La casa è troppo vicina al fiume. Piove da giorni e l'acqua sta salendo.
Bisogna andar via, ma è tardi, tardi. La strada è impraticabile, le tre sorelle sono sole.
Quella più grande ha sui 15 anni, forse 16. Giù di lì.
Vorrebbe andarsene a piedi, anche subito, anche da sola. Non vuole trascinarsi dietro le sue sorelle, un peso, una rottura. Vorrebbe andarsene, ma sa che fuori c'è qualcuno e non sa chi è. Quindi scalpita affinché le sorelle escano con lei, subito, prima che l'acqua invada la casa.
La piccolina di anni ne ha 5, ha paura dell'acqua. Dell'acqua, dell'uomo che sta arrivando e non vuole uscire senza la mamma. Piange e si aggrappa alla sorella maggiore, che però non la sopporta quando fa i capricci.
L'acqua sta entrando al piano di sotto. Ha rotto i vetri e si sente forte mentre cade dentro alle finestre e scroscia sui pavimenti come pioggia battente. Sul retro della casa, al piano superiore, l'uscita è ancora libera. Si può andare via, ancora, mentre l'acqua sale.
La terza sorella ha raccolto le poche cose di valore che possono portare via. Cerca di calmare la sorellina e di far ragionare la maggiore, che oramai non fa che sgridare la piccola frignona. Qualcuno, l'uomo, è entrato da sotto e sta salendo le scale interne lottando con l'acqua. Grida cose che le tre sorelle non capiscono e ha una voce che sembra un tuono. Ora tutte e tre hanno paura, una paura tremenda. Non riusciranno ad andare via, a scappare dall'acqua e da quel mostro. Non riescono a muoversi, tre ragazzine abbracciate quasi fossero una sola. E quell'uomo che grida e si avvicina...
Arriva anche l'acqua, dalle scale. L'uomo è nascosto, ma è lì, presente. In un botto appare e dalle tre sorelle si leva un grido. Ma non dura tanto, la paura.
Lo scemo del villaggio, quell'omone alto e grosso che perlopiù straparla, le prende in braccio, tutte insieme, e se le porta verso l'uscita.
Sono salve.
13.7.09
10.7.09
White russian
Ovvero: fare le due del mattino con lo "scrittore dell'anno".
Ieri sera, a Rivoli, c'era la presentazione (una delle, ovviamente) del libro di Nicolai Lilin. Niente da dire. Il libro non avevo molto bisogno di sentirmelo raccontare per l'ennesima volta, visto che l'ho comprato un paio di giorni dopo aver visto l'intervista dalla Bignardi. Ce l'ho e non l'ho ancora letto, ma è molto vicino.
La biblioteca era abbastanza affollata, il caldo sopportabile e c'era posto a sedere. Si è tardato un po' a iniziare, motivo per cui al ventesimo minuto di attesa mi è venuto da alzarmi e dire ad alta voce: "Sono Paola e sono un'alcoolista, non bevo da 33 giorni..." (e con questo non voglio sminuire le riunioni dell'AA, ma il clima che si palpava era di quella timidezza e attesa tipico di queste riunioni - come lo so?... lo so, vi basti), ma non l'ho fatto.
La presentazione è stata un po' lunga, in fondo a lasciar parlare solo lui si sarebbe avuto lo stesso effetto e un po' meno fame. Nota dolente il rumorosissimo microfono che scoppiettava ogni volta che veniva toccato. Alcuni discorsi mi ricordavano vecchie lezioni universitarie sulla mafia. Una formica gigante si trascinava dietro, per tutta la sala, un capello riccio e scuro... Poi pausa.
Più tardi abbiamo beccato giusto in tempo la nostra infiltrata Filo con gli addetti ai lavori e il buon Nicolai che andavano a bere qualcosa. Ci siamo aggregati.
E abbiamo fatto le due chiacchierando di cose varie e discutendo (non io) di politica e di strumentalizzazione. Di informazione, di editoria, di omologazione e altro. Interessante o meno che fosse, mi piaceva ascoltarlo parlare (ma ce l'ho di abitudine, tendo a non interagire, lascio che facciano gli altri, io ascolto e penso) un buon italiano con una bella voce, sorseggiando il mio Rhum Cooler - poco rhum, tanto cooler - nell'aria fresca e piena di stelle della serata. Ridendo di quando in quando con la mia vicina Fey e intervallando con un "amen" le affermazioni sussurrate di Filo.
