29.12.19

Dicembre

Asso di Coppe

L'amore impera, l'amore irrompe.
La domanda è se c'è una scelta, se l'abbiamo mai avuta. Se ogni passo fatto sia servito davvero a creare qualcosa o se nel rincorrere gli stessi gesti di sempre, le cose sicure, le nostre ossessioni, in fondo abbiamo perso il punto.
Il tempo che passa ci divora.
Il cuore deve continuare a battere. 
La strega emerge. Due palmi in su per soppesare il vuoto. Per mostrare ciò che manca ancora. Ciò che mancherà.
Mille candele accese, profumo di agrumi nell'aria e freddo intenso, e voglia di cioccolata bollente.
L'amore.
L'amore irrompe e nulla guarda, travolge e trascina. Non si pone limiti e non dovrebbe porne.
Non ti guarda in faccia mai.
L'amore passa. L'amore resta. L'unica vita che conosco.


(immagine: Asso di coppe del mazzo Tarot de la Nuit di Alexandra V. Bach e Carole Anne Eschenazi, ed. Lo Scarabeo)

17.8.19

Settembre



5 di bastoni

L'attesa, nel debole sole, ingannando la tensione di una prima volta. Parole, il nero, il bianco.
L'attesa, mancanza, nostalgia e una speranza.
L'attesa, la visione.
Questo o quello. Scelte, passioni, delusioni. Il bisogno di andare verso me stessa.
Antichi amori, nuove emozioni. Il mondo che cambia. Io, che cambio.
Il cuore, gli affetti, il mio mondo. La mente, il bisogno di "andare", nuove realtà.
Niente è così semplice. Mai.
Ed è l'assenza, il non sentire. Il non provare, il non toccare, il non poter esprimere, il non fare un singolo passo - né avanti, né indietro - l'impossibilità di essere.
Settembre è questa sospensione.
Questo non avere scelta finché non si sceglie.
La necessità di aspettare che tutto si compia, congelati in un istante a un solo metro di distanza dalla meta.
A un passo dal sorriso, dallo specchio di occhi che sanno trovarti l'anima. A un passo dall'equilibrio perfetto, irraggiungibile ancor più di prima.
Il corpo che non risponde, l'anima che scalpita.
L'attesa, l'attesa, l'attesa.
La distanza...

11.8.19

Il post dei 50

Sono assente da tempo, qui.
Vorrei dire che in questo tempo sono andata a letto presto (cit.) ma non sarebbe esatto. In questo tempo ho conosciuto un po' di più me stessa.

Ho soprattutto compreso che ho un limite di sopportazione che, sebbene alto, può essere raggiunto.
Ho capito che nonostante io sia sufficientemente capace di spiegarmi, alcune persone non hanno assolutamente voglia di capirmi (e i -mente sono scritti apposta) e continuano a guardarmi come vogliono vedermi e non smetteranno di credermi altro da ciò che sono perché a loro piace così.
Pertanto ho deciso che non è più così necessario dare spiegazioni riguardo ciò che faccio o scelgo di non fare nella mia vita. Ognuno è libero di credere ciò che gli pare.
Sì, non sempre agisco nel migliore modo possibile, non sono sempre razionale, non sono sempre gentile o educata. A volte non ne ho voglia.


Ho capito che ho un limite.
Più di uno, in realtà, ma se qualcuno era già bell'e che evidente ora ne conosco altri. Tra l'altro non mi spiace nemmeno averne di nuovi, perché certe cose finora me le sono lasciate scivolare addosso e ora non mi sta più bene.
Per me e per gli altri.

Ho capito che alcune cose non sono essenziali, che svolgono la loro funzione e dopo possono diventare altro. Ho capito che altre cose, invece, rimangono uguali nel tempo anche se io non sono più la stessa. Ho capito che amo scrivere e che non mi importa di pubblicare se per pubblicare devo fare mille lavori non miei. Non ho più pubblicato e non mi manca, intanto ho quasi finito il terzo manoscritto inedito e sono felice così. Ho capito che amo ballare, ancora, anche se non mi reggo in piedi. Ho capito che non importa salire su un palco. Ho capito che non importa avere video ovunque, né foto. Importa ballare, anche da sola nel buio del mio salotto. E cantare, quando mi va.
E passare pomeriggi a guardare horror e non sognare nemmeno un mostro...

Ho capito che si possono lasciare cose/attività/persone senza smettere di amarle ma anche senza soffrire in modo orribile. Ho visto ancora una volta che una rinuncia non è un fallimento. E sì che di rinunce ne ho sempre fatte e lo sapevo. Solo guardando gli altri mi veniva il dubbio, ogni tanto.
Ho capito che continuo a non insistere. Che non mi piace sentirmi obbligata a rispettare una tabella dettata da altri con paranoie più grandi delle mie.
Che non ho "bisogno" di ciò che desidero. Ho solo bisogno di essere me.

