31.12.07

Pensieri per l'anno nuovo

Quest'anno non è stato un anno semplice. Tutto intorno a noi sta diventando sempre più cupo ed io mi sento travolta da questa cupezza. Dalla tristezza e dalle mille imposizioni che la vita mi offre. Ci offre.
L'anno prossimo vorrei sentirmi libera di essere davvero me stessa. Vorrei avere il coraggio di farmi uscire dal pozzo in cui mi sono calata anni fa e finalmente esplodere in tutta la mia "bellezza". Vorrei ridere più di quest'anno. Vorrei sorridere senza motivo apparente, vorrei pensieri puliti, felici, allegri.
Vorrei non stancarmi. Vorrei non essere stufa. Vorrei evitare le invidie altrui, le accuse e le ritorsioni. Vorrei sentirmi viva più di ora. Vorrei amare di più e meglio.
Vorrei augurare a tutti un migliore 2008.

30.12.07

Coscienza

Il mio pensiero, caro alieno in visita, giunge a te e alla confusione che puoi provare qui.
Il nostro è un mondo strano. Sembra abbia perso di vista le cose importanti e che cerchi solo rapide soluzioni indolori.
Molti di noi non sanno fare altro che rimandare ad altri le proprie decisioni. L'educazione dei figli, la morale comune, il rispetto per gli altri. Si pensa che siano i detentori del potere, le istituzioni religiose e governative, a dover insegnare, a dare dei limiti da rispettare.
Noi umani, in realtà, siamo sempre in bilico tra ciò che è giusto e ciò che ci piace. Tra quel che ci conviene e quello che vorremmo.
Così abbiamo bisogno di sentirci dare costantemente una direzione da qualcuno che certo ne saprà più di noi. Una comoda scappatoia per evitare le responsabilità, per sentirci a posto. Lasciare che qualcuno decida per noi, senza combattere, senza metterci in gioco davvero.
Ho sentito oggi parlare di famiglia come se fosse la legge a costituirne una. Come se solo un pezzo di carta potesse stabilire quali rapporti e quanto amore ci può essere tra le persone. Come se tutti i valori in cui ognuno di noi crede avessero bisogno di una legge per avere dignità.
Io non sono una credente, non in senso stretto. Ma credo nei valori che mi sono stati insegnati da mia madre prima e dalla vita stessa dopo. E non c'è una legge che possa dare o togliere importanza ai valori in cui credo.
Giusto perchè sono parte del genere umano, anche io sono in bilico. Sempre.
Però non mi aspetto che qualcuno decida per me, che mi dia i suoi ideali, le sue credenze, giuste o sbagliate che siano. Ogni volta io devo fermarmi e pensare. E decidere.
Credo che ognuno di noi, invece di farsi imbrigliare da regole altrui, dovrebbe prima di tutto essere educato al rispetto della vita, degli altri, delle idee. Ognuno dovrebbe interrogarsi spesso riguardo ai propri valori, al modo in cui li rispetta, se li rispetta. Dovrebbe chiedersi se tutto ciò che sta facendo rispecchi il proprio modo di concepire la vita.
Ognuno di noi dovrebbe saper distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, non perchè esistono delle leggi ma perchè chi l'ha cresciuto gli ha insegnato a cercare dentro di se le risposte. Io credo che in fondo siamo meglio di ciò che dimostriamo. So che dentro di noi sappiamo distinguere le cose, solo che ci fa comodo far finta di niente. Fare in modo che qualcun'altro vegli sulla nostra coscienza è un ottimo modo per fare ciò che ci pare evitando responsabilità. E dando poi la colpa a chi non ha vegliato bene se siamo infelici, se la nostra vita prende pieghe inaspettate, se niente va come vorremmo.
Visto che ce l'abbiamo, dovremmo imparare ad usarla, la coscienza. Non aspettarci che qualcuno pubblichi un manuale, che qualcuno ci guidi per mano a ciò che ci renderebbe felici nel pieno rispetto degli altri. Felici tutti, senza soprusi, senza drammi, senza eccessi. Felici senza limiti.