Allora che dire?
Il personaggio è interessante. Resta da vedere se persona e personaggio coincidono o se, come dicono alcuni, è un bluff. A me lui piace. Non so bene perché, ma lo trovo interessante. Forse se avessi ancora vent'anni lo guarderei con l'espressione adorante di alcune delle presenti. Ho sempre avuto un debole per i coltelli, per le storie di morte e per gli uomini tatuati dal linguaggio colorito. E Nicolai queste cose le conosce. Fortuna vuole che son cambiata e che non mi fermo più di tanto a considerare queste mie strane/insane passioni come requisito nella scelta di un soggetto da adorare. E nemmeno l'aspetto prettamente estetico che anche in questo caso non manca.
Comunque si parla, si parla a lungo, pure troppo. Poi fa freddo, tira aria, il posto chiude.
Bella stretta di mano e buonanotte...
Ieri sera, a Rivoli, c'era la presentazione (una delle, ovviamente) del libro di Nicolai Lilin. Niente da dire. Il libro non avevo molto bisogno di sentirmelo raccontare per l'ennesima volta, visto che l'ho comprato un paio di giorni dopo aver visto l'intervista dalla Bignardi. Ce l'ho e non l'ho ancora letto, ma è molto vicino.
La biblioteca era abbastanza affollata, il caldo sopportabile e c'era posto a sedere. Si è tardato un po' a iniziare, motivo per cui al ventesimo minuto di attesa mi è venuto da alzarmi e dire ad alta voce: "Sono Paola e sono un'alcoolista, non bevo da 33 giorni..." (e con questo non voglio sminuire le riunioni dell'AA, ma il clima che si palpava era di quella timidezza e attesa tipico di queste riunioni - come lo so?... lo so, vi basti), ma non l'ho fatto.
La presentazione è stata un po' lunga, in fondo a lasciar parlare solo lui si sarebbe avuto lo stesso effetto e un po' meno fame. Nota dolente il rumorosissimo microfono che scoppiettava ogni volta che veniva toccato. Alcuni discorsi mi ricordavano vecchie lezioni universitarie sulla mafia. Una formica gigante si trascinava dietro, per tutta la sala, un capello riccio e scuro... Poi pausa.
Più tardi abbiamo beccato giusto in tempo la nostra infiltrata Filo con gli addetti ai lavori e il buon Nicolai che andavano a bere qualcosa. Ci siamo aggregati.
E abbiamo fatto le due chiacchierando di cose varie e discutendo (non io) di politica e di strumentalizzazione. Di informazione, di editoria, di omologazione e altro. Interessante o meno che fosse, mi piaceva ascoltarlo parlare (ma ce l'ho di abitudine, tendo a non interagire, lascio che facciano gli altri, io ascolto e penso) un buon italiano con una bella voce, sorseggiando il mio Rhum Cooler - poco rhum, tanto cooler - nell'aria fresca e piena di stelle della serata. Ridendo di quando in quando con la mia vicina Fey e intervallando con un "amen" le affermazioni sussurrate di Filo.
Allora che dire?
Il personaggio è interessante. Resta da vedere se persona e personaggio coincidono o se, come dicono alcuni, è un bluff. A me lui piace. Non so bene perché, ma lo trovo interessante. Forse se avessi ancora vent'anni lo guarderei con l'espressione adorante di alcune delle presenti. Ho sempre avuto un debole per i coltelli, per le storie di morte e per gli uomini tatuati dal linguaggio colorito. E Nicolai queste cose le conosce. Fortuna vuole che son cambiata e che non mi fermo più di tanto a considerare queste mie strane/insane passioni come requisito nella scelta di un soggetto da adorare. E nemmeno l'aspetto prettamente estetico che anche in questo caso non manca.
Comunque si parla, si parla a lungo, pure troppo. Poi fa freddo, tira aria, il posto chiude.
Bella stretta di mano e buonanotte...
8.7.09
Relazioni
Quando dico sorridendo che sono asociale, la gente tende a non credermi.
