Si sa, la sleppa ha i suoi perché. Inutile negare.
E per sleppa non intendo uno schiaffone come si intende in qualche dialetto del norditalia... No, no. Oramai per me la sleppa è un bel salamone dalle giuste dimensioni.
Ma che avete capito!
Un salame di cioccolato, suvvia.
Per la mia sleppa occorrono: 2 tuorli d'uovo, 2 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di cacao amaro, 150 grammi di burro o margarina o quello che usate di solito, un bicchierino di caffè amaro o di liquore, circa 200 grammi di biscotti secchi.
Far sciogliere il burro a bagnomaria, nel mentre sbattere i tuorli con lo zucchero finchè non diventano una spuma chiara. Aggiungere lentamente il caffè, il cacao e il burro, sempre mescolando. Sbriciolare i biscotti in pezzi piccoli ma non troppo e mescolare finchè il tutto non diventa corposo e difficile da mescolare. Non lasciare che ci sia troppo liquido, altrimenti anche se solidifica non verrà della giusta consistenza. Versare il tutto su un foglio di stagnola o su carta forno e dare la forma al salame arrotolandolo. Mettere in frigo e servire affettato...
Ho dinuovo l'acquolina...
14.11.08
10.11.08
Curiosità
Ho sentito alla radio che non è possibile fare la pubblicità a medicinali omeopatici, in Italia.
Però a quelli normali, che abbiano o no effetti collaterali gravi, la pubblicità la fanno. E agli alcoolici, a tutti i dolci possibili (che tanto al massimo poi ci vendono gli integratori per dimagrire), alle cliniche di chirurgia estetica.
E al superenalotto. Perché non bastano i servizi al telegiornale.
Chissà che cosa c'è dietro?
Però a quelli normali, che abbiano o no effetti collaterali gravi, la pubblicità la fanno. E agli alcoolici, a tutti i dolci possibili (che tanto al massimo poi ci vendono gli integratori per dimagrire), alle cliniche di chirurgia estetica.
E al superenalotto. Perché non bastano i servizi al telegiornale.
Chissà che cosa c'è dietro?
Ombre
Non siamo altro che ombre...
Fingiamo ogni giorno, a favore di chi, poi? Come se fossero in tanti a guardarci negli occhi, a prestarci attenzione, a sentirci davvero. Una recita stanca che mostra tutti i suoi trucchi eppure continua. Sempre, a lungo, indifferente.
Non sentiamo i segnali, non guardiamo lo specchio negli occhi. Non ci troveremmo noi stessi, ma un altro che non sappiamo più chi sia. Lasciamo che il personaggio prenda la nostra vita e la riduca a brandelli.
Inseguiamo i nostri desideri senza fermarci a guardare quello che ci circonda. Quello che abbiamo non basta mai, chiunque ci guardi è una minaccia, siamo avidi di cose che non abbiamo.
Imprigionati da ogni scelta che ci preclude altre vie, vogliamo l'impossibile. Cerchiamo il tutto e non teniamo a niente. Accumuliamo cose, amori, ricordi, immagini, dolori, ma nessuno ci sembra quello buono. Siamo impazienti, non c'è mai tempo a sufficienza per respirare a fondo e pensare a cos'è vita.
Questa non lo è.
Spinti come pecore a comportamenti uguali. Privi di personalità e illusi di averne troppa. Modellati a uso e consumo di giochi più grandi di noi. Non abbiamo scelta, non perché non ce ne lascino, ma perché siamo noi stessi a non vederne. Incapaci di dire di no. Di scegliere che cosa ci appartiene e che cosa ci è alieno. Troppo preoccupati a mantenere stretta la morsa su tutto per accorgerci che tutto ci sfugge. Il senso vero delle cose, non le parole che ci danno un senso.
La filosofia è cosa da libri, la vita è altro. La letteratura insegna cose che solo chi è pronto riesce a capire. Chi non lo è recita a caso citazioni senza averle vissute e pensando di avere il mondo in pugno. Non c'è istruzione senza l'amore. Non c'è comprensione, non c'è passione, vita stessa.
Noi non esistiamo. Siamo solo le ombre di ciò che potremmo essere e abbiamo ogni scusa possibile per non diventare. Privi di nervi, di spina dorsale. Vermi che si accontentano di avvinghiarsi l'uno all'altro in un secchio, aspettando la fine.
Non apriamo gli occhi, non siamo in grado di vedere altro che ciò che ci mostrano. Non alziamo gli occhi più di tanto, che vedere qualsiasi cosa potrebbe sconvolgerci la quiete in cui ci siamo immersi. A pancia piena, in attesa che ci macellino senza farci sentire dolore.