28.12.18

L'ora, la parola, le cose che scivolano via...

Mi è successo qualcosa, dicevo.
Capitato senza una necessità, quasi senza che me ne accorgessi, in profondità. Altrimenti non avrei perso le parole.
Invece sono qui e anche se ho delle cose da dire non ho più la necessità di farlo. Smesso il dolore, finito il bisogno; quasi usassi le parole per respirare e tenere la testa fuori dall'acqua in attesa della calma.
No, la tempesta non è finita. Diciamo che sono nell'attimo di pace dell'occhio del ciclone, che ho ancora tanto da "sistemare"- e che probabilmente mai finirò - che ho un momento di "perfezione assoluta"* in cui mi basta il dove sono.
E non ho bisogno di scrivere. Ringrazieranno quelli che sfottono gli "esordienti" e quelli che non si troveranno le bacheche spammate da libri col mio nome sopra.
Sì, da una parte è vero che la pole sta occupando gran parte del mio tempo libero e che quando arrivo nella mia piccola casetta colorata ho solo voglia di buttarmi sul divano e coccolare cane e gatto guardando le pareti riflettere le luci. Sì, quello per la pole è un sentimento totalizzante: provare per credere. Per qualche motivo è come se bastasse a "curare" i lividi della vita. Sì, beh, ne fa altri, ma solo sulla pelle. Succede, però, che quel tipo di lavoro su se stessi assorba i pensieri negativi e restituisca il sorriso. In effetti sono quattro anni che sorrido, nonostante tutto.





Però, però...
Mi è successo qualcosa.
Non saprei definire da dove sia partita la mia chiusura. Ho mondi che in qualche modo necessitano di uscire e ho un posto in cui farli emergere ma mi manca il desiderio di renderli "noti". Non ho voglia di esprimere ciò che ho dentro e, da questo silenzio anche sul blog, chi passa spesso se ne sarà accorto.
Non mi è mai piaciuta la realtà, motivo per cui ho sempre letto, scritto, visto film e telefilm. Ascoltato musica e ballato, anche. Per andare via, in un posto diverso e non necessariamente migliore. Ogni luogo, o non luogo, in cui ci immergiamo ha sempre noi come soggetto, quindi non c'è possibilità di raggiungere un luogo "perfetto". Non esiste un luogo che lo sia.
Ora però, il nascondermi non è più sufficiente. Trovo il germe del malessere umano in ogni cosa che leggo e vedo, trovo la prevedibilità dei gesti e delle parole, e io detesto la prevedibilità.
Non sopporto più alcune cose, non ho voglia di ascoltare lamentele, non ho voglia di sentirmi sbagliata io perché non riesco ad ambientarmi. Eppure non ho voglia di fuggire.
E il mondo scappa, adesso. Mi sfuggono tante cose, mi sfugge di mano anche ciò che amo.
Non è strano, è così che funziona.
Il controllo è un'illusione e scrivendo non faccio altro che cercare di esercitare un controllo - non che i miei personaggi mi diano grandi opportunità di farlo, ma a creare sono io comunque - quindi, in qualche modo, anche questo aspetto della mia vita mi sta suggerendo di "lasciar andare", perché non potrà che giovarmi.
Poi, poi...
Vedremo.

20.10.18

Ottobre

Ho chiamato il 2018 "l'anno che non c'è" prima ancora che iniziasse.
Non è che non ci sia stato, finora, anzi è un anno di tanti e tali cambiamenti - positivi o meno - che se avessi dovuto dargli una definizione più realistica, diciamo così, non avrei potuto trovare la parola adatta.
Ora faccio i conti con quello che ho lasciato dietro, per distrazione o voglia di andare. Le cose che non ho ricordato di avere; forse già per non averci pensato posso intuire di non sentirne la mancanza. Le cose che invece ho abbandonato con o senza richiesta, per un senso di gratitudine alla vita, forse mi mancheranno un po' di più, perché un "non importa" a volte pesa.
Però sono grata a quest'anno che inizialmente mi dava un senso di inquietudine. Finora è stato difficile, stancante, faticoso ma pieno di soddisfazioni. Aria.