Non ho la faccia dell'asociale, lo so. Manca il fisique du role.
All'asilo odiavo i bambini. Ho resistito 3 mesi, forse, poi ho cominciato a dare di matto e mi hanno riportata alla quiete di casa mia, dove stavo certo meglio che a giocare con quei quattro mocciosi.
Alle elementari sono diventata violenta, ho cominciato a inventare ogni stratagemma per non andare a scuola, mi davo malata alle gite e non partecipavo alle feste. Il mio migliore amico era Claudio, 16enne handicappato, almeno fino a quando non ha tentato di farmi lo scalpo.
Alle medie se avessi potuto farlo (se una delle mie 4 personalità non avesse aborrito l'idea) avrei dato fuoco alla scuola con tutte le mie stronzissime compagne dentro. Una festa e mezza in tre anni e mi sono pure rotta le palle.
Le superiori, finché ho potuto, le ho fatte studiando a casa e dando l'esame a fine anno. Nessun contatto con alcun tipo di coetaneo. Diverso a danza, dove almeno avevamo una passione e un sogno in comune e dove le poche amicizie che avevo mi hanno insegnato più di qualsiasi altra esperienza. Tutto il resto era vita.
Non ho mai voluto frequentare una compagnia fissa per non sentirmi obbligata a vedere sempre tutti, sempre insieme, sempre le stesse cose, stessi posti, stesse fisime. La maggiorparte della gente mi annoia mortalmente.
Poi ci son le persone che mi interessano, che mi incuriosiscono. Quelle persone io le frequento assiduamente finché deve succedere. Quando qualcosa cambia io lascio che vadano, senza sforzarmi di mantenere i contatti nemmeno con chi sento molto vicino. Poi magari tornano, oppure no. Ma non importa. Non mi mancano particolarmente, quasi come non mi mancano parenti e amici morti.
Non amo le relazioni di circostanza. Di facciata. Se qualcuno ha con me un rapporto di sana educazione e niente più, io preferisco cambiare strada e nemmeno salutare, perché trovo inutile perdere tempo a dirsi il "Come va?", "Tua moglie?", "I bambini?", " Dai, una volta sentiamoci...", "Così combiniamo e ci vediamo..." quando già so che se non è successo fino ad ora, non succederà.
Non mi importa di sembrare scortese, maleducata, o perennemente tra le nuvole.
Mi piacciono le relazioni in cui ci si dà, intensamente, per il periodo in cui si può. Poi non importa, perché quello che ho dentro oramai non me lo toglie nessuno. Nè il tempo, la distanza o la morte.
Io incamero, ricordo, mi tatuo sulla pelle le mie relazioni. Non mi abbandonano mai. Questo mi piace e questo voglio. Se non incontro miei simili non importa, io assorbo lo stesso. Che sia la storia della spogliarellista che ho conosciuto a 15 anni, quella del transessuale di 12 anni fa, quella dell'usuraio gentile, della pittrice separata, del calciatore in carriera, del geometra di Milano, del cantante di liscio.
Sono tutti parte di me, nessuno finto, nessuno perfetto, nessuno simile. Se non per l'essersi aperto/a senza problemi, per l'essersi donato/a per quello che era.
Io non vado volentieri alle feste, preferisco l'anonimato della discoteca dove non sono costretta a parlare con nessuno. O una tavolata di 4 persone dove raccontarsi le proprie cicatrici con chi ne ha davvero voglia.
Io sono davvero asociale, a modo mio.
Non ho la faccia dell'asociale, lo so. Manca il fisique du role.
All'asilo odiavo i bambini. Ho resistito 3 mesi, forse, poi ho cominciato a dare di matto e mi hanno riportata alla quiete di casa mia, dove stavo certo meglio che a giocare con quei quattro mocciosi.
Alle elementari sono diventata violenta, ho cominciato a inventare ogni stratagemma per non andare a scuola, mi davo malata alle gite e non partecipavo alle feste. Il mio migliore amico era Claudio, 16enne handicappato, almeno fino a quando non ha tentato di farmi lo scalpo.
Alle medie se avessi potuto farlo (se una delle mie 4 personalità non avesse aborrito l'idea) avrei dato fuoco alla scuola con tutte le mie stronzissime compagne dentro. Una festa e mezza in tre anni e mi sono pure rotta le palle.
