19.6.08

Me... me tocca!

Ecco, è la prima catenaccia umanoide che mi tocca fare.
Va bene, ma avverto, la faccio a modo mio, aggiungendo a casaccio quel che mi viene in mente così imparate a non provocare mai!
Cominciamo bene:
Cinque film importanti per me. Troppo pochi. Ne indico alcuni, quelli che mi hanno lasciata in sospeso a camminare in un sogno per lungo tempo dopo la visione...
1 - Donnie Darko, di Richard Kelly


2 - Blade Runner, di Ridley Scott


3 - Lucia y el Sexo, di Julio Medem

4 - American beauty, di Sam Mendes

5 - The Gift, di Sam Raimi
6 - Il Corvo, di Alex Proyas

7 - Monsoon Wedding, di Mira Nair
8 - La Sconosciuta, di Tornatore
Non sono 5? Pazienza.
Cinque libri: indico quelli che, appena finiti, ho riaperto più volte per rileggerne alcuni passi
1 - Il signore degli anelli, di Tolkien
2 - 1984, di Orwell
3 - La sfera del buio, di Stephen King
4 - Rose Madder, idem
5 - Twilight, di Stephenie Meyer
6 - White Oleander, di Janet Fitch
7 - Il signore delle mosche, di William Golding
8 - Il dio delle piccole cose, di Arundathy Roy
Cinque canzoni:
1 - World in my eyes, Depeche Mode
2 - Eurasian eyes, Corey Heart
3 - Mad world, Tears for fears
4 - Original Sin, INXS
5 - La leva calcistica del 68, Francesco De Gregori
6 - Creep, Radiohead
7 - Lithium, Nirvana
8 - Qualcosa che non c'è, Elisa
Ma aggiungo di testa mia:
Cinque uomini:
1 - Gary Oldman, attore
2 - Eric Close, attore
3 - Jensen Ackles, attore
4 - Michael Hutchence, cantante
5 - Jaye Davidson, attore trans (prima che me lo diciate voi, ve lo dico io...)
Cinque donne per par condicio...
1 - Kate Winslet, attrice
2 - Jennifer Connolly - attrice
3 - Gwen Stefani, cantante
4 - Charlize Theron, attrice
5 - Angelina Jolie, attrice...
Mancano le foto? C'è Google apposta...

13.6.08

Psico-pato-peda-gothico!

