini minuscoli anche... Quindi non mi stupisce affatto che un pitone in libertà, affamato, abbia la brillante idea di mangiarsi il cagnino.
Quello che mi turba è il fatto che ci sia stato un servizio al telegiornale per riportare che:
1) il pitone ha ingoiato il cane vivo,
2) il suddetto rettile ha pedinato il cane per giorni prima di commettere il crimine,
3) dopo il fattaccio ci ha messo un po' a digerire e
4) è stato rimesso in libertà...
per terminare con un avvertimento ai possessori di chihuahua, casomai capitasse un pitone affamato in giro...
Non vorrei dire, ma... qualcuno ha mai visto un pitone in libertà a Torino? Abita forse insieme al coccodrillo nelle fogne o alla pantera in collina? Si è mai visto in centro mentre pedinava qualche signora con chihuahua?
Poi, che doveva fare, colpire il cane con un colpo in testa e fargli fare quattro salti in padella? Una sorta di "Ratatuille rettile", dopo il successo del topo Remy...Mi sembra normale che un pitone ingoi la sua preda viva e che questa muoia soffocata, e non ho una laurea in biologia o veterinaria. Boa e pitoni hanno questo modus operandi, guarda un po'. E di solito ci mettono del tempo a digerire, visto che non tagliano i bocconi e non masticano (qualcuno ha notato che i serpenti non hanno le mani?), 'sti maleducati.
Per giunta era canicidio premeditato e l'hanno pure lasciato andare senza un processo, pur avendo le prove della sua colpevolezza. Ma in che mondo viviamo!
Mi sorge il dubbio che mi si stia prendendo per il culo...
28.2.08
22.2.08
Siamo scienza, non fantascienza
Caro alieno, come al solito sono qui per darti qualche informazione utile su questo pianeta... Vabbè, diciamo su questo paese.
Può succedere che tu assista a qualche lite. La gente è sempre più nervosa, si scatta per un nonnulla e spesso le conseguenze sono tragiche.
Per esempio, se ti capita di vedere un pensionato che stacca un pezzo di naso a morsi ad un altro signore con cui ha litigato per un parcheggio... Beh, non è un film di zombie. E' la realtà.
Stessa cosa se, rovistando in un cassonetto, trovi il cadavere di un neonato. O se lungo l'autostrada ti imbatti in una testa mozzata. Non è il set di un film dell'orrore.
Quindi non fermarti a cercare dov'è il trucco.
Siamo in un paese in cui sembra tutto un po' surreale. Ci sono davvero un sacco di cose che non ti posso spiegare, perchè a volte non le capisco nemmeno io.
Non capisco come, ad esempio, ci siano articoli di giornale che elencano i farmaci usati per drogare e stuprare ragazze. O come sia possibile che da un anno all'altro il significato delle parole cambi. O perchè in prima pagina su un quotidiano si possano ammirare degli uomini impiccati.
Non capisco come si possa voler assistere ai processi per omicidio. Come sia possibile che si stia tornando al medioevo, come sia facile far bere alle persone qualsiasi fandonia.
Com'è possibile che ci siano posti dove si rubano e si vendono organi. Come si può avere una laurea e non conoscere la propria lingua.
Come si può non avere rispetto della vita e della morte. Uccidere per uno sgarbo. Obbligare alla vita qualcuno che non ne vuole più sapere. Impedire alle persone di scegliere liberamente per la propria vita. Per il proprio corpo. Per la propria dignità.
In quest'epoca in cui possiamo arrivare alla luna, a Marte, a Giove. In cui conosciamo gli atomi, le ferite e le cure. In cui la scienza può fare davvero la differenza ed assicurare una vita migliore a tutti gli umani, noi no...
Noi scegliamo il medioevo. Ruminando a testa bassa perchè magari non ci entusiasma. Scegliamo l'ignoranza, perchè sapere comporta delle responsabilità. Preferiamo che qualcuno decida per noi, che ci si lasci in pace, che ci si riempia la testa con qualsiasi cosa pur di non guardare.
Non è un film. Questo mondo è reale.
Per cui, caro alieno, fai molta attenzione. Qui rischiamo tutti davvero...
