Ecco, io la realtà dei nostri giorni la descriverei così. Siamo vagamente putrefatti.
Oramai facciamo solo gas e vermi.
Non sono mai stata una entusiasta, una partecipativa. Non ho mai creduto nella lotta.
Ora sono nauseata, stufa, ma non per questo più reattiva, anzi.
Spengo tutto.
Da quest'anno vivo di sogni e di fantasie.
23.10.08
14.10.08
Ancora sui marciapiedi
Camminavo tranquilla sulla strada di casa con la spesa in mano, sabato. Il carrellino da pensionata rotolava dietro di me, carico a sufficienza. Passo da un marciapiedi all'altro e, tra una cacca e l'altra ne trovo una col cartello.
Si, una cacca col cartello.
C'era scritto: Merda, ma non di cane.
Bene, nel pestarla mi accorgerò della differenza? Porta bene anche la merda non di cane, o ha qualche specifica controindicazione? Oltre alla puzza, si intende.
E per quale motivo uno deve anche metterci un cartello? Tanto gli incivili mica sono i cani che la fanno sui marciapiedi! Sono sempre i padroni, anche se non specificano l'appartenenza del dono marrone a una razza o ad un altra. Quindi perchè specificare? Sempre della stessa merda si tratta, lasciata da chi ha mani e cervello per non lasciarla.
Ma si, in fondo, l'idea del cartello potrebbe essere una novità, una certificazione di origine controllata. Dal produttore al pestatore.
Ecco, che so. Uno con l'alano può scrivere: "Merda di alano". Uno lo sa e la pesta più volentieri della merda di un carlino. O che so, uno sceglie la merda di rottweiler per l'aroma intenso. Insomma, spunterà una figura di intenditore tipo Michele, che decanterà le caratteristiche di una o dell'altra...
Così il cartello potrà darci indicazioni sul proprietario, forse. E per quelle non di cane, chissà. Ci sarà uno spazio per i consumatori di cacca umana? D'accordo che siamo ormai coprofagi, ci mangiamo qualsiasi stronzata, ma da qui a lasciare la propria traccia sul marciapiedi con tanto di cartello...
No! Ci sono! Era una cacca di artista, solo non in scatola. Espressione di quanto velocemente si consuma l'arte in questo mondo che ha fretta. Osservando il lento decrescere dell'escremento, il suo logorarsi e consumarsi fino a diventare una strana macchia sul pavimento si può giungere a una metafora del nostro umano divenire. Merda siamo e merda restiamo.
E perchè usare una scatola, un museo. No, ci vuole un posto speciale, dove sia impossibile non notare l'opera d'arte. E la firma dell'artista, per ora sconosciuto ai più. Un madonnaro che usa la cacca al posto dei gessi. Meravigliosa metafora della lotta al consumismo, della sintonia con l'ambiente. Solo il cartello a proteggere l'Opera dal passante distratto, di fretta, poco interessato all'arte. Geniale!
In fondo a cosa servono i marciapiedi?
Mah?
Si, una cacca col cartello.
C'era scritto: Merda, ma non di cane.
Bene, nel pestarla mi accorgerò della differenza? Porta bene anche la merda non di cane, o ha qualche specifica controindicazione? Oltre alla puzza, si intende.
E per quale motivo uno deve anche metterci un cartello? Tanto gli incivili mica sono i cani che la fanno sui marciapiedi! Sono sempre i padroni, anche se non specificano l'appartenenza del dono marrone a una razza o ad un altra. Quindi perchè specificare? Sempre della stessa merda si tratta, lasciata da chi ha mani e cervello per non lasciarla.
Ma si, in fondo, l'idea del cartello potrebbe essere una novità, una certificazione di origine controllata. Dal produttore al pestatore.
Ecco, che so. Uno con l'alano può scrivere: "Merda di alano". Uno lo sa e la pesta più volentieri della merda di un carlino. O che so, uno sceglie la merda di rottweiler per l'aroma intenso. Insomma, spunterà una figura di intenditore tipo Michele, che decanterà le caratteristiche di una o dell'altra...
Così il cartello potrà darci indicazioni sul proprietario, forse. E per quelle non di cane, chissà. Ci sarà uno spazio per i consumatori di cacca umana? D'accordo che siamo ormai coprofagi, ci mangiamo qualsiasi stronzata, ma da qui a lasciare la propria traccia sul marciapiedi con tanto di cartello...
No! Ci sono! Era una cacca di artista, solo non in scatola. Espressione di quanto velocemente si consuma l'arte in questo mondo che ha fretta. Osservando il lento decrescere dell'escremento, il suo logorarsi e consumarsi fino a diventare una strana macchia sul pavimento si può giungere a una metafora del nostro umano divenire. Merda siamo e merda restiamo.