Ho un diploma che attesta che sono maestra elementare. Non ho mai dato l'esame di stato perchè sono prevenuta nei confronti del sistema pedagogico-educativo, quindi non mi è mai interessato andare a rovinare il cranio di bimbi altrui come penso si faccia spesso a scuola.
Io avevo una maestra grandiosa, alle elementari: Marilde G.
Quella donna con la sua vocina flebile ed il suo carattere deciso mi ha insegnato moltissimo. Tra l'altro è stata anche l'unica per cui io abbia mai studiato. Ho finito di farlo in quinta elementare e per molti versi vivo ancora di rendita da allora.
Nel corso dei miei "studi" ho incontrato insegnanti buoni e validi e una moltitudine di gente che non mi ha dato niente di niente. Ho avuto compagni di classe, alle superiori, che non riuscivano nemmeno a prendere gli appunti quando il prof. li dettava. Scrivere in italiano era complicato, comprendere un concetto impensabile. Ad alcune di queste persone è stato consigliato di dichiarare, in sede di maturità, che non avrebbero proseguito gli studi e che avrebbero sposato il fidanzato e si sarebbero messe a fare le casalinghe. Questo perchè altrimenti non avrebbero mai avuto un diploma in mano. Queste persone sono maestre come me, anzi, magari loro l'esame di stato l'hanno dato e passato.
Al tirocinio ho visto cose che non mi piacevano, compresa la maestra delle materie scientifiche che strafalcionava un italiano misto dialetto, che persino i bambini di quarta le ridevano dietro. E non solo. Mi sembrava che non ci fosse spazio per una soluzione creativa. Problemi di matematica in fotocopia con solo le operazioni da fare (a noi insegnavano a ragionare e trovare un procedimento di testa nostra), come a dire che lo schema è quello, hai solo da imparare e non chiederti mai se c'è un altro modo.
C'erano bambini chiusi in classe mattino e pomeriggio, esclusa la ricreazione. Se io fossi alle elementari oggi, sarei già impazzita per il senso di prigionia, per il non avere uno spazio mio in cui esprimermi liberamente.
E mi fanno ridere quelli che dicono che i bambini hanno comportamenti strani perchè i cartoni giapponesi sono violenti. Io li guardavo, da piccola. Certo, non erano gli stessi di oggi. Ma oggi i bambini vedono i telegiornali in cui mostrano gli orsi ingabbiati dai cinesi per l'estrazione della bile che tentano il suicidio per non stare in gabbia. Vedono rivolte, guerra, effetti delle bombe. Che saranno mai i cartoni giapponesi...
Io guardavo Goldrake e Jeeg e non mi è mai venuto in mente di lanciarmi dalla finestra perchè potevo volare. Non ho mai pensato di prendere a randellate mia madre con una fantomatica alabarda spaziale perchè l'ho visto fare in tv. Non ho mai preso sul serio quello che vedevo in tv.
Forse anche perchè avevo una mamma vicina, una nonna materna artista, forse perchè qualcuno mi ha fatto capire che un film è un film, un libro è un libro, la vita è un'altra cosa.
Inoltre sono dell'idea che i bambini non abbiano lo stesso concetto di violenza che abbiamo noi adulti. Io leggevo Asterix e mi divertiva vedere Obelix col cinghiale in spalla. Mica mi veniva in mente che il cinghiale era morto preso a botte dall'energumeno... Perchè, la matrigna che manda il cacciatore ad uccidere la figliastra e si fa portare il cuore? La strega che cade nel burrone scappando? Le continue angherie delle sorellastre di Cenerentola? (Io, poi, le fiabe le odio)
Avevo incubi terribili prima ancora di vedere i film di fantascienza e dell'orrore. Non mi hanno spaventata di più, quando li ho visti.
Spesso credo che siano gli adulti a sbagliare, con i loro preconcetti e la loro visione del mondo. Non è che i bambini sono puri ed innocenti. Ci sono bambini crudeli esattamente come ci sono adulti crudeli. L'unica cosa che contraddistingue gli uni dagli altri è un minimo di istruzione e l'esperienza della vita.
Io non so se sarei in grado di allevare un bambino in questa società dove tutte le cose che contano sono legate all'apparenza, all'appartenenza, alla proprietà. Io non ce la farei a dare un modulo prestampato passandolo per istruzione. Non riuscirei a trasmettere nozioni senza dare modo a chi ascolta di formarsi un giudizio suo, magari bizzarro e sbagliato. Magari perderei tempo a ragionare con ogni bambino per ogni maledetta cosa, a spiegare il mio punto di vista, a farmi spiegare il suo. Perchè questa soluzione e non un'altra. Perchè questo disegno e non un altro, perchè una poesia al posto del tema. Che cosa sogna, che cosa gli piace, cosa vede quando guarda fuori, cosa sente quando ascolta musica.
Forse lo tratterei come tratto gli adulti, lo ascolterei, gli parlerei, lo farei arrampicare su una sedia per aiutarmi a lavare i piatti, lo incoraggerei a salire su un albero, a sdraiarsi in un prato, a guardare il cielo, ad immaginare ogni mondo possibile, a leggere milioni di avventure.
No, non sarei una buona maestra.