Può succedere che tu assista a qualche lite. La gente è sempre più nervosa, si scatta per un nonnulla e spesso le conseguenze sono tragiche.
Per esempio, se ti capita di vedere un pensionato che stacca un pezzo di naso a morsi ad un altro signore con cui ha litigato per un parcheggio... Beh, non è un film di zombie. E' la realtà.
Stessa cosa se, rovistando in un cassonetto, trovi il cadavere di un neonato. O se lungo l'autostrada ti imbatti in una testa mozzata. Non è il set di un film dell'orrore.
Quindi non fermarti a cercare dov'è il trucco.
Siamo in un paese in cui sembra tutto un po' surreale. Ci sono davvero un sacco di cose che non ti posso spiegare, perchè a volte non le capisco nemmeno io.
Non capisco come, ad esempio, ci siano articoli di giornale che elencano i farmaci usati per drogare e stuprare ragazze. O come sia possibile che da un anno all'altro il significato delle parole cambi. O perchè in prima pagina su un quotidiano si possano ammirare degli uomini impiccati.
Non capisco come si possa voler assistere ai processi per omicidio. Come sia possibile che si stia tornando al medioevo, come sia facile far bere alle persone qualsiasi fandonia.
Com'è possibile che ci siano posti dove si rubano e si vendono organi. Come si può avere una laurea e non conoscere la propria lingua.
Come si può non avere rispetto della vita e della morte. Uccidere per uno sgarbo. Obbligare alla vita qualcuno che non ne vuole più sapere. Impedire alle persone di scegliere liberamente per la propria vita. Per il proprio corpo. Per la propria dignità.
In quest'epoca in cui possiamo arrivare alla luna, a Marte, a Giove. In cui conosciamo gli atomi, le ferite e le cure. In cui la scienza può fare davvero la differenza ed assicurare una vita migliore a tutti gli umani, noi no...
Noi scegliamo il medioevo. Ruminando a testa bassa perchè magari non ci entusiasma. Scegliamo l'ignoranza, perchè sapere comporta delle responsabilità. Preferiamo che qualcuno decida per noi, che ci si lasci in pace, che ci si riempia la testa con qualsiasi cosa pur di non guardare.
Non è un film. Questo mondo è reale.
Per cui, caro alieno, fai molta attenzione. Qui rischiamo tutti davvero...
21.2.08
Quattro uomini
Questa poesia è contenuta nella raccolta "Parole d'amore insano".
Quando si trova tutto quello che si è cercato, ma lo si trova sparso qua e là.
Quando si trova tutto quello che si è cercato, ma lo si trova sparso qua e là.
20.2.08
19.2.08
Tritì, tritost, tut tritè...
Mangiare in India può essere complicato.
Mamma mi aveva detto di alcune disavventure nei suoi viaggi precedenti. Soprattutto bisognava fare attenzione ad acqua, ghiaccio, frutta e verdura crude, come in ogni viaggio che si rispetti nei paesi orientali. Anche in hotel.
Una volta, mamma aveva mangiato un buonissimo pollo in salsa di ananas. Con molta salsa di ananas, tanto che si vedeva a stento il pollo. Mangia tu che mangio io, una volta giunta all'osso lo aveva trovato color verde palude. Forse un po' marcio. Oramai l'aveva mangiato, quindi non le era rimasto che incrociare le dita e sperare in bene.
Io, che a 10 anni non mangiavo quasi nulla che non sembrasse pasta al pesto o cotoletta impanata con patate fritte, ero già terrorizzata prima di arrivare.
Il tè, almeno quello, era sempre buono. Quasi sempre era accompagnato da fette di pane tostato e marmellate di vario genere. Quindi, per la colazione, io ero a posto.
Fin dal primo giorno, l'arduo compito di ordinare la colazione spettava a Gianni. Lui, col suo inglese piemontesizzato, riusciva sempre a farci ridere e tutto sommato anche i poveri camerieri non facevano fatica a comprendere cosa stesse dicendo quel buffo soggetto.
Quando eravamo fuori dall'hotel, io bevevo Limca (una limonata dolcissima, di un bianco impressionante), rigorosamente con la cannuccia appena scartata e facendo attenzione a non toccare la parte di bottiglietta da cui avevano tolto il tappo. Generalmente era ricoperto da ruggine o simili, misto sporco. Quindi...
