Il bambino biondo si sporge dal suo posto sulla panca della chiesa e, riferendosi al vampiro Bill che sta parlando della guerra di Secessione, dice a sua madre:
"Mamma, hai visto come è bianco?"
La mamma non alza la testa e sussurra:
"No, tesoro. Noi siamo bianchi, lui è morto."
True Blood, prima serie.
18.11.09
17.11.09
Idee
Sono quelle cose che mi capitano a volte.
Troppe idee in una volta sola, troppe cose da dire e nei sogni la tastiera del telefono si popola di strani simboli che mi impediscono di parlare.
Le idee mi assalgono nei momenti più impensati, o di notte non mi lasciano dormire. Ci penso e ci ripenso, poi a volte mi sembrano così stupide, altre volte basta un piccolo commento e mi sembra che anche questa volta io stia sbagliando mira.
No, non la sto sbagliando. Io non riesco a smettere di scrivere anche quando scrivo cazzate su un blog. Quando copio frasi dai libri, quando tutto mi sembra così chiaro.
Come una volta.
Sì, c'è stato un momento nella mia vita in cui il mondo e la vita mi sono apparsi chiari e limpidi. Un momento in cui tutto era comprensibile nella mia giovanissima mente. Non bello, non brutto, ma chiaro.
Così ora, anche se le cose sembrano avere un loro senso, ho solo voglia di sfuggire alla realtà. Di perdermi in un libro, in un film, in personaggi irreali, impalpabili. In situazioni finte ma a modo loro consolatorie. Faccio fatica a restare qui. Cerco di perdere i pensieri nei mondi che creo, mi allontano quasi da tutti. Quasi.
E mi emoziono con la musica nelle orecchie; stamattina Eddie Vedder mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Di felicità, perché amo la sua voce e mi piaceva quello che stava dicendo con la sua chitarra acustica a sottolineare il tutto. Di felicità perché ero fuori dal mondo anche mentre attraversavo la strada a Porta Susa, perché stavo pensando a un personaggio coi capelli rossi che sarà il padre di Dorotea e forse anche di Damiana. Lo vedevo chiaramente, mentre sorrideva e i suoi occhi azzurri si illuminavano di perfida simpatia.
O perché presto Jack cadrà nella trappola e scatenerà un casino, e le presenze dei fantasmi si concretizzano in pagine leggibili. Jack che mi visita di notte, i fantasmi che tornano alla mente ripensando alla mia vita.
O perché incontro persone per strada e non ho voglia di cambiare strada per evitarle. Perché sono persone che non mi fermano se non hanno niente da dirmi, si limitano a salutarmi e sorridere. Lasciano che io continui a perdermi nelle mie idee...
Troppe idee in una volta sola, troppe cose da dire e nei sogni la tastiera del telefono si popola di strani simboli che mi impediscono di parlare.
Le idee mi assalgono nei momenti più impensati, o di notte non mi lasciano dormire. Ci penso e ci ripenso, poi a volte mi sembrano così stupide, altre volte basta un piccolo commento e mi sembra che anche questa volta io stia sbagliando mira.
No, non la sto sbagliando. Io non riesco a smettere di scrivere anche quando scrivo cazzate su un blog. Quando copio frasi dai libri, quando tutto mi sembra così chiaro.
Come una volta.
Sì, c'è stato un momento nella mia vita in cui il mondo e la vita mi sono apparsi chiari e limpidi. Un momento in cui tutto era comprensibile nella mia giovanissima mente. Non bello, non brutto, ma chiaro.
Così ora, anche se le cose sembrano avere un loro senso, ho solo voglia di sfuggire alla realtà. Di perdermi in un libro, in un film, in personaggi irreali, impalpabili. In situazioni finte ma a modo loro consolatorie. Faccio fatica a restare qui. Cerco di perdere i pensieri nei mondi che creo, mi allontano quasi da tutti. Quasi.
E mi emoziono con la musica nelle orecchie; stamattina Eddie Vedder mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Di felicità, perché amo la sua voce e mi piaceva quello che stava dicendo con la sua chitarra acustica a sottolineare il tutto. Di felicità perché ero fuori dal mondo anche mentre attraversavo la strada a Porta Susa, perché stavo pensando a un personaggio coi capelli rossi che sarà il padre di Dorotea e forse anche di Damiana. Lo vedevo chiaramente, mentre sorrideva e i suoi occhi azzurri si illuminavano di perfida simpatia.