11.6.08

Moradabad

La prima tappa del nostro viaggio lavorativo-turistico era Moradabad, cittadina a nord-est di Delhi in cui mamma aveva un paio di fornitori.
All'epoca era un gran mucchio di case con circa un milione di abitanti, non proprio benestanti. Nell'avvicinarci al paese, mamma e Shomir ci spiegano cosa sono quelle pizze fangose che stanno appiccicate alle case o impilate in improbabili muretti. Trattasi di cacca di mucca, mischiata a paglia o altro, che viene fatta essiccare appiccicata alle pareti esposte al sole della casa, per poi essere utilizzata come combustibile.
La cosa non mi stupisce, in fondo mi sembra così ovvio...
Appena arrivati facciamo sosta dai Sette Fratelli, che lavoravano l'ottone in un posto spaventoso. Una specie di grosso garage, poco illuminato, con mucchi di rottami sul pavimento e giovanissimi operai specializzati che lavoravano senza alcuna protezione. Un saldatore senza maschera che sembra mio coetaneo o poco più grande, sta lavorando un bellissimo airone di metallo. Il suo stipendio medio, all'epoca, era di quarantamila lire al mese.
I Fratelli mi guardano curiosi. Sì, perchè sono molto bionda e molto dorata. Tanto che uno di loro si offre di adottarmi, ma la cosa mi suona molto più come una proposta di acquisto... Ovvio che mamma ci ride su e declina l'offerta. Gianni, che non ha capito niente di quello che succedeva intorno a lui, era preoccupato di sporcare i suoi pantaloni bianchi.
In strada, l'autista ci aspetta tra un bufalo e una vespa.



Al giro turistico della "fabbrica" e a qualche trattativa segue un pranzo speciale. In ufficio i Fratelli ci offrono uova sode, whisky e biscotti. Per me la solita Limca con cannuccia. Tanto quanto i biscotti sono gradevoli, tipo i Morning Coffee, ma per farci una gentilezza i nostri ospiti decidono di sgusciare le uova per noi... Le mani sporche di ottone lasciano un alone nero sul bianco delle uova, che diventa quasi impossibile mettersele in bocca senza chiudere gli occhi. Io, che da brava bambina posso permettermi di fare la schizzinosa, comincio a grattare via la parte di bianco ormai grigia, per poi ingurgitare mezza per volta due uova. Poi stop. Mamma fa lo stesso, con una certa nonchalance tipica di una donna pratica. Gianni invece, essendo privo di ogni senso pratico e badando più al lato esteriore della faccenda, comincia a strofinare le mezze uova sui pantaloni bianchi facendo finta di ascoltare i discorsi che nel frattempo vanno avanti.
Alla fine del pranzo i suoi pantaloni hanno una sospetta riga grigia ed unticcia su entrambe le gambe. In più, lui non sopporta il whisky, soprattutto quello indiano che a suo dire sa di petrolio.
Una volta usciti dal loro ufficio e saliti in macchina ci facciamo un sacco di risate, perchè tutto sommato ci siamo divertiti.
A parte lo sfruttamento dei ragazzini, ovvio. Su cui, però, non voglio dire le solite cose trite e ritrite. Nel dopoguerra da noi lavoravano i ragazzini della stessa età, quando si fa fatica a mangiare non si va per il sottile. Non che sia giusto, ma non è passato tanto tempo da quando le stesse cose capitavano anche qui. Probabile che oggi, a vent'anni quasi trenta di distanza, non ci sia un numero così spropositato di bambini che lavorano. Ma non ci giurerei. E non proseguo.
A preoccuparci, allora, era l'invito a pranzo per il giorno successivo nella casa di famiglia dei Sette Fratelli, cioè nella casa delle sette famiglie dei sette fratelli. Mai visto così tanta gente in una famiglia sola. Ci sono i nonni, i sette figli con relative mogli, più un quattro figli a testa in media. Foto ricordo con una vecchia Polaroid con ognuna delle famiglie, poi con tutti i fratelli, con tutte le mogli e chi più ne ha più ne metta. Mancava la foto con tutti i vicini...
Abbiamo una tavola imbandita per noi, ma solo per noi, perchè tutti in una stanza sola non ci si sta. Con noi, appollaiati come la carogna di Luca e Paolo, buona parte dei fratelli, le cui mogli vanno avanti e indietro dalla cucina per portarci... uova sode!
Ecco, inutile dire che ancora adesso io non sono particolarmente attratta dalle uova sode...
Fortunatamente ci sono anche dei ceci, talmente piccanti da risultare quasi neri alla vista e che fanno lacrimare gli occhi perfino a Gianni che col piccante ci va d'accordo. Quindi accetto con rassegnazione la condanna all'uovo sodo. Che da una famiglia così numerosa pare anche brutto non accettare. Chissà loro quanta fatica faranno a mangiare, mentre noi abbiamo di tutto a disposizione. Questo è quello che provo a dirmi mentre trangugio le mie solite due uova. Alla quinta metà mi vien da vomitare e così vado fuori con Gianni (seguiti da una parte della famiglia) a cercare di sputare prima di far danni.
Ecco, il primo blocco di fornitori era andato. Non so come mai, ma ero preoccupata per il seguito...