E perchè usare una scatola, un museo. No, ci vuole un posto speciale, dove sia impossibile non notare l'opera d'arte. E la firma dell'artista, per ora sconosciuto ai più. Un madonnaro che usa la cacca al posto dei gessi. Meravigliosa metafora della lotta al consumismo, della sintonia con l'ambiente. Solo il cartello a proteggere l'Opera dal passante distratto, di fretta, poco interessato all'arte. Geniale!
In fondo a cosa servono i marciapiedi?
Mah?
10.10.08
Una cosa che non faccio, di solito
Ascolta, ti ricordi quando venne
la nave del fenicio a portar via
me, con tutta la voglia di cantare
gli uomini, il mondo, e farne poesia...
con l'occhio azzurro io ti salutavo,
con quello blu io già ti rimpiangevo,
e l'albero tremava e vidi terra,
i Greci, i fuochi e l'infinita guerra.
Li vidi ad uno ad uno
mentre aprivano la mano
e mi mostravano la sorte
come a dire "noi scegliamo,
non c'è un dio che sia più forte"
e l'ombra nera che passò,
ridendo ripeteva no...
...
...
E ho visto tra le lampade un amore
e lui che fece stendere sul letto
l'amico con due spade dentro al cuore
e gli baciò piangendo il viso e il petto...
e son tornato per vederti andare
e mentre parti e mi saluti in fretta
fra tutte le parole che puoi dire
mi chiedi "me la dai una sigaretta?"
Io di Muratti mi dispiace, non ne ho
il marciapiede per Torino, si lo so;
ma un conto è stare a farti un po' di compagnia,
altro aspettare che il treno vada via.
Perchè t'aiuto io ad andare non lo sai,
si, questo a chi si lascia non succede mai
ma non ti ho mai considerata roba mia,
io ho le mie favole, e tu una storia tua.
Ma tu non mi parlavi e le mie idee come ramarri
ritiravano la testa
dentro il muro, quando è tardi,
perchè è freddo, perchè è scuro...
E ancora solitudini,
e buchi per nascondersi.
E non si è soli quando un altro ti ha lasciato,
si è soli se qualcuno non è mai venuto
però scendendo perdo i pezzi per le scale
e chi ci passa su non sa di farmi male.
Ma non venite a dirmi adesso lascia stare
o che la lotta deve continuare,
perchè se questa storia fosse una canzone
con una fine mia, tu non andresti via...
Oggi pensavo a un amico che parte e queste parole di Vecchioni mi son venute in mente. Non è mai stato tra le mie citazioni, è una canzone che non ascolto da tempo. L'ultimo spettacolo.
Buon viaggio!
la nave del fenicio a portar via
me, con tutta la voglia di cantare
gli uomini, il mondo, e farne poesia...
con l'occhio azzurro io ti salutavo,
con quello blu io già ti rimpiangevo,
e l'albero tremava e vidi terra,
i Greci, i fuochi e l'infinita guerra.
Li vidi ad uno ad uno
mentre aprivano la mano
e mi mostravano la sorte
come a dire "noi scegliamo,
non c'è un dio che sia più forte"
e l'ombra nera che passò,
ridendo ripeteva no...
...
...
E ho visto tra le lampade un amore
e lui che fece stendere sul letto
l'amico con due spade dentro al cuore
e gli baciò piangendo il viso e il petto...
e son tornato per vederti andare
e mentre parti e mi saluti in fretta
fra tutte le parole che puoi dire
mi chiedi "me la dai una sigaretta?"
Io di Muratti mi dispiace, non ne ho
il marciapiede per Torino, si lo so;
ma un conto è stare a farti un po' di compagnia,
altro aspettare che il treno vada via.
Perchè t'aiuto io ad andare non lo sai,
si, questo a chi si lascia non succede mai
ma non ti ho mai considerata roba mia,
io ho le mie favole, e tu una storia tua.
Ma tu non mi parlavi e le mie idee come ramarri
ritiravano la testa
dentro il muro, quando è tardi,
perchè è freddo, perchè è scuro...
E ancora solitudini,
e buchi per nascondersi.
E non si è soli quando un altro ti ha lasciato,
si è soli se qualcuno non è mai venuto
però scendendo perdo i pezzi per le scale
e chi ci passa su non sa di farmi male.
Ma non venite a dirmi adesso lascia stare
o che la lotta deve continuare,
perchè se questa storia fosse una canzone
con una fine mia, tu non andresti via...
Oggi pensavo a un amico che parte e queste parole di Vecchioni mi son venute in mente. Non è mai stato tra le mie citazioni, è una canzone che non ascolto da tempo. L'ultimo spettacolo.
Buon viaggio!
3.10.08
18.9.08
Citazione colta 2
"Chi non avesse capito, alzasse la mano".