O perché presto Jack cadrà nella trappola e scatenerà un casino, e le presenze dei fantasmi si concretizzano in pagine leggibili. Jack che mi visita di notte, i fantasmi che tornano alla mente ripensando alla mia vita.
O perché incontro persone per strada e non ho voglia di cambiare strada per evitarle. Perché sono persone che non mi fermano se non hanno niente da dirmi, si limitano a salutarmi e sorridere. Lasciano che io continui a perdermi nelle mie idee...
Etichette:
it's me,
personaggi,
Produzione Propria
| Reazioni: |
12.11.09
Genialità
11.11.09
Il tempo delle medie 4 - imposizioni
Prima di iniziare le lezioni si pregava, tutte in piedi in aula nel nostro grembiulino azzurro col colletto bianco. Lo stesso prima di pranzo, in refettorio.
Messa una volta a settimana nella cappella della scuola e se possibile anche la domenica con la famiglia. Ogni settimana, inoltre, padre Renato veniva a confessarci.
Che poi, in una scuola femminile, che diavolo c'era da confessare? Che so, di non aver fatto i compiti? E che, lo devo dire a lui? Però toccava andare.
E s'inventava qualcosa ogni settimana.
Cattivi esempi a milioni. Ovvio. Più si reprime, più si ottiene un clima di ribellione sotterranea.
Così, in prima media abbiamo rischiato la sospensione. Non solo noi, tutte e tre le classi delle medie. Atti vandalici di vario genere che evito di scrivere, dei quali non s'è mai capito chi fosse l'autrice. E la madre superiora che ci dava delle schifose.
Non ho mai trovato un motivo valido per credere in quello in cui credevano loro.
Non sono servite le preghiere, le confessioni, le messe, le canzoni cantate col coro. Non era per me. Non lo è mai stato il catechismo, da cui scappavo ogni volta che non mi infilavano a forza nella casa della catechista (che adoravo, ma adoravo lei in quanto persona). Quando mi hanno chiesto se volevo fare la cresima ho risposto di no, ma me l'han fatta fare lo stesso.
Forse sarebbe stato meglio un esorcismo...
Messa una volta a settimana nella cappella della scuola e se possibile anche la domenica con la famiglia. Ogni settimana, inoltre, padre Renato veniva a confessarci.
Che poi, in una scuola femminile, che diavolo c'era da confessare? Che so, di non aver fatto i compiti? E che, lo devo dire a lui? Però toccava andare.
E s'inventava qualcosa ogni settimana.
Cattivi esempi a milioni. Ovvio. Più si reprime, più si ottiene un clima di ribellione sotterranea.
Così, in prima media abbiamo rischiato la sospensione. Non solo noi, tutte e tre le classi delle medie. Atti vandalici di vario genere che evito di scrivere, dei quali non s'è mai capito chi fosse l'autrice. E la madre superiora che ci dava delle schifose.
Non ho mai trovato un motivo valido per credere in quello in cui credevano loro.
Non sono servite le preghiere, le confessioni, le messe, le canzoni cantate col coro. Non era per me. Non lo è mai stato il catechismo, da cui scappavo ogni volta che non mi infilavano a forza nella casa della catechista (che adoravo, ma adoravo lei in quanto persona). Quando mi hanno chiesto se volevo fare la cresima ho risposto di no, ma me l'han fatta fare lo stesso.
Forse sarebbe stato meglio un esorcismo...
Etichette:
Clara Educational,
History,
it's me
| Reazioni: |
10.11.09
Dunque...
Ci sono queste due ragazze, Dorotea e Damiana, che mi tormentano da un po'.
Sono ragazze particolari, con una loro storia e con tante avventure alle spalle. Sono ragazze che si divertono molto e che amano la notte come me.
Devo solo trovare il tempo di mettere giù la loro storia, che è più di quanto abbiate letto (le mie due lettrici di fiducia, soprattutto) nel racconto da cui provengono.
Che ci sia la possibilità di allungare la loro vita?
Sono ragazze particolari, con una loro storia e con tante avventure alle spalle. Sono ragazze che si divertono molto e che amano la notte come me.
Devo solo trovare il tempo di mettere giù la loro storia, che è più di quanto abbiate letto (le mie due lettrici di fiducia, soprattutto) nel racconto da cui provengono.
Che ci sia la possibilità di allungare la loro vita?
Perché non si conquista una donna con un libro...