20.12.07

Arrivo

Per quanto lungo sia stato il viaggio, alla fine il nostro aereo è atterrato a New Delhi.
Mamma mi ha raccontato molto dell'aeroporto, di cose strane che si vedono qui. Io, che finora non sono mai stata tanto lontana da casa, ho ascoltato e imparato tutto.
L'odore è lo stesso della paglia che arriva nelle casse di oggetti nel magazzino di mamma. Un misto di spezie e di dolciastro, umido e caldo. Di vita cotta dal sole. E marcia di pioggia.
I colori sono diversi, in qualche modo. Più intensi. E tanti. E la gente... quanta gente c'è!
Nell'aeroporto volano degli uccellini. Fa caldo ed i vestiti sembrano pesare di più.
Io non sono abituata al caldo, a Torino si sta sempre bene d'estate. Anche con l'afa non c'è mai questo caldo qui. Mi guardo attorno, meravigliata. Tutto è interessante, curioso, diverso.
Il nostro taxi ci porta all'hotel. L'Imperial. Un palazzo enorme e decorato. Una reggia piena di servitori col turbante. Lunghi tappeti coprono i pavimenti, tende pesanti, arredi antichi e aria di lusso un po' demodè.
Gli indiani sono gentili, hanno dei sorrisi luminosi e gli occhi tristi ma brillanti. Tutti parlano inglese, che io conosco pochissimo. Quasi niente. Ma sono portata per le lingue, imparo molto in fretta quel che mi serve. Nemmeno il compagno di mamma conosce l'inglese, ma scimmiotta le frasi di mamma e mi fa ridere, ci fa ridere.
La nostra stanza è grande, ma ha un odore tutto suo, come l'India. E' pomeriggio, presto. Ma con l'aereo non si capisce mai bene. Disfiamo i bagagli, o meglio, li disfa mamma. Poi decidiamo di andare a fare un giro.
Qui fuori ci sono centinaia di negozietti. Una via commerciale, pare. Così mamma vuole portarci a fare un giro di shopping. Qui tutto costa pochissimo. E c'è un sacco di roba.
Usciamo dal cancello dell'hotel, io tengo per mano mamma e dall'altra c'è Gianni. Mamma mi ha detto di guardare bene dove metto i piedi, perchè in terra c'è un po' di tutto. E io guardo, obbedisco. Non vorrei mai pestare qualcosa di schifoso. O qualcuno che sta male.
Comunque il sole è forte ed io devo guardare per terra per forza.
Io non so come, ma ad un certo punto compare una mummia.
Una mano bendata ed insanguinata mi tocca una spalla ed io sussulto. Non me l'aspetto. Non la mummia, non qui e non da sveglia.
Invece la mummia c'è. Solo che non è una mummia. Sotto alle bende sporche ed insanguinate, incrostate e rigide, c'è un uomo vivo. Vivo e a pezzi. Un lebbroso. Lo guardo.
Ho dieci anni, cavolo. Ho sentito parlare di lebbra, ho visto i documentari in tv. Ma questo non è quello che ho visto in tv. Questo è qui, vivo, sporco, malato e sofferente. Chiede dei soldi. Mi tocca una spalla.
La mia paura non è la malattia, non ci penso nemmeno. Non penso al fatto che quella mano ha toccato la mia maglietta, non è lo sporco, la crosta, non sono le dita che mancano. Sento dentro di me la disperazione. La sua. Mi toglie il fiato e la capacità di ragionare.
Così comincio a lamentarmi con mia mamma. Voglio tornare in albergo, subito. Lei ci prova, a farmi fare ancora due passi, pensa che mi sia spaventata. Forse è così, ma io sento un peso fortissimo e voglio andare in stanza. Non mi importa dei negozietti, delle belle cose che posso comprarmi. Devo riposare.
Infatti, la prima cosa che faccio in India è di mettermi a letto e dormire 16 ore di fila senza alzarmi per mangiare o per fare pipì. Poi potrò ragionare...