Forse ottobre è presto per tirare le somme, ma in realtà non ho mai calcolato gli anni in funzione di un calendario. Per me "l'anno che non c'è" è stato un inizio, una vera rinascita, piena di decisioni difficili, di cambiamenti radicali e di scoperte. Qualcosa di me che non sospettavo, qualcosa che sta crescendo, qualcosa di cui acquisto più certezza: non ero più io.
Facevo le stesse cose di sempre, annoiata. Avevo perso la voglia di vivere, in parte.
C'erano, sì, alcune cose che mi davano energia, ma non ce la facevo a continuare così.
Non posso negare di essere stanca anche ora, il cambiamento porta via un sacco di energia anche quando siamo noi a deciderlo. Poi, vista la mia natura, anche solo cambiare strada è difficile. Fare un percorso diverso per tornare a casa, scegliere un ristorante diverso dal solito...

C'è che però è evidente che tutto doveva andare così, perché nonostante i ritardi, le complicazioni, tutte le piccole cose che si mettevano d'intralcio... ora sono qui, ho lavorato il sabato mattina, ho fatto la spesa e ho steso la biancheria sul balcone. Sono qui e sono felice, con la musica accesa e un incenso che brucia. Mi sono preparata i muffin per la colazione, per qualche giorno.

So che non è niente di strano, ma non credo che sia necessario lo straordinario per stare bene: solo qualcosa su misura per noi.
Qui, dove sono, come sto scoprendo di essere.
Qui, con le cose di me che non mi mancano e con quelle che torneranno. Qui, io, con il mondo di "cose" che ho e che sono...
   

11.5.18

O tutto o niente, si va al Pole Theatre...

Eccomi,
avevo detto che quest'anno non avrei gareggiato: troppe cose da sistemare in generale nella vita di ogni giorno per mettermi a pensare a coreografie, costumi e simili. L'urgenza di risolvere, prima che sia tardi.

Nel bel mezzo della ristrutturazione della mia vita mi lascio convincere dalle P.I.C. (partners in crime) e invio un video per partecipare a una gara internazionale di pole. All'ultimo momento, poco convinta, maledicendole via WhatsApp nel frattempo.

Ora non voglio fare "quella che si trova lì per caso", come mi viene rimproverato a volte quando adotto un low profile troppo low. Il video mandato è quello dell'ultimo saggio, semi improvvisato - e dalle mie faccette, a conoscermi, si vede - ripreso dall'I-Phone di Antonella in un "bad angle" assoluto (l'inquadratura che rende meno, quasi di lato e un po' di sguincio) e con la musica un po' così. La descrizione di quello che avrei ballato alla gara buttata giù senza grandi particolari.
Via.
Non solo sicura di non entrare in gara, ma anche certa di fare una figura tremenda con le due star australiane che avrebbero fatto la selezione. Invece, anche se non ho ancora letto la mia valutazione, mi hanno presa. No, non posso dire che non so perché. Qualcosa di me l'ho imparata e lo so che sono io a non essere mai soddisfatta di me e che invece agli altri piaccio anche così.
Magari non da vincere una gara, magari non da costruirci una carriera a quasi cinquant'anni, magari giusto perché faccio un paio di cose più di un'altra - e mille meno, anche, ma ho deciso di concentrarmi su quello che ho e non più su quello che manca - o semplicemente perché ho la faccia simpatica; però piaccio. E quindi tiè, vado al Pole Theatre Italy.




Superata la selezione mi tocca pensare davvero alla coreografia, ai costumi, al trucco e agli effetti speciali... Mi tocca concentrarmi per un mese e mezzo, mentre faccio mille altre cose, mentre disfo e ricostruisco la mia vita, mentre partecipo all'organizzazione (e alla pulizia dei pali) di Exotic Moon, preparo il saggio e cerco casa, mentre lavoro e vado a lezione, mentre impazzisco dietro a faccende burocratiche tipo ottenere la nuova carta d'identità elettronica in meno di tre mesi...

E tremo al pensiero di Shimmy che guarda il mio video del saggio e mi vede fare quelle facce, e al pensiero di Anna Nikulina che farà da giudice... E mi sento orgogliosa di me e allo stesso tempo una cretina - perché sì - e probabilmente sarò in questa nuvoletta ancora per un po'.
Confusa.
Perché quattro anni fa, quando ho iniziato, ho visto un video di Shimmy (questo) e mi sono innamorata; perché al mio primo Exotic Moon ho visto ballare dal vivo la Nikulina (qui) e ho pensato che fosse aliena, perché ogni giorno vedo persone normali fare cose eccezionali in questo sport e far parte di loro, in qualche modo, mi fa sentire speciale. Perché sono quattro anni che ho una serie immensa di "sorelle" che adoro. Perché perfino da Modena, appena sono usciti i nomi, mi sono arrivati messaggi pieni di cuoricini e di complimenti. Perché questa piccola e strabiliante avventura la vivrò con Valentina, Maria, Stella e con Alessia e Giulia di Modena. E le mie P.I.C. del cuore, e tutte le girls della scuola, e Natalya - che ringrazio sempre e sempre di più - che mi osserva lavorare e mi lascia fare, immagino soddisfatta.
Intanto oggi so' disfatta io...