Pranzare all'hotel Imperial, nel dehor, era complicato dai corvi. Che sembravano tacchini. Li si vedeva sostare lungo tutto il tetto in attesa di un buon colpo. Enormi, neri e aggressivi, non si facevano scrupoli a portare via dal piatto le intere porzioni di cibo ai turisti distratti da altre cose. Partivano in picchiata e a nulla servivano i gazebo che coprivano i tavoli. Per fortuna non capitava ogni due minuti, però era una delle opzioni-pranzo.
All'epoca adoravo il pane, il naan. E anche il chapati (sempre pane ma non lievitato e fatto con metà farina integrale), che mi serviva anche per la mia passione di storpiare i nomi. Lo piemontesizzavo in ciapa tì, come a dire prendi tu...
Mamma assaggiava un po' tutto prima di farmelo provare, ed io rifiutavo quasi ogni cosa. In più, il piccante non mi piaceva per niente. Sempre più difficile, signore e signori...
Nei posti in cui esisteva una cucina internazionale, le storpiature e i disgusti erano assicurati. Come è ovvio, viaggiando conviene adattarsi alla cucina locale. Difficile farlo a 10 anni...
Tutto sommato riuscivo a nutrirmi. Un po' con l'aiuto dei viveri portati da mamma, un po' per il valido aiuto di Shomir. Lui, il rappresentante di mamma in India, era un giovane italoindiano di Delhi. Tranquillo, pacioso, molto indiano, aveva una mamma italiana che ogni volta si faceva portare spaghetti, olio, parmigiano... insomma, come ogni emigrato italiano che si rispetti.
Lui conosceva i posti giusti e mi era anche molto simpatico, quindi riusciva a farmi mangiare anche quando non ero troppo convinta.
Insomma, devo anche a lui se i primi giorni sono sopravvissuta al cambio di cucina.
Shomir ci avrebbe accompagnati per tutto il viaggio perchè, anche se c'eravamo tutti quanti, quello era pur sempre un viaggio di lavoro...
Mamma mi aveva detto di alcune disavventure nei suoi viaggi precedenti. Soprattutto bisognava fare attenzione ad acqua, ghiaccio, frutta e verdura crude, come in ogni viaggio che si rispetti nei paesi orientali. Anche in hotel.
Una volta, mamma aveva mangiato un buonissimo pollo in salsa di ananas. Con molta salsa di ananas, tanto che si vedeva a stento il pollo. Mangia tu che mangio io, una volta giunta all'osso lo aveva trovato color verde palude. Forse un po' marcio. Oramai l'aveva mangiato, quindi non le era rimasto che incrociare le dita e sperare in bene.
Io, che a 10 anni non mangiavo quasi nulla che non sembrasse pasta al pesto o cotoletta impanata con patate fritte, ero già terrorizzata prima di arrivare.
Il tè, almeno quello, era sempre buono. Quasi sempre era accompagnato da fette di pane tostato e marmellate di vario genere. Quindi, per la colazione, io ero a posto.
Fin dal primo giorno, l'arduo compito di ordinare la colazione spettava a Gianni. Lui, col suo inglese piemontesizzato, riusciva sempre a farci ridere e tutto sommato anche i poveri camerieri non facevano fatica a comprendere cosa stesse dicendo quel buffo soggetto.
Quando eravamo fuori dall'hotel, io bevevo Limca (una limonata dolcissima, di un bianco impressionante), rigorosamente con la cannuccia appena scartata e facendo attenzione a non toccare la parte di bottiglietta da cui avevano tolto il tappo. Generalmente era ricoperto da ruggine o simili, misto sporco. Quindi...
Pranzare all'hotel Imperial, nel dehor, era complicato dai corvi. Che sembravano tacchini. Li si vedeva sostare lungo tutto il tetto in attesa di un buon colpo. Enormi, neri e aggressivi, non si facevano scrupoli a portare via dal piatto le intere porzioni di cibo ai turisti distratti da altre cose. Partivano in picchiata e a nulla servivano i gazebo che coprivano i tavoli. Per fortuna non capitava ogni due minuti, però era una delle opzioni-pranzo.