Lasciamo che la smania ci guidi. Vogliamo il potere, il riconoscimento. E per averlo siamo disposti a tutto. Ad annullarci, a rinunciare a quella luce che ci farebbe brillare come tante stelle.
E non pensiamo. Non pensiamo. Non pensiamo.
Matrix è qui e adesso e noi abbiamo scelto la pillola sbagliata.
Fingiamo ogni giorno, a favore di chi, poi? Come se fossero in tanti a guardarci negli occhi, a prestarci attenzione, a sentirci davvero. Una recita stanca che mostra tutti i suoi trucchi eppure continua. Sempre, a lungo, indifferente.
Non sentiamo i segnali, non guardiamo lo specchio negli occhi. Non ci troveremmo noi stessi, ma un altro che non sappiamo più chi sia. Lasciamo che il personaggio prenda la nostra vita e la riduca a brandelli.
Inseguiamo i nostri desideri senza fermarci a guardare quello che ci circonda. Quello che abbiamo non basta mai, chiunque ci guardi è una minaccia, siamo avidi di cose che non abbiamo.
Imprigionati da ogni scelta che ci preclude altre vie, vogliamo l'impossibile. Cerchiamo il tutto e non teniamo a niente. Accumuliamo cose, amori, ricordi, immagini, dolori, ma nessuno ci sembra quello buono. Siamo impazienti, non c'è mai tempo a sufficienza per respirare a fondo e pensare a cos'è vita.
Questa non lo è.
Spinti come pecore a comportamenti uguali. Privi di personalità e illusi di averne troppa. Modellati a uso e consumo di giochi più grandi di noi. Non abbiamo scelta, non perché non ce ne lascino, ma perché siamo noi stessi a non vederne. Incapaci di dire di no. Di scegliere che cosa ci appartiene e che cosa ci è alieno. Troppo preoccupati a mantenere stretta la morsa su tutto per accorgerci che tutto ci sfugge. Il senso vero delle cose, non le parole che ci danno un senso.
La filosofia è cosa da libri, la vita è altro. La letteratura insegna cose che solo chi è pronto riesce a capire. Chi non lo è recita a caso citazioni senza averle vissute e pensando di avere il mondo in pugno. Non c'è istruzione senza l'amore. Non c'è comprensione, non c'è passione, vita stessa.
Noi non esistiamo. Siamo solo le ombre di ciò che potremmo essere e abbiamo ogni scusa possibile per non diventare. Privi di nervi, di spina dorsale. Vermi che si accontentano di avvinghiarsi l'uno all'altro in un secchio, aspettando la fine.
Non apriamo gli occhi, non siamo in grado di vedere altro che ciò che ci mostrano. Non alziamo gli occhi più di tanto, che vedere qualsiasi cosa potrebbe sconvolgerci la quiete in cui ci siamo immersi. A pancia piena, in attesa che ci macellino senza farci sentire dolore.
Lasciamo che la smania ci guidi. Vogliamo il potere, il riconoscimento. E per averlo siamo disposti a tutto. Ad annullarci, a rinunciare a quella luce che ci farebbe brillare come tante stelle.
E non pensiamo. Non pensiamo. Non pensiamo.
Matrix è qui e adesso e noi abbiamo scelto la pillola sbagliata.
6.11.08
Dove
Questa poesia è contenuta nella mia raccolta "Parole d'amore insano".
La domanda è: "l'amore finisce davvero?"
Non è forse possibile che si scambi il fatto di essere lasciati liberi per il termine di una relazione? Che l'amare diventi qualcosa di diverso da ciò cui siamo abituati?
La domanda è: "l'amore finisce davvero?"
Non è forse possibile che si scambi il fatto di essere lasciati liberi per il termine di una relazione? Che l'amare diventi qualcosa di diverso da ciò cui siamo abituati?
31.10.08
S3M4T4RY, ovvero il mio 2 Novembre
Quando ero più piccola e vivevo in quel buco fuori dal mondo di un paese sperso nella nebbia, quando volevo starmene in pace la sera andavo al cimitero. Nel vialetto alberato, al buio, con vista sui lumini, mi sedevo su un angolo del monumento a qualcosa che non ricordo e pensavo ai fatti miei. Almeno finchè non arrivava qualche coppietta in auto... Che poi, appartarsi al cimitero, ce ne va di fantasia macabra. Non che non l'abbia fatto nelle vicinanze, ma proprio nel vialetto davanti al cancello no. Non per paura, nè per rispetto. Forse per troppa compagnia.
