9.9.09

Miii, non ci posso credere

Oggi 9 anni dalla cerimonia buddica; 9 anni, 3 mesi e una ventina di giorni da quella civile.
Dieci anni e una ventina di giorni che conosco il mio pilota preferito.
Non ci posso credere e non ci avrei nemmeno scommesso. Testa di c... come sono.

7.9.09

Non è amore, ma mi piace lo stesso

Non può essere amore. Certe passioni vengono una volta sola nella vita, se proprio si è fortunati due. Lo so che questa non è una di quelle. Ma non importa.
So che mi piace, però.
Cambiare la prospettiva da cui si vede il mondo. Essere un tantino in balia del vento, come nei miei sogni, solo che qui sto dentro a un abitacolo piccolo piccolo, mentre nei miei sogni è solo il corpo a volare libero nell'aria.
L'ultraleggero mi piace in qualche modo più che l'aereo medio. Non è la prima volta che volo su qualcosa di piccolo. A diciassette anni ho fatto un bel giro su un Cessna, tenendo anche la cloche per un poco. Ma non era tutta 'sta cosa.
Qui la cloche non l'ho tenuta e non mi interessa. Ho capito da tempo che guidare non fa per me, nessun mezzo mi è così tanto caro da farmi superare lo sforzo enorme che guidare mi comporta. Stare attenta a mille cose senza vedere intorno che c'è.
Invece ieri, seduta lì, mi son goduta il mio paesaggio da una altezza non eccessiva. L'abitacolo era caldo, unico difetto. L'aria del piccolo foro quasi non mi bastava, ma ce l'ho fatta. La prossima volta temo sfoggerò un costume da bagno...
Un volo verso l'inquapo pavese (perché non era oltre al Po, in effetti), come lo ha definito il mio consorte pilota. Vento contrario, si ballava un bel po'. I colori dei campi accentuati dalle lenti marroni dei miei occhiali da sole, quei dorati che tanto amo e quei mille verdi diversi. Il brillante e argenteo luccichio dei canali, dei fiumiciattoli, del Po con le sue rive sabbiose.
Un atterraggio non proprio soft e un pranzo tutti a un tavolone, piloti con piloti e donne al seguito, una cosa un po' da film. Cameratesca. Insieme per passione aerea. Gente che arrivava un po' da ogni dove solo per il piacere di trovare dei simili.
E il ritorno, vento favorevole, passando accanto alle due torri di raffreddamento di Trino Vercellese. Brutte e visibilissime e al contempo enormi monumenti alla nostra pochezza.
Una sosta tra amici, un po' di benzina, il rientro all'hangar. La pulizia del mezzo, secchio e spugne, come con un cavallo. L'odore di benzina che ti resta in testa ( e un po' di nausea che l'accompagna), poi tutti che arrivano, si parla, si ride, ci si racconta di tutto. E si combina per cena.
Piloti e famiglie. Una giornata lunga, a modo suo.
Per non smentirmi mai del tutto mi rendo conto che ad attirare il mio sguardo, anche da lassù, sono spesso i cimiteri. L'occhio li trova automaticamente e rimpiango di non avere la macchina fotografica. Ma è meglio guardare, imprimere tutto nella memoria e sorridere anche quando tutto questo non c'è più e la vita torna quella di ogni giorno.
No, non è amore. Non può esserlo, non questo mezzo che è troppo meccanico per essere mio. Vorrei le ali mie, non un motore, per esser certa di amare questa cosa.
Ma mi piace, mi commuove sapere che aspetto ha la collina di Torino vista da lassù...

5.9.09

Il tempo delle medie

Terza media, un giorno qualsiasi di una settimana tardo primaverile.
La prof di inglese, per tutti una arpia tranne che per me, procede con le interrogazioni.
"Flora - dice - vieni tu?"
Lei si alza e va alla cattedra. Non ne azzecca una, un po' perché l'inglese non le piace, un po' perché il giorno prima era a casa mia e abbiamo fatto qualsiasi cosa tranne che studiare. La prof la sgrida, le mette un votaccio e le chiede spiegazioni.
"Ieri sono stata tutto il giorno da Paola. - Dice Flora."
"Bene. - La prof mi guarda con un pizzico di odio. - Allora, Paola, vieni tu adesso?"
Vado alla cattedra e non so come le racconto tutta la lezione in inglese, quasi a memoria, senza aver fatto più che una breve lettura la sera prima. La prof, non soddisfatta, mi chiede altro.
Risultato: 8

Mica l'ho fatto apposta. Io non avevo studiato. Ma farlo capire in giro era complicato. Io, a loro, mica stavo simpatica. E loro a me nemmeno. Tranne qualche piccola, rara eccezione.

Non chiedo mai com'era la sposa...

