19.11.12
3.11.12
Quanto
Un soffio, un battito. Una vita intera. Penso a quanto sia facile perdersi. A quanto sia difficile a volte trovarsi anche percorrendo le stesse strade ogni giorno. A quale scherzo del destino ci si debba ribellare e a quale no, a quali sono le cose davvero importanti nella vita.
A quante volte nel tentativo di fare la cosa giusta si fa quella sbagliata. A quante si può rimediare e a quante no. A cosa mi fa battere il cuore ogni giorno. A cosa voglio.
A cosa mi passa per la testa quando impazzisco di gelosia, a quanto sono felice o infelice. A quanto desidero le cose che desidero. Che importanza dò a ciò che non ho. A quanto poco conti il giudizio degli altri. A quanto poco giudizio ho nelle mie cose, a quanto mi affido all'istinto, a quanto ho paura e a quanto sono incosciente.
A quanto mi manca mia madre, a quanto mi sento leggera, a quanto vorrei restare sospesa tra un mondo e l'altro, quanto vorrei avere l'età che ho.
A quanto non dormo, a quanto vorrei farlo, a quanto sogno. A quanto ho smesso di farlo dopo che mi hanno decapitata in un incubo non spaventoso. A quanto significhi la voce con cui ti addormenti, a quanto sia inutile cercare di non ascoltarla. A quanto sia folle ogni momento della vita se lo si guarda dalla giusta prospettiva.
A questo cuore impazzito che mi si agita nel petto, alla voglia che ho di urlare e di piangere.
A quanto tutto questo mi stia facendo sentire viva e a quanto allo stesso tempo mi sia difficile.
A quante volte nel tentativo di fare la cosa giusta si fa quella sbagliata. A quante si può rimediare e a quante no. A cosa mi fa battere il cuore ogni giorno. A cosa voglio.
A cosa mi passa per la testa quando impazzisco di gelosia, a quanto sono felice o infelice. A quanto desidero le cose che desidero. Che importanza dò a ciò che non ho. A quanto poco conti il giudizio degli altri. A quanto poco giudizio ho nelle mie cose, a quanto mi affido all'istinto, a quanto ho paura e a quanto sono incosciente.
A quanto mi manca mia madre, a quanto mi sento leggera, a quanto vorrei restare sospesa tra un mondo e l'altro, quanto vorrei avere l'età che ho.
A quanto non dormo, a quanto vorrei farlo, a quanto sogno. A quanto ho smesso di farlo dopo che mi hanno decapitata in un incubo non spaventoso. A quanto significhi la voce con cui ti addormenti, a quanto sia inutile cercare di non ascoltarla. A quanto sia folle ogni momento della vita se lo si guarda dalla giusta prospettiva.
A questo cuore impazzito che mi si agita nel petto, alla voglia che ho di urlare e di piangere.
A quanto tutto questo mi stia facendo sentire viva e a quanto allo stesso tempo mi sia difficile.
30.10.12
Fiabe
Io, egoista,
mi specchio nell'acqua
di Narciso.
Bella del Reame,
cuore di cervo in mano,
uccido il cacciatore.
Vecchia megera prepotente,
insulsa piccola troia,
voglio il mio pasto.
Mostro.
Non sono altro che questo,
fantasma che cerca fantasmi.
Veleno nell'offerta della mela,
pungo la rana che mi porta,
scelgo di annegare.
Ripeto forse il mio destino,
forse morendo vivo,
forse vivendo muoio.
Racconto fiabe a me stessa,
cerco l'isola che non c'è,
sciolgo le ali al sole.
Un suicidio, la vita.
Quanto scontare per vivere,
quanto sognare invano.
Quanti i tramonti che ho perso
sulle acque agitate dei miei sonni,
senza pensiero alcuno.
Non srotolo il mio gomitolo
in un labirinto oscuro,
scelgo la morte. La vita fa male.
Costa troppo volare tra le stelle,
offro il mio cuore in pasto,
se davvero ne ho uno.
mi specchio nell'acqua
di Narciso.
Bella del Reame,
cuore di cervo in mano,
uccido il cacciatore.
Vecchia megera prepotente,
insulsa piccola troia,
voglio il mio pasto.
Mostro.
Non sono altro che questo,
fantasma che cerca fantasmi.