Maestra elementare, 1993.
"Questo compito vuole rifatto."
Maestra elementare, Modena.
Maestra elementare, 1993.
"Questo compito vuole rifatto."
Maestra elementare, Modena.
13.9.08
Tocco orientale
Stasera in cucina avevo voglia di sperimentare...
Quindi, petto di pollo alla mano, ho improvvisato una ricettuzza coi peperoni. La prima volta che ho del vitello provo anche con quello che mi sa che va anche molto bene.
Ma, bando alle ciance, vado ad introdurvi in una nuova atmosfera...
Serve: petto di pollo tagliato a strisciuzze, peperoni, cipolla, aglio, salsa di soia, olio, sale, pepe, maizena. Le quantità non sono indicabili, fatevi le dosi. Io ho usato 4 etti di pollo, 3 peperoni, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio e ce n'era per tre persone circa.
In un piatto, lasciate a marinare il pollo in una salsina fatta con olio, salsa di soia, sale e pepe. Dopo aver lavato e pulito per benino i peperoni, pulite e affettate una cipolla, fatela soffriggere in una padella con dell'olio e unite i peperoni a pezzetti. Aggiungete un briciolo d'acqua, una spruzzata abbondante di salsa di soia e insaporite con un po' di sale, o dado vegetale, o simili. Coprite e lasciate cuocere per una mezz'oretta, tre quarti d'ora a seconda della quantità di cibo da cuocere. Quando i peperoni saranno cotti toglieteli dalla padella lasciando più sughetto possibile nella padella e sistemateli in un piatto da portata.
Nel liquido di cottura fate cuocere le strisciuzze di pollo, che essendo sottili non avranno bisogno di tempi lunghi. Non appena saranno cotte, adagiatele sopra ai peperoni, tenendo il liquido che avanza da parte.
Nella stessa padella versate un filo d'olio e fate soffriggere uno spicchio d'aglio finchè non sarà dorato. Poi toglietelo e versate il liquido di cottura nella padella, aggiungete un po' d'acqua e un po' di salsa di soia a seconda di quanto sughetto volete ottenere. Quando sarà ben caldo, aggiungete un cucchiaino o due di maizena e mescolate in modo che non si formino grumi. Appena il sugo si addenserà, potete versarlo sul pollo coi peperoni e servire in tavola, aggiungendo pepe a piacimento.
Il risultato è ottimo e fa molto etnico. Ci si può stupire gli ospiti senza fare niente di speciale...
P.S: Se accompagnate con riso bianco bollito va ancora meglio.
Quindi, petto di pollo alla mano, ho improvvisato una ricettuzza coi peperoni. La prima volta che ho del vitello provo anche con quello che mi sa che va anche molto bene.
Ma, bando alle ciance, vado ad introdurvi in una nuova atmosfera...
Serve: petto di pollo tagliato a strisciuzze, peperoni, cipolla, aglio, salsa di soia, olio, sale, pepe, maizena. Le quantità non sono indicabili, fatevi le dosi. Io ho usato 4 etti di pollo, 3 peperoni, 1 cipolla, 1 spicchio d'aglio e ce n'era per tre persone circa.
In un piatto, lasciate a marinare il pollo in una salsina fatta con olio, salsa di soia, sale e pepe. Dopo aver lavato e pulito per benino i peperoni, pulite e affettate una cipolla, fatela soffriggere in una padella con dell'olio e unite i peperoni a pezzetti. Aggiungete un briciolo d'acqua, una spruzzata abbondante di salsa di soia e insaporite con un po' di sale, o dado vegetale, o simili. Coprite e lasciate cuocere per una mezz'oretta, tre quarti d'ora a seconda della quantità di cibo da cuocere. Quando i peperoni saranno cotti toglieteli dalla padella lasciando più sughetto possibile nella padella e sistemateli in un piatto da portata.
Nel liquido di cottura fate cuocere le strisciuzze di pollo, che essendo sottili non avranno bisogno di tempi lunghi. Non appena saranno cotte, adagiatele sopra ai peperoni, tenendo il liquido che avanza da parte.
Nella stessa padella versate un filo d'olio e fate soffriggere uno spicchio d'aglio finchè non sarà dorato. Poi toglietelo e versate il liquido di cottura nella padella, aggiungete un po' d'acqua e un po' di salsa di soia a seconda di quanto sughetto volete ottenere. Quando sarà ben caldo, aggiungete un cucchiaino o due di maizena e mescolate in modo che non si formino grumi. Appena il sugo si addenserà, potete versarlo sul pollo coi peperoni e servire in tavola, aggiungendo pepe a piacimento.
Il risultato è ottimo e fa molto etnico. Ci si può stupire gli ospiti senza fare niente di speciale...
P.S: Se accompagnate con riso bianco bollito va ancora meglio.