C'è poco da fare, non capisco i matrimoni.
No, forse sarebbe più corretto che non mi piacciono i rituali in genere, quelle cose da cui devi passare in quel modo lì e non in un altro. Non tanto per il mio essere un pochetto Bastan Contrario (detto torinese, soprattutto), quanto perché trovo insopportabile l'obbligo di fare le cose in un modo predeterminato, dettato magari da regole che non condivido.
Detto tra noi, il mio matrimonio ideale era in comune con testimoni e al massimo genitori o qualche amica/o. Niente regali, bomboniere, inviti, ricevimenti, balli, cravatte, abiti bianchi, album di foto...
Le cose non sono mai come te le immagini, ma devo dire che il mio matrimonio (tutti e due il mio matrimonio - comune e buddista) è stato abbastanza fedele all'idea originale.
Le spose non mi interessano. I vestiti bianchi, per quanto belli, li tingerei e li userei per altre occasioni. Li trovo inutili, privi di significato. Modaioli.
Perché il matrimonio va fatto in bianco, ci vanno i fiori, bisogna lanciare riso, tagliare torte e cravatte e chi più ne ha più ne metta. Bisogna pensare alla lista nozze, obbligare persone a sorbirsi la cerimonia e tenersi oggetti costosi e generalmente brutti, un pranzo troppo lungo e spesso non eccezionale. Le foto, che già son noiose da fare, figuriamoci a rivederle...
E non capisco la curiosità, la gente che esce dai negozi per guardare la sposa uscire. Vedere com'è vestita, pettinata, se sorride, su quale macchina sale col consorte. A me basterebbe sapere che è felice, ma per questo non serve vederla o chiedere com'era l'abito. Paragonare quello di un'altra al suo, confrontare modello, taglio, nuance di colore (bianco ottico, panna, latte oppure avorio, albicocca, fior di pesco...), pizzo o seta, con o senza manica, con il velo lungo o la veletta...
Insomma, che palle!
E poi, voglio dire... come sarebbe : "E la sposa, era bella?"
Sì, forse in un momento felice uno è più bello del solito. Ma sarà poi questo che conta? Questo e la quantità di invitati, di regali, bomboniere e quant'altro? Forse il rito del matrimonio non ha molto a che fare con queste cose, non dovrebbe. Mi chiedo se la cosa dipenda dalle persone stesse, dalla società in cui viviamo o da che altro.
Un'altra occasione per sentirmi un po' fuori dal mondo.

31.8.09

Essendo Patrizia

Ne parlavo ieri sera, tornando in auto con un'amica dopo una giornata diversa dalle solite.
Qualche post fa ho detto che i miei 40 anni mi hanno dato una nuova personalità, che risponde al nome di Patrizia. Chi mi conosce sa che io scherzo molto su queste cose e con i miei quattro nomi di battesimo ci ho giocato per un bel po'.
Insomma, prima dell'estate avevo le mie solite, vecchie e noiose quattro personalità. Poi, un giorno, ho deciso che ne avrei ammazzate due, perché in fondo mi ero stufata di loro, delle loro lamentele, delle paure, dell'ansia da prestazione e dell'ansia generale. Poi volevo fare spazio, si stava strette in quattro in un corpo unico. Volendo magari (o sperando di) dimagrire un pochino non c'era aria sufficiente per tutte.
E di colpo arriva Patrizia (che tra l'altro è un nome che mi evoca bizzarri ricordi) e mi scombina tutto. Non è un nome mio, è una nuova. Arriva da qualcun altro, quindi non può avere caratteristiche che già mi appartengono. Quindi Patrizia me la posso creare come mi pare, sono libera, libera.
Posso farle amare cose che non ho mai amato, darle un nuovo modo di reagire. Vedere il mondo con altri occhi. Provare nuove sensazioni.
Così ho cominciato, ieri.
E Patrizia apprezza il volo. Non ha paura dell'altezza (ma nemmeno il resto di me), non soffre il mal d'aria, è estremamente rilassata e le piace guardare giù. Forse dovrebbe mettersi d'accordo con le altre me sull'abbigliamento, perché il tacco in ultraleggero stona un po', ma è stato un gesto improvviso quello di salire e nessuna di noi se lo aspettava.
Ora Patrizia è in movimento, una persona in crescita, da scoprire anche per me. Una persona cui posso far fare cose che non ho mai fatto per pigrizia, paura, noia, senso di disagio. Una persona che può essere diversa da quello che ero e allo stesso tempo mantenere la parte che ho salvato di me.
Nonostante tutto il casino che c'è stato nel periodo del suo arrivo sono contenta che ci sia. Contenta di potermi plasmare come una persona nuova, senza cadere nei vecchi meccanismi. Di sentirmi un po' più libera da me stessa, anche. Di sperimentare.

P.S: Per la mia psico, se mai passasse di qui, lei lo sa che non sono matta, vero? E che se anche lo fossi non sarei così scontenta...

2° P.S: Devo rivedere "Being John Malkovich", mi aveva divertita un tempo...

29.8.09

A Jack

L'ultima volta
non ti ho sentito
cadere.
Quel filo che
lanciava vibrazioni
s'è teso.
Tirato, logorato,
ancora unito
nel tempo.
Eppure son sicura
che ancora ci sia,
resista.
Perché ti sento,
di notte, lontano,
oppure troppo vicino.
E non so cosa sia peggio.

Jane

P.S: Jack e Jane sono personaggi di un mio lavoro in scrittura, gente che si muove nei miei sogni da un po'. Sono amici, sono veri quanto lo sono io, ma non esistono. Strano. E bello.

25.8.09

Breve aggiornamento e sana invidia

Il sistema che ho utilizzato per il disegno precedente è il seguente:
1) metto la mia foto come sfondo.
2) su un livello successivo traccio i tratti essenziali del viso, senza esagerare
3) elimino lo sfondo e lo sostituisco con pagina bianca
4) su livelli successivi opero con aerografo e penne per colorare
5) sull'ultimo livello faccio i capelli
La foto non l'ho nemmeno più guardata, anche se per fare meglio le sfumature della luce e dell'ombra avrei dovuto. Però in sostanza è lì.
Sul perché tento la via del digitale posso solo dire che è tutta colpa di Corlen Kruger e delle sue donne demone, soprattutto. Pagherei per disegnare così, anche se il tipo ha evidenti problemi con le donne... E un altro tale di nome Matt Dixon che ne fa di tutti i colori...
Per loro provo una sana invidia.
Ecco...