10.6.08

Episodio 5

Clara è dalla nonna paterna, un sabato, nel bel mezzo dei casini economici e non di quegli anni.
La nonna sta seduta sul suo divano, nella sua casa in Crocetta (zona bene di Torino, per i non residenti).
- Oh, Clara, la mia nipotina...
- Nonna, sono maggiorenne...
- Ma, dimmi, non ti piacerebbe andare in vacanza all'estero, come i tuoi cugini. A Londra, per imparare l'inglese, ad esempio...
- Certo che mi piacerebbe, nonna.
- Allora perchè non ci vai?
- ...

30.5.08

L'inquieto KK

Era tornato all'attacco.
Non aveva paura di niente, davvero. Accidenti a lui. La guerra ricominciava. Difficile combattere al buio, non si riesce ad avere una percezione corretta delle distanze e del pericolo.
Ma KK insisteva, continuava ad avanzare, con la foga tipica di chi ha già inserito la modalità combat. Le narici allargate per fiutare il nemico, il corpo vicino al terreno nella speranza di mantenere l'equilibrio, una mano a ripararsi ed una pronta a offendere.
KK era giovane, biondo e di corporatura atletica. Non particolarmente accettato dai suoi compagni per quel suo atteggiamento arrogante di chi sa e fa più di tutti. Alcuni tendevano a non calcolarlo proprio, ma in battaglia si sa... chi c'è, c'è.
E lui c'era, la battaglia era cominciata e lui aveva il suo bersaglio. L'aveva individuato subito, eccome. Il nemico aveva l'aria furba e svelta, di quelli che hanno sempre un piano, che sembrano indifesi e quando ti hanno bene a tiro non sbagliano mai un colpo.
Faceva caldo, sempre di più. Il suolo di morbida sabbia marrone tratteneva i suoi passi, rallentava i suoi movimenti. Percepiva la presenza dei suoi compagni, a pochi passi.
Li sentiva sussurrare suggerimenti. Muovere furtivi intorno al punto dove avrebbero incontrato il loro nemico.
Avanzavano. Lenti.
Poi i suoi compagni erano saliti su di una duna di sabbia, insieme. Il buio era sempre più buio e KK si muoveva solo, apparentemente senza paura. Nessuno poteva sapere cosa celasse nella sua mente, quali sensazioni scorrevano nei suoi nervi e allertavano il cervello.
Sulla duna la battaglia era al suo culmine. Sentiva il corpo a corpo, nei rumori, nello spostamento delle ombre, nei pochi secondi di silenzio in cui anche il respiro sembrava sospeso.
E, ancora, avanzava. Sempre più chino sul terreno per sorprendere il suo nemico.
Non poteva guardarlo negli occhi. Il buio toglieva anche questa possibilità.
A KK non piaceva questa mancanza di visuale. Voleva leggere negli occhi dell'altro la prossima mossa. Sapere in anticipo dove difendersi, vedere la paura, o la vittoria, o la vita negli occhi del nemico. Eppure avanzava. Spavaldo, coraggioso, quasi impertinente.
Il nemico l'aspettava nella sabbia scura. Sapeva benissimo che KK sarebbe arrivato. Presto. Sapeva la forma del combattimento che si sarebbe svolto. Aveva previsto e studiato le sue mosse. Quanto terreno concedere al suo aggressore. Quanti colpi lasciare che lui affondasse.
Perchè in battaglia è così, bisogna saper incassare qualche colpo per poterne dare di più forti, precisi. Letali, a volte. Il nemico sapeva di non potersi aspettare clemenza. Un uomo in battaglia raramente si ferma di fronte a una possibilità di vittoria. Una vittoria significa la vita per uno che nella vita ha deciso di combattere.
L'umidità cominciava ad avere il sopravvento. KK odiava il caldo umido. Lo rendeva inquieto, teso più del necessario. Bisogna essere lucidi per vincere davvero. Sapeva che i suoi compagni stavano già sudando la loro vittoria. Sentiva premere le tempie per l'urgenza di combattere anche lui.
Ed ecco l'ombra del nemico, vicino. Molto vicino. Il terreno era scomodo, KK sapeva che in un'altra situazione avrebbe avuto la meglio più in fretta. Ma non c'era modo di evitare questo corpo a corpo, non più, e nemmeno di trascinare il nemico sulle dune.
Il buio, l'umidità...
KK si allungò, pronto a sferrare il primo colpo, augurandosi che fosse quello buono.
E colpì, una volta, due, tre. Un colpo solo che ne conteneva almeno dieci. Uno di quei momenti che sembrano durare un'eternità. Il nemico non tentò di evitare il colpo, anzi, parve assecondarlo. Accoglierlo. Senza paura, senza dolore, senza resistere. Come se lo stesse aspettando da sempre.
Questo non fece che aumentare la sua foga, la voglia di atterrare il nemico e distruggerlo, renderlo schiavo, umiliarlo pur rispettandolo. Si lanciò nel secondo assalto, si trovò ancora a entrare nelle difese del nemico...