Sex crime (1984)

Voglio affondare il viso nell'incavo del tuo collo, sentire il tuo odore penetrare le narici. Con le labbra sfiorare la pelle, col respiro solleticarla. Le dita che intrecciano i tuoi capelli chiari, le mani che carezzano la tua pelle liscia. Il tuo petto, il ventre, i fianchi, la schiena.
Voglio baciare le tue labbra, morderle piano, leccarle e baciarle ancora. Sentire il tuo gusto nella mia bocca, conoscere il tuo sapore e ricordarlo per sempre.
Esplorare ogni centimetro della tua pelle con le mani, con la bocca, con gli occhi. Godermi lo spettacolo dei tuoi occhi aperti sulla donna che ami.
Voglio guardarti. Leggerti in faccia quello che senti, anticipare i tuoi desideri. Voglio stringere i tuoi fianchi tra le gambe e tenerti ancorato a me. Sentire le tue mani addosso, sapere che quel che senti ti piace.
Voglio assaggiarti, lentamente. Prenderti e lasciarti andare in una danza continua. Voglio amarti.
Amarti, amarti, amarti.
Sentirmi una cosa unica con te, un'anima sola che si scinde in due, due corpi che si fondono in uno. Voglio fermare il tempo, restare immersa in quel momento finchè il tempo non avrà più importanza. Voglio che sia l'unica esperienza che vorrai ripetere infinite volte. Infinite volte in mille modi diversi, ma sempre unica.
Voglio sentirti, ascoltare il tuo corpo, il tuo respiro, la tua voce, il cuore, le mani, tutto. Voglio scoprire chi sei davvero, sapere cosa senti. Come senti.
Sei dentro di me, mi divori piano, mi consumi. Tu mi possiedi da sempre ed io non desidero altro che essere tua. Sei il mio sogno, la mia malattia, il tarlo che mi fa impazzire.
Voglio sussurrarti cose che non hai mai sentito prima, voglio urlare il tuo dominio, respirare insieme a te, correre, fermarmi e ancora correre, e fermarmi.
Voglio guardare le tue labbra mentre mi dici le parole che voglio ascoltare. Voglio vedere la tua lingua sfiorare i denti, voglio sentirla tra i miei. Essere il tuo mondo come tu sei il mio.
Farti felice. Sazio, appagato. Fare in modo che ogni volta che avrai fame tu cerchi me.
Voglio essere la tua isola, ancora e ancora. Tenerti in me a lungo, finchè sarà possibile, finchè lo desidererai.
La mia ossessione, il mio folle crimine è desiderare te. Solo te. Mattino, pomeriggio, sera, notte. Penetri i miei sogni e li rendi caldi. I miei pensieri diventano allegri. Le mie labbra sorridono. Il mio cuore batte ed è per te.
Voglio perdermi nei tuoi baci e nei tuoi occhi e catturarti nella dolcezza del mio abbraccio.
Io voglio amare te...