Io, col mio animo romantico, ogni volta che leggo un libro ne vengo travolta, stravolta e tormentata. Certo, se il libro mi piace.
Riesco a piangere, a ridere, a sentirmi innamorata, a provare angoscia, a sentire qualsiasi cosa come fosse amplificata in modo spropositato.
Vengo letteralmente conquistata dai personaggi, cui mi arrendo volentieri.
Peccato che poi ci sia la realtà. Nessuno, qui, ha lo stesso potere del personaggio di un libro.
Si sa, i personaggi sono comunque perfetti, anche quando non lo sono, nel loro contesto. Si può non amare Aragorn, ad esempio? O Roland Deschain di Gilead, anche se è un uomo che sacrificherebbe chiunque al suo obbiettivo? O Edward e Jake, prima uno poi sempre di più l'altro, così diversi tra loro?
O John Grady Cole, Henry Fitzroy, Hal e Roger Hunt (ma soprattutto Roger)?
Questo per citarne alcuni, quando non mi innamoro proprio della storia completa, di tutti i suoi risvolti, come fossero parte del mio vissuto.
Niente, al cospetto di tanta fantastica perfezione (dove fantastica è sinonimo di immaginativa), può tenere il passo.
Niente, su questo pianeta, paragonato a quei personaggi può reggere il confronto.
Certo, io sono poi capace di rendere personaggi di una storia fantastica anche le persone reali che incontro ogni giorno. Mi innamoro di personaggi che invento, vivo interminabili storie d'amore con i miei sogni.
Solo che se penso a una storia d'amore, di solito penso a una storia inventata. Tormentata, sbagliata, confusa, malata. Ma finta e quindi perfetta per quel momento e per quella storia.
Perché l'amore, quello vero, è troppo complicato per essere perfetto e immobile nella sua perfezione. Quello vero cambia. I personaggi non rispettano il copione. Le frasi a effetto non funzionano mai allo stesso modo e ogni uomo è diverso. Ogni storia è diversa. Inutile illudersi.
Un libro può farmi innamorare, ma solo di sè stesso.
Un uomo può farmi innamorare, ma solo di sè stesso.
Riesco a piangere, a ridere, a sentirmi innamorata, a provare angoscia, a sentire qualsiasi cosa come fosse amplificata in modo spropositato.
Vengo letteralmente conquistata dai personaggi, cui mi arrendo volentieri.
Peccato che poi ci sia la realtà. Nessuno, qui, ha lo stesso potere del personaggio di un libro.
Si sa, i personaggi sono comunque perfetti, anche quando non lo sono, nel loro contesto. Si può non amare Aragorn, ad esempio? O Roland Deschain di Gilead, anche se è un uomo che sacrificherebbe chiunque al suo obbiettivo? O Edward e Jake, prima uno poi sempre di più l'altro, così diversi tra loro?
O John Grady Cole, Henry Fitzroy, Hal e Roger Hunt (ma soprattutto Roger)?
Questo per citarne alcuni, quando non mi innamoro proprio della storia completa, di tutti i suoi risvolti, come fossero parte del mio vissuto.
Niente, al cospetto di tanta fantastica perfezione (dove fantastica è sinonimo di immaginativa), può tenere il passo.
Niente, su questo pianeta, paragonato a quei personaggi può reggere il confronto.
Certo, io sono poi capace di rendere personaggi di una storia fantastica anche le persone reali che incontro ogni giorno. Mi innamoro di personaggi che invento, vivo interminabili storie d'amore con i miei sogni.
Solo che se penso a una storia d'amore, di solito penso a una storia inventata. Tormentata, sbagliata, confusa, malata. Ma finta e quindi perfetta per quel momento e per quella storia.
Perché l'amore, quello vero, è troppo complicato per essere perfetto e immobile nella sua perfezione. Quello vero cambia. I personaggi non rispettano il copione. Le frasi a effetto non funzionano mai allo stesso modo e ogni uomo è diverso. Ogni storia è diversa. Inutile illudersi.
Un libro può farmi innamorare, ma solo di sè stesso.
Un uomo può farmi innamorare, ma solo di sè stesso.
7.11.09
Viaggio fondamentale
" Perché c'è solo una grande avventura, ed è al di dentro, verso l'io, e per questo non contano nè il tempo, nè lo spazio, e nemmeno i fatti. "
Henry Miller - Tropico del Capricorno
Henry Miller - Tropico del Capricorno
Iscriviti a:
Post (Atom)