Veleno nell'offerta della mela,
pungo la rana che mi porta,
scelgo di annegare.
Ripeto forse il mio destino,
forse morendo vivo,
forse vivendo muoio.
Racconto fiabe a me stessa,
cerco l'isola che non c'è,
sciolgo le ali al sole.
Un suicidio, la vita.
Quanto scontare per vivere,
quanto sognare invano.
Quanti i tramonti che ho perso
sulle acque agitate dei miei sonni,
senza pensiero alcuno.
Non srotolo il mio gomitolo
in un labirinto oscuro,
scelgo la morte. La vita fa male.
Costa troppo volare tra le stelle,
offro il mio cuore in pasto,
se davvero ne ho uno.
Lampi
Il tempo mi muore attorno,
come aria che si fa grigia e
densa,
il mondo si rovescia,
la notte non mi è amica.
Battiti e rintocchi,
minuti, giorni, distanze.
Visioni di possibilità che
svaniscono,
se solo si potesse stringere il
pugno
senza che tutto sfugga. Tempo e
sangue.
Quel sogno improvviso e
bizzarro
così delicato e puro, naturale
come nulla è mai stato,
ferito, squarciato e
lasciato
immobilizzato nell’oblio.
Fino a quando,
lampi di luce rossa,
gioia non provata ancora,
sorriderò.
28.10.12
Ricominciare
L'uomo che rubava le parole ai suoi libri scriveva poesie di una bellezza struggente. Non era abituato all'amore e tutte le parole gli sembravano nuove e stupide e senza senso. Eppure le usava, le parole, per dichiarare il suo sentire. Un amore inaspettato e strano, che lo lasciava senza fiato e lo riempiva di nuovi sogni ogni mattina. Così usava le poesie che non aveva mai usato prima e parlava di cose mai pensate prima e amava in un modo in cui non aveva mai amato prima.
Questa è la bellezza della vita, lo scoprire di essere capaci di sentire. Scoprirlo un giorno, senza aspettarselo e senza chiederlo, dopo aver passato la vita intera a pensare ad altro. A come non sentire, per esempio.
Non solo, ma anche capire che non è mai tardi per sognare e per cambiare.
Per sentirsi leggeri, per respirare e ridere sguaiatamente nella notte vagando per le strade che ci han visti piccoli.
Per captare nuovi suoni, ascoltare con nuove orecchie la vita che si muove ininterrottamente. Giorno e notte, minuto dopo minuto. E immaginare per sé qualcosa di diverso, di luminoso, invece del solito buio e del silenzio. Immaginare voci di fanciulli che ripercorrono correndo il corridoio di una casa abbandonata da anni. E tendere le mani e stringerle a quei fanciulli, ai fanciulli che non sono più e a quelli che saranno ancora domani. Parlare con gli spettri sorridendo loro con benevolenza.
E amare, farlo davvero. A qualsiasi costo.
Ricominciare a vivere...
Questa è la bellezza della vita, lo scoprire di essere capaci di sentire. Scoprirlo un giorno, senza aspettarselo e senza chiederlo, dopo aver passato la vita intera a pensare ad altro. A come non sentire, per esempio.
Non solo, ma anche capire che non è mai tardi per sognare e per cambiare.
Per sentirsi leggeri, per respirare e ridere sguaiatamente nella notte vagando per le strade che ci han visti piccoli.
Per captare nuovi suoni, ascoltare con nuove orecchie la vita che si muove ininterrottamente. Giorno e notte, minuto dopo minuto. E immaginare per sé qualcosa di diverso, di luminoso, invece del solito buio e del silenzio. Immaginare voci di fanciulli che ripercorrono correndo il corridoio di una casa abbandonata da anni. E tendere le mani e stringerle a quei fanciulli, ai fanciulli che non sono più e a quelli che saranno ancora domani. Parlare con gli spettri sorridendo loro con benevolenza.
E amare, farlo davvero. A qualsiasi costo.
Ricominciare a vivere...
Un piccolo saluto
Corrado non c'è più, le improvvise svolte della vita. Ma qualcosa di lui rimane e per salutarlo con gli altri amici vi propongo il suo libro, il suo ebook.
Lo trovate qui su Amazon...
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22.10.12
La donna
L'imprevedibile raggiunge il cuore addormentato.