17.12.07

Lately

Mi manca l'aria.
Non riesco a respirare al solo pensiero di perderti. Stai consumando ogni parte di me, sbranandomi con avidità e rosicchiandomi sazio.
Soffro in silenzio, in segreto, sanguinando, desiderando il tuo sapore sulla lingua, nelle narici, sulla pelle. Soffro l'impossibilità di darti ciò che cerchi avendo milioni di altre cose da offrirti.
Non sono capace di amare come tu mi chiedi.
Ho bisogno di sentire forte la presenza, forte l'assenza, forte il desiderio, forte la necessità. Il dialogo, il capire con uno sguardo, il voler ridere insieme.
Ho bisogno di danzare allegra sulle note della vita che non ho avuto, che non ho vissuto.
Ho bisogno di sentirmi giovane, di sentirmi viva, di sentirti dentro. Di sapere che ogni pensiero è rivolto a me. Ho bisogno di sorridere ogni volta che ti penso. Di poterti credere.
Di avere fiducia nelle tue parole, nei tuoi silenzi. Nelle tue promesse.
Di sapere che non mi ferirai più, che non dovrò piangere, che non dovrò temere.
Ho bisogno di amare con tutte le mie forze, fosse l'ultima cosa che faccio. Dare, darmi, completamente. Senza tabù, paure, cicatrici.
Ho bisogno che tu mi lasci amare come sono capace.
Senza respiro, col cuore in gola. Con lacrime di gioia che mi solcano il volto. Lo stomaco in subbuglio e i muscoli sfiniti.
Senza aspettarmi niente in cambio, ma avendo in cambio tutto.
Non posso fingere. Non posso farlo.
Mi manca l'aria.

12.12.07

Up on the catwalk

Tu sei l'amica bella. E se in qualche modo sono stata bella anche io, lo devo a te. Ho imparato i tuoi trucchi ed ho usato i tuoi consigli finchè non ho cominciato a brillare.
Ricordo che ti vedevo sul palco e mi incantavi col sorriso, col tuo saper rendere leggero qualsiasi passo. I tuoi capelli tinti platino, la pelle chiarissima sempre truccata tranne che a lezione, quegli occhi azzurri vivaci e il sorriso. Il modo stridulo che avevi di sgridarmi quando facevo qualcosa che una brava ragazza non deve fare. La tua educazione sentimentale...
Sei l'amica bella, quella che tutti inseguivano e che cercavano di raggiungere tramite me. La diva che si trascinava dietro il cucciolo.
Mi piaceva passare il tempo con te. Al bar a parlare del tuo amore, in giro per Torino a cercare qualche nuovo make up, qualche crema, qualche gel per capelli, strumenti di tortura per piegare ciglia lunghe e curate. A scuola, nascosta al fondo dell'aula per non disturbare la tua immagine allo specchio. I tuoi modi da prima ballerina.
Sei l'amica che volevo con me. A casa, a scuola, in discoteca. Eri una specie di sorella maggiore. Non conta molto se e quanto mi hai delusa.
Mi hai insegnato a fare la donna quando ancora non lo ero, a mantenere un certo decoro, un aspetto invidiabile.
Le ore che ho passato a guardarti truccare quando finivi le tue lezioni e, dopo la doccia, ti preparavi ad accogliere lui che passava dal bar dopo i suoi allenamenti. Il tuo essere donna che diventava bambina tra le sue braccia, la bellezza negli sguardi che vi scambiavate.
Era tutto perfetto.
Quando c'eri tu c'era sempre una festa, casino, rumore, vociare e cantare. Imitare cantanti, stupire con un colpo di scena chiunque ci fosse con noi.
Si viveva in passerella. Sempre al centro di uno show. Questo mi hai insegnato e questo mi manca. Il sapere che lo show lo faccio io.
Non era importante se qualche volta si perdeva un po' di stile. Ognuno di noi ha le sue pecche.
Era divertente sentirsi parte della tua corte. Parte della tua vita. Gli sguardi di un intera discoteca piantati addosso al solo ingresso. Un attimo senza fiato.
Era bello sentire le tue lezioni di comportamento e poi vederti incasinare tutto.
Eri a casa mia, io a casa tua. Alle feste, la tua mascotte. La tua amica giovane e impaziente.
Sei la mia amica bella, quella che vive ancora e sempre su di una passerella. Lo show nel sangue. La vita che pulsa nelle vene. L'assenza di giudizio che ci univa nell'essere sempre sopra le righe.
Se sono diventata donna lo devo anche a te e alla tua frizzante ironia.