All'epoca adoravo il pane, il naan. E anche il chapati (sempre pane ma non lievitato e fatto con metà farina integrale), che mi serviva anche per la mia passione di storpiare i nomi. Lo piemontesizzavo in ciapa tì, come a dire prendi tu...
Mamma assaggiava un po' tutto prima di farmelo provare, ed io rifiutavo quasi ogni cosa. In più, il piccante non mi piaceva per niente. Sempre più difficile, signore e signori...
Nei posti in cui esisteva una cucina internazionale, le storpiature e i disgusti erano assicurati. Come è ovvio, viaggiando conviene adattarsi alla cucina locale. Difficile farlo a 10 anni...
Tutto sommato riuscivo a nutrirmi. Un po' con l'aiuto dei viveri portati da mamma, un po' per il valido aiuto di Shomir. Lui, il rappresentante di mamma in India, era un giovane italoindiano di Delhi. Tranquillo, pacioso, molto indiano, aveva una mamma italiana che ogni volta si faceva portare spaghetti, olio, parmigiano... insomma, come ogni emigrato italiano che si rispetti.
Lui conosceva i posti giusti e mi era anche molto simpatico, quindi riusciva a farmi mangiare anche quando non ero troppo convinta.
Insomma, devo anche a lui se i primi giorni sono sopravvissuta al cambio di cucina.
Shomir ci avrebbe accompagnati per tutto il viaggio perchè, anche se c'eravamo tutti quanti, quello era pur sempre un viaggio di lavoro...
18.2.08
Dal dizionario
Laico: dal greco laikos, popolare...
1) Che non fa parte del clero, che non ha ricevuto gli ordini sacerdotali.
2) Soggetto indipendente dall'autorità ecclesiastica.
3) Frate (o suora) converso che non ha ricevuto gli ordini.
(Vocabolario Zingarelli, 1970)
Questo per riflettere sul fatto che oggi si tende a confondere il laico per un non credente, irrispettoso e antireligioso. Un essere abbietto che, come dice la campagna promossa dalla Cortellesi a Parla con me ieri sera, "se lo conosci, lo eviti; se non lo conosci è meglio".
Figuriamoci poi se dobbiamo ricordare a qualcuno che per la Costituzione, l'Italia è un paese laico. Anatema su di noi!!!
Che popolo che siamo, pronti a dimenticare il significato delle parole, a cambiarlo a seconda del nostro pensiero, a usare termini che non conosciamo senza nemmeno avere un piccolo dubbio se stiamo dicendo una cagata o meno.
Davvero ci meritiamo il peggio....
1) Che non fa parte del clero, che non ha ricevuto gli ordini sacerdotali.
2) Soggetto indipendente dall'autorità ecclesiastica.
3) Frate (o suora) converso che non ha ricevuto gli ordini.
(Vocabolario Zingarelli, 1970)
Questo per riflettere sul fatto che oggi si tende a confondere il laico per un non credente, irrispettoso e antireligioso. Un essere abbietto che, come dice la campagna promossa dalla Cortellesi a Parla con me ieri sera, "se lo conosci, lo eviti; se non lo conosci è meglio".
Figuriamoci poi se dobbiamo ricordare a qualcuno che per la Costituzione, l'Italia è un paese laico. Anatema su di noi!!!
Che popolo che siamo, pronti a dimenticare il significato delle parole, a cambiarlo a seconda del nostro pensiero, a usare termini che non conosciamo senza nemmeno avere un piccolo dubbio se stiamo dicendo una cagata o meno.
Davvero ci meritiamo il peggio....
16.2.08
Gioie pelose
Oggi si può dire che io sia un "divano per gatti", visto che non mi posso fermare un attimo senza che una delle mie due bimbe feline, se non entrambe, mi si posizioni addosso. Goldie, la più vecchia, mi si getta sulle gambe appena mi vede sul divano o tra le gambe quando sono a letto. Lula, più giovane e un po' meno mendicante, aspetta che io sia immobile per mettersi sulla mia pancia, o al mio fianco. Quando sono alla scrivania, una dorme sulla mia sedia, proprio dietro di me, ed una sta sulla scrivania, su un apposito cuscino. Non c'è modo di muovermi per casa senza essere inseguita amorevolmente dalle due puzzole.