Visito volentieri i cimiteri monumentali. Viaggiando in macchina l'occhio individua sempre i cimiteri che incontriamo, li seguo, mi piace guardare i lumini accesi. Mi piace la calma che si respira quasi. Quel senso di tempo immobile. La pace, lo scorrere della vita. Anche nella morte.
Ma...
Il culto dei morti non mi appartiene. Forse perchè non ho paura, o perchè accetto che le cose finiscano, o perchè mi porto dietro i miei fantasmi. Perchè per me, anche se un corpo è sepolto da qualche parte, finchè mi ricordo della persona che se n'è andata è come se fosse viva.
L'amica Loretta direbbe che sono i 40 che incombono, io invece so che fin da piccola ho avuto uno strano rapporto con la morte e con le cose che la riguardano.
L'unico ceffone che mi ha dato mia nonna l'ho preso a 10 anni, poco dopo che era morto suo marito. Io la vedevo piangere e la sentivo ripetere "povero nonno". E non ci credevo. Lui non era povero, era solo morto. Stava meglio di noi, di sicuro. Certo, detta così suona male, ma avevo 10 anni, magari con le parole non ci sapevo fare. Ceffone.
Eppure non lo dicevo per cattiveria o perchè non capivo il senso della morte. Sapevo cosa voleva dire. Ma lo trovavo così naturale che vedere mia nonna piangere disperata mi spiazzava. Come poteva non capire, lei che mi aveva insegnato tanto?
Crescendo ho mantenuto la mia idea e spesso l'ho ridiscussa con altre persone. Per capire. Per spiegarmi. Per aiutare le persone che incontravo e che vivevano nel terrore della morte loro e dei loro cari. Perchè vivere così è come non vivere affatto.
Negli anni, le persone mi hanno detto: "dici così perchè non hai mai perso nessuno".
Insomma...
Una bisnonna (ebbene sì, l'ho conosciuta ed era fantastica), quattro nonni canonici, uno zio, altri 3 nonni acquisiti, un patrigno (o simili), dieci amici ed amiche (dai 14 anni in su), un fidanzato (quando si dice ex...), un suocero e svariati conoscenti. La maggiorparte di loro è mancata prima che io compissi i 30 anni. Devo dire, non è abbastanza?
Non è che non abbia sofferto per la perdita, che non abbia pianto, che non abbia pensato almeno una volta che mi mancavano, ma non sono andata quasi mai al cimitero a trovarli. Perchè io li sento con me come se fossero ancora vivi. Semplicemente non li incontro più.
Se poi vi sembro pazza, amen.
Visito volentieri i cimiteri monumentali. Viaggiando in macchina l'occhio individua sempre i cimiteri che incontriamo, li seguo, mi piace guardare i lumini accesi. Mi piace la calma che si respira quasi. Quel senso di tempo immobile. La pace, lo scorrere della vita. Anche nella morte.
Ma...
Il culto dei morti non mi appartiene. Forse perchè non ho paura, o perchè accetto che le cose finiscano, o perchè mi porto dietro i miei fantasmi. Perchè per me, anche se un corpo è sepolto da qualche parte, finchè mi ricordo della persona che se n'è andata è come se fosse viva.
L'amica Loretta direbbe che sono i 40 che incombono, io invece so che fin da piccola ho avuto uno strano rapporto con la morte e con le cose che la riguardano.
L'unico ceffone che mi ha dato mia nonna l'ho preso a 10 anni, poco dopo che era morto suo marito. Io la vedevo piangere e la sentivo ripetere "povero nonno". E non ci credevo. Lui non era povero, era solo morto. Stava meglio di noi, di sicuro. Certo, detta così suona male, ma avevo 10 anni, magari con le parole non ci sapevo fare. Ceffone.
Eppure non lo dicevo per cattiveria o perchè non capivo il senso della morte. Sapevo cosa voleva dire. Ma lo trovavo così naturale che vedere mia nonna piangere disperata mi spiazzava. Come poteva non capire, lei che mi aveva insegnato tanto?
Crescendo ho mantenuto la mia idea e spesso l'ho ridiscussa con altre persone. Per capire. Per spiegarmi. Per aiutare le persone che incontravo e che vivevano nel terrore della morte loro e dei loro cari. Perchè vivere così è come non vivere affatto.
Negli anni, le persone mi hanno detto: "dici così perchè non hai mai perso nessuno".
Insomma...
Una bisnonna (ebbene sì, l'ho conosciuta ed era fantastica), quattro nonni canonici, uno zio, altri 3 nonni acquisiti, un patrigno (o simili), dieci amici ed amiche (dai 14 anni in su), un fidanzato (quando si dice ex...), un suocero e svariati conoscenti. La maggiorparte di loro è mancata prima che io compissi i 30 anni. Devo dire, non è abbastanza?