11.9.08
Crisalide
Se cerco di capire il senso delle cose non faccio altro che allontanarmi dal loro cuore. Non è importante che io, piccola particella dell'universo, comprenda tutto e anche di più. E' importante che io viva questo tutto più che posso, senza aspettare, programmare, analizzare.
Non c'è niente che mi dia più pace del guardare il cielo e sapere che non valgo niente, nella mia importanza. Un granello di polvere in un mondo immenso, in una catena di forze che sono enormi e che non potrò nè comprendere, nè governare. A quel punto, sentendomi nulla, mi sento parte di tutto. Di qualcosa di infinitamente potente e bello, di incomprensibile, imprevedibile, crudele, dolce, entusiasmante. E vorrei farne parte ancora di più, vorrei fondermi in questa energia fino ad annullarmi e a splendere di riflessi dorati.
Tutto quello che io sono, quello che sono stata, quello che sono diventata col tempo. Le occasioni perdute, le gioie e le sofferenze che ho vissuto, ciò che ho avuto e ciò che ho perso, ciò che ho dato. La mia vita lunga e breve. Ferite e vittorie. Cicatrici che posso portare con orgoglio. Non c'è cosa che non rifarei, ci sono cose che avrei voluto fare meglio, ma alla fine posso dirmi contenta delle scelte che ho fatto.
Se davvero volessi fare ancora tante cose le starei già facendo e non perderei tempo a sognarle, pianificarle, pregustarle. Lotterei con tutta me stessa come ho fatto un tempo.
Ma il fatto che non ci sia niente di così importante da farmi correre in lungo e in largo piena di folle energia non fa di me una persona senza passione. Ho solo trovato che ci si può appassionare anche alle piccole cose, senza cercare l'evento. Che si può rinunciare senza sentire un peso, si può vivere senza riempirsi necessariamente gli spazi vuoti. Si può amare senza morire ogni volta.
Ho capito che ho troppo rispetto a ciò che mi serve davvero e che quel troppo può bastarmi, che ogni attimo che perdo a seguire una falsa necessità è un attimo che rubo a me stessa. Che forse non riuscirò a trasmettere un solo pensiero al mondo, ma che sono felice dei miei pensieri anche quando non sono felici. Che non posso salvare nessuno e che chi non vuole essere salvato può vivere la vita che ha scelto senza che io mi senta in colpa.
Che quello che sono ora non è che un anticipo di ciò che sarò, ma che non mi spaventa il fatto di doverci arrivare. La trasformazione è un fatto naturale...
Non c'è niente che mi dia più pace del guardare il cielo e sapere che non valgo niente, nella mia importanza. Un granello di polvere in un mondo immenso, in una catena di forze che sono enormi e che non potrò nè comprendere, nè governare. A quel punto, sentendomi nulla, mi sento parte di tutto. Di qualcosa di infinitamente potente e bello, di incomprensibile, imprevedibile, crudele, dolce, entusiasmante. E vorrei farne parte ancora di più, vorrei fondermi in questa energia fino ad annullarmi e a splendere di riflessi dorati.
Tutto quello che io sono, quello che sono stata, quello che sono diventata col tempo. Le occasioni perdute, le gioie e le sofferenze che ho vissuto, ciò che ho avuto e ciò che ho perso, ciò che ho dato. La mia vita lunga e breve. Ferite e vittorie. Cicatrici che posso portare con orgoglio. Non c'è cosa che non rifarei, ci sono cose che avrei voluto fare meglio, ma alla fine posso dirmi contenta delle scelte che ho fatto.
Se davvero volessi fare ancora tante cose le starei già facendo e non perderei tempo a sognarle, pianificarle, pregustarle. Lotterei con tutta me stessa come ho fatto un tempo.
Ma il fatto che non ci sia niente di così importante da farmi correre in lungo e in largo piena di folle energia non fa di me una persona senza passione. Ho solo trovato che ci si può appassionare anche alle piccole cose, senza cercare l'evento. Che si può rinunciare senza sentire un peso, si può vivere senza riempirsi necessariamente gli spazi vuoti. Si può amare senza morire ogni volta.
Ho capito che ho troppo rispetto a ciò che mi serve davvero e che quel troppo può bastarmi, che ogni attimo che perdo a seguire una falsa necessità è un attimo che rubo a me stessa. Che forse non riuscirò a trasmettere un solo pensiero al mondo, ma che sono felice dei miei pensieri anche quando non sono felici. Che non posso salvare nessuno e che chi non vuole essere salvato può vivere la vita che ha scelto senza che io mi senta in colpa.
Che quello che sono ora non è che un anticipo di ciò che sarò, ma che non mi spaventa il fatto di doverci arrivare. La trasformazione è un fatto naturale...
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