Da quando sono nata ho sempre avuto animali in casa. Soprattutto cani, poi gatti, delle cocorite, dei pesci rossi.
Il primo gatto fu Mao (lo so, non è un nome originalissimo), un tigrato rosso, impestatissimo, che adorava viaggiare in auto con noi e che ha avuto una vita avventurosa. Ad un certo punto ha deciso che voleva andarsene, ed è stato via, in collina, per due anni. Oramai l'avevamo dato per morto, quando decise di tornare assai malconcio... Era il terrore della veterinaria, che non riusciva mai a tenerlo buono. Era il terrore un po' di tutti, come il gatto di "Cimitero Vivente" dopo il ritorno dall'aldilà. Faceva degli agguati decisamente aggressivi, ne sapevano qualcosa le gambe di mia nonna, martoriate, e ne han saputo le mie braccia. Una volta mi aveva preso un braccio con tanta forza, che per convincerlo a mollarmi ho dovuto buttare braccio e gatto in un secchio d'acqua (provvidenziale). Sento male ancora adesso.
C'era anche un Mao 2, che avrebbe dovuto sostituire il primo, con cui il redivivo non andava per niente d'accordo.
Posto che Mao andasse d'accordo con qualcuno... Le tre belve canine di casa erano in lotta perenne con lui, ma il gatto infernale era davvero in gamba. Tanto che se ne ruppe una in una fuga roccambolesca. Ci volle una dose doppia di anestesia e vederlo girare per casa con la zampa steccata fu divertente... Il diavolo in difficoltà...
Purtroppo dovemmo cambiare casa, con tutto il caos che un trasloco comporta.
Nella nuova casa, però, Mao non ci voleva stare. Così se ne andò, indipendente come al solito, per non tornare più.
Con noi restarono vari cani, sempre tre o quattro a seconda dei periodi, ma ne parlerò. Ci fu poi Ronfigat (ovviamente felino), per un po'. Almeno finchè non decise che voleva andarsene. Lui faceva le fusa più rumorose del mondo, era tigrato e grigio sopra, pelo lunghetto, e bianco e morbido sotto. Un amore dolcissimo. Anche lui molto indipendente, campagnolo.
E Micio (sempre poca fantasia, ma visto che scappavano tutti...), preso in un bidone dell'immondizia, curato e cresciuto nelle sue tigrature grigie. Era simpatico e pacioccone, lo si poteva trattare quasi come un bambolotto senza la minima reazione.
A lui si aggiunse Micia, una povera gattina bianca e beige che era stata torturata da dei ragazzini e che aveva fatto del vomito un arte. Lo faceva ovunque. Comunque. E quantunque.
Un nuovo cambio di casa, coi cani tenuti in un giardino affittato apposta e i gatti con noi.
La Micia era andata peggiorando ed alla fine era inutile che soffrisse. Non respirava quasi più ed il cuore ne pativa. Causa le torture subite, ovvio. Ma c'era poco da fare. Prima dell'ennesimo cambiamento di abitazione, la facemmo sopprimere.
Nella nuova casa, un appartamento a Torino, non potevamo portare tutti, così Micio ebbe la compagnia di Bella, il mio Bobtail. Andavano d'accordo e si scambiavano abitudini ed identità. Ogni tanto Micio si comportava da cane, altre volte Bella faceva il gatto.
Stessa cosa è successa con Goldie, al suo arrivo dopo la morte di Micio. Era talmente abituata a stare coi cani che non riconosceva i gatti che venivano in visita. Goldie è buffa, sembra un gatto nero caduto in candeggina. Di quelle cose che capiano per sbaglio e che non si sa come facciano ad avere quel colore. Un po' nera, un po' rossiccia nei riflessi, il musetto mezzo chiaro e mezzo scuro, due macchie bianche sulle zampine. Una specie di tartarugatto.
Ora che Bella non c'è più, per non costringere un cucciolo a vivere al chiuso, abbiamo aggiunto Lula alla famiglia. Trovatella pure lei, grigia scura con gli occhi gialli, un caratterino non da poco.
Sono le nostre piccole gioie pelose. La compagnia buffa che ci serve per sorridere anche quando non ne abbiamo affatto voglia...