Non è che non abbia sofferto per la perdita, che non abbia pianto, che non abbia pensato almeno una volta che mi mancavano, ma non sono andata quasi mai al cimitero a trovarli. Perchè io li sento con me come se fossero ancora vivi. Semplicemente non li incontro più.
Se poi vi sembro pazza, amen.
30.10.08
Periodi no, ma anche si
Ecco, ci sono quei momenti in cui ti metteresti con la testa nel wc e tireresti l'acqua. Un po' per annegare e un po' perchè ti senti una merda.
Non in senso di stronza. No, ma una cosa di consistenza molliccia che non riesce a fare nulla.
Tipo una torta. Nella tua testa hai un'idea meravigliosa (che niente ha a che fare con Cesare Ragazzi) e cominci a svilupparla chiedendoti come fare ogni passaggio. Quando pensi di esserci arrivata fai il tuo tentativo. E compri una cosa semilavorata per facilitarti le cose.
Così spadelli, la sera prima di una cena, fino a tardi. Tagli, sistemi, fai andare in padella col brandy le pesche, poi cerchi di mettere in pratica la tua idea con la tua busta di torta. Inforni e, quando tutto ti sembra andare per il meglio, ti rendi conto che si, magari 'sta cosa che è venuta fuori è mangiabile... ma non la faresti vedere a nessuno sul pianeta. Figuriamoci assaggiare.
Così, la sera stessa della cena ti ritrovi a fare una semplice torta al cioccolato, cui aggiungi un po' di cocco, per farla diversa. Di corsa, manco ben cresciuta.
Ed è giusto una settimana in cui tutto ti viene così, nonostante gli sforzi.
Non riesci a trovare le parole, non azzecchi i tempi, non comunichi in modo comprensibile. Hai paura di urtare, non vuoi disturbare, vorresti un po' sparire.
Essere diversa e dinuovo essere perfetta. Cosa che non sei e che normalmente non ti passa nemmeno per la testa di essere.
Poi incontri i tuoi amici. Tutti un po' stanchi, impegnatissimi, ma ci sono.
E ti ritrovi a ridere, a mangiare assieme e a sentirti a posto in ogni caso. Perchè il periodo no è tutto nella tua testa. Nel voler fare anche quando sei stanca e hai mille cose per la testa.
Quando non ti concentri su nulla per più di un millisecondo e ti accorgi sempre un istante troppo tardi che è troppo tardi.
Quei periodi no, che sono anche i periodi in cui avere intorno altre persone ti trasforma.
Non in senso di stronza. No, ma una cosa di consistenza molliccia che non riesce a fare nulla.
Tipo una torta. Nella tua testa hai un'idea meravigliosa (che niente ha a che fare con Cesare Ragazzi) e cominci a svilupparla chiedendoti come fare ogni passaggio. Quando pensi di esserci arrivata fai il tuo tentativo. E compri una cosa semilavorata per facilitarti le cose.
Così spadelli, la sera prima di una cena, fino a tardi. Tagli, sistemi, fai andare in padella col brandy le pesche, poi cerchi di mettere in pratica la tua idea con la tua busta di torta. Inforni e, quando tutto ti sembra andare per il meglio, ti rendi conto che si, magari 'sta cosa che è venuta fuori è mangiabile... ma non la faresti vedere a nessuno sul pianeta. Figuriamoci assaggiare.
Così, la sera stessa della cena ti ritrovi a fare una semplice torta al cioccolato, cui aggiungi un po' di cocco, per farla diversa. Di corsa, manco ben cresciuta.
Ed è giusto una settimana in cui tutto ti viene così, nonostante gli sforzi.
Non riesci a trovare le parole, non azzecchi i tempi, non comunichi in modo comprensibile. Hai paura di urtare, non vuoi disturbare, vorresti un po' sparire.
Essere diversa e dinuovo essere perfetta. Cosa che non sei e che normalmente non ti passa nemmeno per la testa di essere.
Poi incontri i tuoi amici. Tutti un po' stanchi, impegnatissimi, ma ci sono.
E ti ritrovi a ridere, a mangiare assieme e a sentirti a posto in ogni caso. Perchè il periodo no è tutto nella tua testa. Nel voler fare anche quando sei stanca e hai mille cose per la testa.
Quando non ti concentri su nulla per più di un millisecondo e ti accorgi sempre un istante troppo tardi che è troppo tardi.
Quei periodi no, che sono anche i periodi in cui avere intorno altre persone ti trasforma.
Iscriviti a:
Post (Atom)