Le superiori, finché ho potuto, le ho fatte studiando a casa e dando l'esame a fine anno. Nessun contatto con alcun tipo di coetaneo. Diverso a danza, dove almeno avevamo una passione e un sogno in comune e dove le poche amicizie che avevo mi hanno insegnato più di qualsiasi altra esperienza. Tutto il resto era vita.
Non ho mai voluto frequentare una compagnia fissa per non sentirmi obbligata a vedere sempre tutti, sempre insieme, sempre le stesse cose, stessi posti, stesse fisime. La maggiorparte della gente mi annoia mortalmente.
Poi ci son le persone che mi interessano, che mi incuriosiscono. Quelle persone io le frequento assiduamente finché deve succedere. Quando qualcosa cambia io lascio che vadano, senza sforzarmi di mantenere i contatti nemmeno con chi sento molto vicino. Poi magari tornano, oppure no. Ma non importa. Non mi mancano particolarmente, quasi come non mi mancano parenti e amici morti.
Non amo le relazioni di circostanza. Di facciata. Se qualcuno ha con me un rapporto di sana educazione e niente più, io preferisco cambiare strada e nemmeno salutare, perché trovo inutile perdere tempo a dirsi il "Come va?", "Tua moglie?", "I bambini?", " Dai, una volta sentiamoci...", "Così combiniamo e ci vediamo..." quando già so che se non è successo fino ad ora, non succederà.
Non mi importa di sembrare scortese, maleducata, o perennemente tra le nuvole.
Mi piacciono le relazioni in cui ci si dà, intensamente, per il periodo in cui si può. Poi non importa, perché quello che ho dentro oramai non me lo toglie nessuno. Nè il tempo, la distanza o la morte.
Io incamero, ricordo, mi tatuo sulla pelle le mie relazioni. Non mi abbandonano mai. Questo mi piace e questo voglio. Se non incontro miei simili non importa, io assorbo lo stesso. Che sia la storia della spogliarellista che ho conosciuto a 15 anni, quella del transessuale di 12 anni fa, quella dell'usuraio gentile, della pittrice separata, del calciatore in carriera, del geometra di Milano, del cantante di liscio.
Sono tutti parte di me, nessuno finto, nessuno perfetto, nessuno simile. Se non per l'essersi aperto/a senza problemi, per l'essersi donato/a per quello che era.
Io non vado volentieri alle feste, preferisco l'anonimato della discoteca dove non sono costretta a parlare con nessuno. O una tavolata di 4 persone dove raccontarsi le proprie cicatrici con chi ne ha davvero voglia.
Io sono davvero asociale, a modo mio.
6.7.09
Così
L'assoluta mancanza di te non ha cancellato la tua presenza.
Certe cose non si possono dimenticare, cancellare.
Si può solo continuare ad amarle in silenzio.
Certe cose non si possono dimenticare, cancellare.
Si può solo continuare ad amarle in silenzio.
5.7.09
Un regalo fatto da poco più di un mese
3.7.09
Eran trecento...
Il mio counter dei post dice che sono giunta al numero 300.
In realtà ne ho cancellati talmente tanti che probabilmente sarei a 400, ma va bene così.
Io detesto luglio, con tutte le mie forze. Fa caldo, sono stanca, rasento la crisi di pianto venti volte al giorno. Ogni dannatissimo anno. Prima la primavera, poi Luglio.
So che l'autunno arriverà in un soffio, che con l'autunno ci saranno novità importanti, cose belle, soddisfazioni personali. So che avrò letto qualche libro in più e che ne avrò scritto buona parte di uno nuovo, mio. Perché lo so. Lo so.
Ma ora... Ora soffoco e vorrei buttarmi in un congelatore.
In realtà ne ho cancellati talmente tanti che probabilmente sarei a 400, ma va bene così.
Io detesto luglio, con tutte le mie forze. Fa caldo, sono stanca, rasento la crisi di pianto venti volte al giorno. Ogni dannatissimo anno. Prima la primavera, poi Luglio.