Da quando sono nata ho sempre avuto animali in casa. Soprattutto cani, poi gatti, delle cocorite, dei pesci rossi.
Il primo gatto fu Mao (lo so, non è un nome originalissimo), un tigrato rosso, impestatissimo, che adorava viaggiare in auto con noi e che ha avuto una vita avventurosa. Ad un certo punto ha deciso che voleva andarsene, ed è stato via, in collina, per due anni. Oramai l'avevamo dato per morto, quando decise di tornare assai malconcio... Era il terrore della veterinaria, che non riusciva mai a tenerlo buono. Era il terrore un po' di tutti, come il gatto di "Cimitero Vivente" dopo il ritorno dall'aldilà. Faceva degli agguati decisamente aggressivi, ne sapevano qualcosa le gambe di mia nonna, martoriate, e ne han saputo le mie braccia. Una volta mi aveva preso un braccio con tanta forza, che per convincerlo a mollarmi ho dovuto buttare braccio e gatto in un secchio d'acqua (provvidenziale). Sento male ancora adesso.
C'era anche un Mao 2, che avrebbe dovuto sostituire il primo, con cui il redivivo non andava per niente d'accordo.
Posto che Mao andasse d'accordo con qualcuno... Le tre belve canine di casa erano in lotta perenne con lui, ma il gatto infernale era davvero in gamba. Tanto che se ne ruppe una in una fuga roccambolesca. Ci volle una dose doppia di anestesia e vederlo girare per casa con la zampa steccata fu divertente... Il diavolo in difficoltà...
Purtroppo dovemmo cambiare casa, con tutto il caos che un trasloco comporta.
Nella nuova casa, però, Mao non ci voleva stare. Così se ne andò, indipendente come al solito, per non tornare più.
Con noi restarono vari cani, sempre tre o quattro a seconda dei periodi, ma ne parlerò. Ci fu poi Ronfigat (ovviamente felino), per un po'. Almeno finchè non decise che voleva andarsene. Lui faceva le fusa più rumorose del mondo, era tigrato e grigio sopra, pelo lunghetto, e bianco e morbido sotto. Un amore dolcissimo. Anche lui molto indipendente, campagnolo.
E Micio (sempre poca fantasia, ma visto che scappavano tutti...), preso in un bidone dell'immondizia, curato e cresciuto nelle sue tigrature grigie. Era simpatico e pacioccone, lo si poteva trattare quasi come un bambolotto senza la minima reazione.
A lui si aggiunse Micia, una povera gattina bianca e beige che era stata torturata da dei ragazzini e che aveva fatto del vomito un arte. Lo faceva ovunque. Comunque. E quantunque.
Un nuovo cambio di casa, coi cani tenuti in un giardino affittato apposta e i gatti con noi.
La Micia era andata peggiorando ed alla fine era inutile che soffrisse. Non respirava quasi più ed il cuore ne pativa. Causa le torture subite, ovvio. Ma c'era poco da fare. Prima dell'ennesimo cambiamento di abitazione, la facemmo sopprimere.
Nella nuova casa, un appartamento a Torino, non potevamo portare tutti, così Micio ebbe la compagnia di Bella, il mio Bobtail. Andavano d'accordo e si scambiavano abitudini ed identità. Ogni tanto Micio si comportava da cane, altre volte Bella faceva il gatto.
Stessa cosa è successa con Goldie, al suo arrivo dopo la morte di Micio. Era talmente abituata a stare coi cani che non riconosceva i gatti che venivano in visita. Goldie è buffa, sembra un gatto nero caduto in candeggina. Di quelle cose che capiano per sbaglio e che non si sa come facciano ad avere quel colore. Un po' nera, un po' rossiccia nei riflessi, il musetto mezzo chiaro e mezzo scuro, due macchie bianche sulle zampine. Una specie di tartarugatto.
Ora che Bella non c'è più, per non costringere un cucciolo a vivere al chiuso, abbiamo aggiunto Lula alla famiglia. Trovatella pure lei, grigia scura con gli occhi gialli, un caratterino non da poco.
Sono le nostre piccole gioie pelose. La compagnia buffa che ci serve per sorridere anche quando non ne abbiamo affatto voglia...
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