15.4.18

Visto da lontano

Spesso, quando qualcosa non va, si cerca di guardare il problema da una certa distanza.
Emotiva, di solito, perché l'essere immersi nei propri casini di solito non aiuta a metterli a fuoco.

Per me, ultimamente, è necessario un distacco maggiore. Tipo salire su un treno per Modena senza un vero e proprio obiettivo. Niente gare, stavolta. Solo piccoli incontri nemmeno tutti programmati e qualcuno anche evitato seppure bastasse fare qualche metro in più, o un cenno con la mano.



Mi son detta "vado e vedo" e già dalla partenza del treno ho sentito che ancora una volta era nel viaggio che avrei compreso il prossimo passaggio. Un po' come andare in vacanza - cosa che detesto perché per me è vacanza poter restare a casa in pace - staccare dal solito tran tran  (e, sì, si dice tran tran e non tram tram), abbandonare il porto sicuro. Senza le mie partners in crime, stavolta, quindi in qualche modo sola anche se sola non sono mai stata.

Un'altra volta immersa nella nebbia e nel grigio, come fosse un novembre qualsiasi. Con i ritardi di Mercurio retrogrado e ancora tanta tristezza addosso. Sono un'abitudinaria, cambiare mi costa uno sforzo indecente anche quando cambiare è l'unica scelta buona che posso fare. Dal mio scorso compleanno ho iniziato un percorso che non so dove mi porterà ma che so per certo di dover fare.

I problemi sul lavoro, le decisioni che dovevo prendere da tempo, la sensazione di soffocare e sprofondare che ultimamente non mi lasciavano dormire. Certo, non tutto è risolvibile a breve, ma non potevo continuare così e ho dovuto iniziare a muovermi. Quindi questo viaggio è stato in qualche modo una tappa intermedia per vedere come sto. Meglio, certo. Quando le idee sono più chiare, anche affrontare il percorso diventa più facile. Tuttavia resta ogni tanto l'impressione di navigare a vista, come aspettassi un segno. Perché la discussione in cui mi sono "impelagata" riguarda tutti gli aspetti della mia vita e di certo non si può dare una svolta contemporaneamente a tutto. Beh, magari avendo vinto al superenalotto si potrebbe chiudere i conti con tutto e trasferirsi su Marte. Ma io al superenalotto non gioco, quindi...

Tutto.

Sono fortunata, lo so. Non posso lamentarmi e lamentarmi non mi piace. Però nemmeno accontentarmi perché c'è chi sta peggio di me. Accontentarmi perché ho già tanto, accontentarmi perché non dovrei volere di più. Come se non me lo meritassi. Come se dovessi stare zitta e buona e mandare giù ogni boccone amaro, ogni insoddisfazione, perché non è bello fare altrimenti.

Visto da lontano, tutto questo non mi basta.

La mia vita, il mio lavoro, gli hobby. Non. Basta.
Sono stanca di sentirmi soffocare, di dormire aiutata dai sonniferi, di dover contenere la fame nervosa - perché quando sto bene non mi ingozzo di schifezze - di piangere pomeriggi interi. Sono stufa di sentirmi in dovere, di farmi prendere in giro, di dipendere dai problemi altrui. Sono stanca di fingere che vada bene solo perché mentre sono immersa nel quotidiano non posso far altro che andare avanti.
Per alcune cose è stato semplice decidere. Non pubblicare più, per esempio. Non acquistare più libri dal mio editore a prezzi assurdi, non presentare più i romanzi per lo stesso motivo, non cedere al ricatto della visibilità. Non sarò mai più visibile di altri, pagando io. Quindi, a meno che non cambino le condizioni, ciò che scrivo rimane qui (o nei pc dei miei amici).
Per altre cose sto lottando, giorno dopo giorno, nonostante i cambiamenti siano decisamente troppo lenti per i miei gusti.

No, visto da lontano non mi basta più. Voglio una vita mia, che mi dia soddisfazione e che non mi faccia piangere o soffocare, o desiderare di morire pur di non subirla più.

Poi, ovviamente, là dove sono andata ho incontrato persone speciali. Persone con cui mi sono trovata immediatamente a mio agio, che hanno saputo accogliermi come una di famiglia anche se non lo ero. Il che ha reso ancora più difficile tornare ma anche mi ha dato un po' di voglia in più di cercare le mie soluzioni. Senza cedere allo sconforto. Senza smettere di sognare una parete viola, delle tende che danzano al vento e un angolo di luce tutto mio. La mia vita come la vorrei.