Cazzo! Chi ha acceso la luce???

27.5.08

I suoi mille volti

Colta da un insaziabile desiderio, mi accingo ad infornare una morbidissima torta allo yogurt. Questa volta lo yogurt è alle pere e ho un'aggiunta di gocce di cioccolata fondente, ma questa torta ha di bello che ogni volta può essere diversa, a seconda del gusto dello yogurt e delle aggiunte possibili...

La base per questa torta mutante è:
1 vasetto di yogurt alla frutta da 125 gr (ma va bene anche caffè, biscotto, malto...), svuotato nel mixer e lavato, per poi riutillizzare il vasetto come misurino...
3 vasetti di farina,
1 e 1/2 abbondante di zucchero,
1 scarso di olio di semi,
1 scarso di liquore (brandy, Grand Marnier, amaretto),
2 uova,
1 bustina di lievito...
Il tutto buttato nel mixer e frullato a dovere, per poi infornare in una teglia da 22 cm di diametro e lasciar cuocere a 180° per circa 20 minuti. Prova stecchino per la giusta cottura.
Non preoccupatevi se l'impasto ha un aspetto liquido e non ha un gran gusto (io ho la pessima abitudine di assaggiare tutto a crudo...). Quando è cotta è buonissima!
Vado, gnam!

Mmmmhhh...

22.5.08

Alba

Sono sempre stata curiosa di vita.
Curiosa di sentire, di vivere le cose attraverso gli altri, attraverso gli occhi e tutti i miei sensi.
Ho sempre cercato un altro mondo, dentro al nostro, nascosto tra le pieghe del quotidiano che nessuno osserva con molta attenzione.
Sono affascinata da tutto quello che non si può toccare. Volatile, fragile, invisibile e mutabile. Musica, immagini, parole, fantasmi, incantesimi, emozioni.
Ho ascoltato ciò che avevo intorno per lungo tempo, ho vissuto più di una vita e più di una morte. Amori, illusioni, delusioni, ferite. Vissuti con tutto il potere distruttivo della vita. Strappati, urlati e sofferti con ogni cellula, ogni volta, anche quando non miei.
Ma sempre con quel tanto di distacco della mente che il cuore non capisce. Come se niente fosse davvero importante, un esperimento alieno, una missione esplorativa.

Non mi sono adeguata più di tanto al mondo, in effetti. Ho spesso pensato di non farne realmente parte e quasi sempre ho desiderato che esserci fosse solo un sogno. Uno di quelli realistici, che ti lasciano stremata, ma che ti abbandonano all’alba…