Solo una frase, semplice e facilmente comprensibile. Eppure difficile. La donna alza la testa e annuisce sorridendo. Lo sa, l'ha sempre saputo. Tiene le gambe incrociate davanti al petto mentre ascolta seduta sul pavimento. Ricorda altre parole spese in una sosta nel lungo viaggio verso il fuoco, parole d'amore condivise con un uomo saggio. E lui che, a sua volta, annuiva.
Ricorda il suo passato, non tutto. Parti che le restano oscure e incomprensibili e che lanciano messaggi allarmanti. Quello che resta non è solo dolore e sa che molto ha un senso se lo si guarda dalla giusta prospettiva.
L'energia senza equilibrio, la forza di combattere i mulini a vento, la rabbia e la rassegnazione. Tutto per arrivare a un oggi ordinario e pulito come uno specchio in cui riflettere i propri occhi. E trovare luce.
E trovare la propria anima nascosta in cicatrici di duecento punti.
La donna alza la testa e annuisce.
E sorride. Conosce le sottili implicazioni di ogni suo respiro, sospiro o pianto. Ogni goccia di sé acquista il senso, la sensazione di ciò che sta cambiando intorno a lei. La vita. Dentro. Si chiede se il destino esiste davvero, ma sa che non è importante. Nessuna questione filosofica lo è davvero. Non più.
Ogni goccia di sé, tutto sgorga senza sosta mentre le mani tentano di fermare una risata. E un grido.
La necessità dell'imprevedibile. Come per un cieco che vede i colori e ne resta incantato, anche quando li vede attraverso lo schermo della mente. La realtà del proprio io che piomba nella coscienza gemendo per il lungo viaggio. Anni di distanza per conoscere se stessi.
La donna alza la testa e sorride.
Questo è un punto di partenza che accetta. Niente avviene per caso mentre il caso si diverte a creare occasioni. Una semplice frase. E tutto ha un senso, se l'equilibrio è rotto bisogna spostarsi e trovare un baricentro. Uno vero, uno nuovo. Se muore la vittima, muore il carnefice e viceversa. Per sempre e ancora.
La donna alza la testa, sorride e salta... nel vuoto.
Solo una frase, semplice e facilmente comprensibile. Eppure difficile. La donna alza la testa e annuisce sorridendo. Lo sa, l'ha sempre saputo. Tiene le gambe incrociate davanti al petto mentre ascolta seduta sul pavimento. Ricorda altre parole spese in una sosta nel lungo viaggio verso il fuoco, parole d'amore condivise con un uomo saggio. E lui che, a sua volta, annuiva.
Ricorda il suo passato, non tutto. Parti che le restano oscure e incomprensibili e che lanciano messaggi allarmanti. Quello che resta non è solo dolore e sa che molto ha un senso se lo si guarda dalla giusta prospettiva.
L'energia senza equilibrio, la forza di combattere i mulini a vento, la rabbia e la rassegnazione. Tutto per arrivare a un oggi ordinario e pulito come uno specchio in cui riflettere i propri occhi. E trovare luce.
E trovare la propria anima nascosta in cicatrici di duecento punti.
La donna alza la testa e annuisce.
E sorride. Conosce le sottili implicazioni di ogni suo respiro, sospiro o pianto. Ogni goccia di sé acquista il senso, la sensazione di ciò che sta cambiando intorno a lei. La vita. Dentro. Si chiede se il destino esiste davvero, ma sa che non è importante. Nessuna questione filosofica lo è davvero. Non più.
Ogni goccia di sé, tutto sgorga senza sosta mentre le mani tentano di fermare una risata. E un grido.
La necessità dell'imprevedibile. Come per un cieco che vede i colori e ne resta incantato, anche quando li vede attraverso lo schermo della mente. La realtà del proprio io che piomba nella coscienza gemendo per il lungo viaggio. Anni di distanza per conoscere se stessi.
La donna alza la testa e sorride.
Questo è un punto di partenza che accetta. Niente avviene per caso mentre il caso si diverte a creare occasioni. Una semplice frase. E tutto ha un senso, se l'equilibrio è rotto bisogna spostarsi e trovare un baricentro. Uno vero, uno nuovo. Se muore la vittima, muore il carnefice e viceversa. Per sempre e ancora.
La donna alza la testa, sorride e salta... nel vuoto.
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