So che l'autunno arriverà in un soffio, che con l'autunno ci saranno novità importanti, cose belle, soddisfazioni personali. So che avrò letto qualche libro in più e che ne avrò scritto buona parte di uno nuovo, mio. Perché lo so. Lo so.
Ma ora... Ora soffoco e vorrei buttarmi in un congelatore.
2.7.09
Tabelle merceologiche
Si sa, quando si acquista una bottiglia di rosso in due (donne) scorrono anche le parole.
E con l'allegria di una spruzzata decisa di pioggia fresca, con poco cibo sullo stomaco, le parole vanno via veloci. Ci si ritrova a parlare di un po' di tutto, poi a parlare di vecchie storie, poi di considerazioni varie, poi di età.
Per rendere tutto più facile io ho una mia tabella, che riassume il concetto. Per ogni fascia di differenza, una breve descrizione:
0-5 Vintage: il più grande dei due è ancora molto di moda, conosce musiche, film e telefilm di riferimento, pure le pubblicità.
5-10 Modernariato: è un po' più pop, almeno per il giovane, parla spesso di cose che non si capiscono fino in fondo o che non appartengono granchè, ma alla fine una lampada di plastica aforma di busto di Mozart è un gran pezzo sulla propria libreria...
10-15 Antiquariato: di gran classe, ma così distante. Sempre bello sfoggiarlo, perché ha il suo valore, però...
15-20 Gerontofilia: un po' come uscire con lo zio, insomma, un po' ci si vergogna. Almeno all'esterno.
20-25 Archeologia: si rasenta l'ossessione per il pezzo raro. Sempre lì a fare attenzione che non si rompa sul più bello...
25-30 Paleontologia: che diamine ci si fa con un fossile?
Ecco, io sono più un tipo da Vintage, preferibilmente il pezzo vintage sono io. Usata ma garantita, sempre di moda e a mio modo preziosa...
Ultimamente mi son dedicata al modernariato. Giochi di luce sui miei mobili, qualche discorso che non capisco, musica che ascoltavo da piccola coi miei. Devo dire che, ora che mi avvicino alla mezza età (per me 40), mi sembra anche godibile, il mio busto di Mozart.
Però, alla domanda "ma tu con uno di 25 anni...?"
Ecco, se fosse un tipo giusto, come il vampirla del post "Leggera leggera", sarei felice di fare anche il fossile, se ci fosse l'occasione...
E con l'allegria di una spruzzata decisa di pioggia fresca, con poco cibo sullo stomaco, le parole vanno via veloci. Ci si ritrova a parlare di un po' di tutto, poi a parlare di vecchie storie, poi di considerazioni varie, poi di età.
Per rendere tutto più facile io ho una mia tabella, che riassume il concetto. Per ogni fascia di differenza, una breve descrizione:
0-5 Vintage: il più grande dei due è ancora molto di moda, conosce musiche, film e telefilm di riferimento, pure le pubblicità.
5-10 Modernariato: è un po' più pop, almeno per il giovane, parla spesso di cose che non si capiscono fino in fondo o che non appartengono granchè, ma alla fine una lampada di plastica aforma di busto di Mozart è un gran pezzo sulla propria libreria...
10-15 Antiquariato: di gran classe, ma così distante. Sempre bello sfoggiarlo, perché ha il suo valore, però...
15-20 Gerontofilia: un po' come uscire con lo zio, insomma, un po' ci si vergogna. Almeno all'esterno.
20-25 Archeologia: si rasenta l'ossessione per il pezzo raro. Sempre lì a fare attenzione che non si rompa sul più bello...
25-30 Paleontologia: che diamine ci si fa con un fossile?
Ecco, io sono più un tipo da Vintage, preferibilmente il pezzo vintage sono io. Usata ma garantita, sempre di moda e a mio modo preziosa...
Ultimamente mi son dedicata al modernariato. Giochi di luce sui miei mobili, qualche discorso che non capisco, musica che ascoltavo da piccola coi miei. Devo dire che, ora che mi avvicino alla mezza età (per me 40), mi sembra anche godibile, il mio busto di Mozart.
Però, alla domanda "ma tu con uno di 25 anni...?"
Ecco, se fosse un tipo giusto, come il vampirla del post "Leggera leggera", sarei felice di fare anche il fossile, se ci fosse l'occasione...
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